Sono troppo alte le tasse richieste da alcuni atenei italiani ai propri iscritti: per questo il ministero dell’Università – conscio che la questione è delicata perché da un lato è in ballo l’autonomia degli atenei, dall’altra la contribuzione non può essere troppo alta, pena la compromissione del diritto di studio – ha prima messo a punto un monitoraggio e poi, visti i risultati, mandato alla Conferenza dei rettori una richiesta di elaborare in tempi rapidi una proposta per uscire dall’empasse.
Dal monitoraggio del ministero, emerge che gli atenei che eccedono nella tassazione e sono quindi fuori norma sono: il Politecnico di Milano (34,81%), l’Università dell’Insubria (27,87%) e la Ca’ Foscari a Venezia (24,65%). Altri superano il tetto per pochi punti percentuali: Milano-Bicocca (22,64%), Padova (22,06%), Iuav Venezia (20,42%), Modena e Reggio Emilia (20,32%), Pavia (20,22%) e Brescia (20,09%). Oggi il tema è stato affrontato durante la riunione della Conferenza dei rettori e questi ultimi hanno convenuto che metteranno a punto proposte e suggerimenti la cui sintesi verrà portata in tempi rapidi dalla neo presidente Laura Ramaciotti all’attenzione del ministero dell’Università. Ogni ateneo, in base all’autonomia gestionale, decide l’importo delle tasse. Una legge del 1997 stabilisce che il gettito da contribuzione studentesca non possa superare il 20% del Fondo di finanziamento ordinario erogato dallo Stato ma ci sono sempre stati alcuni dubbi interpretativi sulla questione e non è mai stato emanato un decreto che regolasse la materia. Da tempo le associazioni studentesche lamentano tasse troppo alte in alcuni atenei.
“Dopo anni di silenzio, anche il ministero dell’Università ammette quello che denunciamo da tempo: molti atenei violano la legge. E lo fanno spesso ricorrendo a escamotage — come l’esclusione di studenti fuori corso o internazionali dal calcolo — per apparire in regola. È inaccettabile”, affermano gli studenti dell’Unione degli Universitari, i quali sostengono la necessità di un intervento strutturale sul finanziamento pubblico all’università, “perché non può essere la contribuzione studentesca a colmare i tagli statali”. Della necessità di rivedere il Fondo di finanziamento ordinario degli atenei si parla da tempo: l’obiettivo – di un lavoro già iniziato sinergicamente tra Crui e ministero – è eliminare alcuni ‘paletti’ per consentire più facilmente di liberare le risorse dove necessario. “Ci auguriamo che i 10 miliardi di tagli ai ministeri annunciati nella prossima finanziaria non tocchino quello dell’Università e della Ricerca”, fa notare la deputata Avs Elisabetta Piccolotti mentre Azione chiede un impegno concreto per nuove residenze universitarie nella capitale: “i numeri – dicono – parlano chiaro: una stanza singola a Roma costa oggi oltre 600 euro al mese, contro una media europea di 450 euro a Barcellona o 500 a Lione”.
Intanto scoppia una polemica sull’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario: In questi giorni è approdato in Parlamento il decreto ministeriale di revisione ma secondo la Flc Cgil verrebbe portata “sotto stretto controllo ministeriale, con nomina diretta del presidente e un totale controllo sul Comitato di selezione del Consiglio direttivo”. Replica il presidente Uricchio: il nuovo regolamento “rafforza i principi di indipendenza e autonomia organizzativa e operativa dell’Agenzia”.
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