Non è solo il costo della benzina ad allarmare i repubblicani in vista delle elezioni di medio termine a novembre. Il carovita degli ultimi mesi, in parte aggravato dalla guerra contro l’Iran, ha colpito infatti uno dei capisaldi dell’alimentazione americana, il burrito. La specialità messicana – riso, fagioli, carne e altri condimenti avvolti in una tortilla – è molto amata negli Stati Uniti come un pasto equilibrato, di conforto e soprattutto economico, Ma adesso è arrivato a costare fino ai 20 dollari, rispetto a 6-13 di qualche settimana fa.
Tutto è iniziato quando il portavoce dell’organizzazione conservatrice Turning Point Usa, ha riportato la lamentale di uno studente universitario sull’aumento del prezzo del burrito.
“Gran parte è una conseguenza del Covid e dell’inflazione dell’era Biden”, ha scritto Andrew Kolvet su X, “ma la percezione è questa: si ha semplicemente la sensazione che le cose essenziali costino troppo”. Il post ha rapidamente guadagnato popolarità online, scatenando il dibattito su inflazione, accessibilità economica e sulla serietà con cui i politici prendono in considerazione le preoccupazioni degli elettori. La discussione si è accesa ulteriormente quando l’opinionista conservatore Ben Shapiro ha contestato l’idea che un burrito possa costare 20 dollari dando la colpa ai giovani che “non sanno vivere”.
E’ un dato di fatto che i prezzi dei generi alimentari negli Stati Uniti continuino a salire. Secondo gli ultimi dati del Dipartimento del lavoro pubblicati, a giugno sono saliti del 2,7% rispetto all’anno precedente. I prezzi dei pasti fuori casa del 3,4%. Nello stesso periodo, i prezzi della benzina sono aumentati del 26,7%. Insomma, dibattito sulla specialità messicana a parte, gli economisti avvertono che la rabbia per l’inflazione e per i costi più elevati che i consumatori hanno dovuto affrontare negli ultimi anni in America è ancora alta. Ed ignorarla potrebbe rivelarsi un boomerang per i repubblicani alle midterm.
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