Il caso Epstein fa cadere la legale di Goldman Sachs, lavorò con Obama – Europa – Ansa.it

Il caso Epstein fa cadere la legale di Goldman Sachs, lavorò con Obama – Europa – Ansa.it


La responsabile legale di Goldman Sachs che Barack Obama aveva considerato come ministra della giustizia, il capo del colosso delle logistica mondiale DP World, l’ex premier della Norvegia con l’immunità revocata per corruzione: lo scandalo Epstein continua a far cadere teste in tutto il mondo. E mentre emergono nuovi dettagli sull’ex principe Andrea, si allunga anche la lista dei membri dell’amministrazione Trump che hanno avuto contatti con l’ex finanziere pedofilo.

Il susseguirsi di rivelazioni che emergono dai documenti del Dipartimento di Giustizia sta agitando anche il mondo accademico americano, con la Columbia University che si trova nel mirino delle critiche per aver accettato nel prestigioso ateneo amiche di Epstein e suon di pressioni e donazioni. Le carte stanno inoltre alimentando una serie di teorie cospirazioniste online e portando alla ribalta altre note da tempo. In primis quella sul suicidio-omicidio dell’ex finanziere, rilanciata in un’intervista a The Telegraph da Michael Baden, il patologo assunto dagli eredi di Epstein: “La mia opinione è che la sua morte sia stata molto probabilmente causata da una pressione per strangolamento piuttosto che da un’impiccagione”. Fra gli ultimi nomi eccellenti ad essere travolti dallo scandalo quello di Kathryn Ruemmler, la 54enne legale di Goldman Sachs e consigliera dell’amministratore delegato del gruppo David Solomon. In giugno lascerà l’incarico in seguito ai rapporti con l’ex finanziere durati anni, anche dopo la sua prima condanna.

L’uscita rischia di mettere fine alla sua brillante carriera: come pubblico ministero guidò l’accusa contro i manager di Enron per poi approdare alla Casa Bianca di Obama che la voleva far entrare nel suo governo. I documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia mettono in evidenza lo stretto rapporto fra Ruemmler ed Epstein: lei è citata come esecutore testamentario di riserva del finanziere che la chiamò la notte in cui venne arrestato nel 2019. Dalla loro fitta corrispondenza emergono anche i regali di lusso che la donna avrebbe ricevuto, inclusa una borsa di Hermes e un pagamento di 53.750 dollari a nome Ruemmler a una società di jet privati. All’ex finanziere, la legale si riferiva come “tesoro”, “zio Jeffrey” o “fratellone”, a indicare lo stretto legame tra i due. E in una delle email più compromettenti Ruemmler, rivolgendosi a Epstein, fa anche riferimento “alle tue ragazze russe”. Il pressing di alcuni clienti ha poi spinto al passo indietro dalla guida di DP World anche Sultan Ahmed bin Sulayem, l’uomo d’affari degli Emirati a cui il pedofilo aveva espresso apprezzamento per il video di torture che gli era stato inviato. E mentre l’ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, Peter Mandelson, è stato convocato per testimoniare davanti al Congresso, continua a pagare un caro prezzo per le rivelazioni pubblicate dal Dipartimento di Giustizia Usa l’ex principe Andrea.

Secondo il Sun, invitò in passato a Buckingham Palace diverse giovani donne, in alcuni casi giunte nel Regno Unito a bordo del cosiddetto Lolita Express, il jet privato di Epstein. Un nuovo particolare che alimenta le richieste perché Andrea venga ascoltato dalla polizia. Sale la pressione anche sull’amministrazione Trump. Dopo il segretario al Tesoro Howard Lutnick, è emerso che anche Mehmet Oz, nominato dal presidente amministratore dei Centri per i Servizi Medicare e Medicaid, ha avuto contatti con Epstein, invitandolo nel 2016 a una festa per San Valentino. In una email di dicembre dello stesso anno, quindi un mese prima dell’insediamento di Trump, il pedofilo scrisse inoltre a Bill Gates invitandolo nella sua isola nei Caraibi dove avrebbe ospitato “persone della nuova amministrazione”. Un dettaglio che conferma, secondo gli osservatori, i rapporti stretti fra l’entourage di Trump e l’ex finanziere. Due deputate alleate del presidente si sono dette scioccate da quanto visto nelle carte non censurate del Dipartimento di Giustizia. Ci sono – hanno riferito – persone famose, ricchi, persone di potere, premier, ex premier, ex presidenti e celebrità.

Ex eurodeputato Caputo: ‘Non ero io in Epstein files, verità arriva sempre’

“E’ inevitabile che nei file su Epstein ci siano casi di omonimia. Ho buone ragioni per credere che il Nicola Caputo citato in uno dei documenti NON sia lo stesso Nicola Caputo che ha ricoperto la carica di membro del Parlamento europeo per l’Italia”, ha scritto in un post su X il deputato repubblicano Thomas Massie sottolineando che “l’anno di nascita censurato dell’uomo nei fascicoli di Epstein indica che ha oltre dieci anni in più dell’ex eurodeputato”. 

 

“La verità arriva sempre. La smentita è ufficiale!” ha risposto l’ex eurodeputato, oggi consigliere per l’export del ministro degli Esteri Antonio Tajani Nicola Caputo, che nel suo post si è rivolto al mondo dell’informazione e ringrazia chi gli ha dato sostegno in questi giorni: “Chiederò smentite formali a chi ha diffuso notizie prive di riscontro. Agirò in ogni sede per ottenere il risarcimento dei danni subiti. La reputazione non tollera leggerezze. L’informazione richiede responsabilità. Titoli enormi senza una verifica seria, accostamenti costruiti in poche ore, commenti violenti alimentati dal nulla, un danno costruito senza alcun fondamento Voglio vedere – prosegue – se chi ha aperto con titoli a nove colonne dedicherà lo stesso spazio alla verità. Ringrazio le tante persone che mi hanno manifestato sostegno. La vostra vicinanza ha avuto un valore enorme e mi ha dato la forza per resistere. Sono stato in silenzio, ho lasciato parlare i fatti che ora parlano con chiarezza. Viva la verità, e chi semina odio – conclude – se ne faccia una ragione, il bene vince sempre”.

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