Secondo un rapporto di un’agenzia di intelligence europea ottenuto dalla Cnn, il Cremlino ha drasticamente rafforzato la sicurezza personale del presidente Vladimir Putin, installando sistemi di sorveglianza nelle case dei suoi collaboratori più stretti, nell’ambito di nuove misure adottate a seguito di un’ondata di assassinii di alti ufficiali militari russi e dei timori di un colpo di stato.
Secondo il dossier, anche cuochi, guardie del corpo e fotografi che lavorano con il presidente hanno il divieto di utilizzare i mezzi pubblici. I visitatori del capo del Cremlino devono essere sottoposti a due controlli e coloro che lavorano a stretto contatto con lui possono utilizzare solo telefoni cellulari senza accesso a internet.
Alcune delle misure sono state introdotte negli ultimi mesi in seguito all’uccisione di un alto generale avvenuta a dicembre, evento che ha scatenato una disputa ai vertici dell’apparato di sicurezza russo. Queste misure suggeriscono un crescente malcontento all’interno del Cremlino, che si trova ad affrontare problemi sempre più pressanti sia in patria che all’estero, tra cui difficoltà economiche, crescenti segnali di dissenso e battute d’arresto sul campo di battaglia in Ucraina.
Secondo quanto riportato, i funzionari della sicurezza russa hanno drasticamente ridotto il numero di luoghi che Putin visita regolarmente. Lui e la sua famiglia hanno smesso di recarsi nelle loro solite residenze nella regione di Mosca e a Valdai, la residenza estiva isolata del presidente situata tra San Pietroburgo e la capitale.
Dall’inizio di marzo, secondo il rapporto della Cnn che cita intelligence occidentali, “il Cremlino è preoccupato dalla fuga di informazioni sensibili, dal rischio di un complotto e dal tentativo di colpo di Stato ai danni del presidente russo”. Fra i membri dell’élite politica russa che preoccupano Vladimir Putin c’è Sergei Shoigu, un tempo stretto collaboratore del presidente.
L’ex ministro della Difesa, attualmente segretario del Consiglio di Sicurezza, “è associato al rischio di un colpo di stato, poiché conserva una notevole influenza all’interno dell’alto comando militare”, afferma il rapporto.
Il documento aggiunge che l’arresto di Ruslan Tsalikov, ex vice di Shoigu, avvenuto il 5 marzo, è considerato “una violazione degli accordi di protezione tacita tra le élite, che indebolisce Shoigu e aumenta la probabilità che egli stesso possa diventare oggetto di un’indagine giudiziaria”.
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