Sono decine i biglietti bianchi e gialli appesi davanti alla facciata del Duomo di Pavia che accolgono Papa Leone XIV. Sono i pensieri dei bambini e parlano tutti di pace: “Aboliamo la guerra”, “Vogliamo la pace”, “Con la guerra ci si fa male”. C’è anche un grande albero d’ulivo nella piazza per simboleggiare il desiderio più grande di questi tempi. E Leone XIV, arrivato nella città lombarda sui passi di Sant’Agostino, raccoglie questo appello che arriva dai più piccoli.
“Tutti vogliamo vivere in pace. È molto importante che non perdiamo mai la speranza. Però, come ci ha detto Sant’Agostino, se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace, dobbiamo cominciare con noi stessi. Vuol dire: basta con parole di odio, basta con gli insulti, con il ‘bullying’, basta con tutte quelle cose che fanno la guerra fra le persone, fra le comunità, fra i paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione”, ha detto il Pontefice salutando i ragazzi degli oratori.
Il Pontefice parla ai bambini, indica che è Sant’Agostino, le cui reliquie sono conservate nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, a invitare tutti ad essere costruttori di pace. Ma il suo discorso sulle “parole d’odio” e sul “bullismo” non possono non richiamare alla mente quanto alcuni leader internazionali fomentino i conflitti. Tra loro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, tra i tanti, l’ultima in ordine di arrivo la premier Giorgia Meloni, in passato ha ripetutamente attaccato anche il Papa americano proprio per le sue parole di pace.
A Pavia Papa Leone pronuncia anche alcune parole in spagnolo per salutare i peruviani e tutta la comunità sudamericana che lo hanno accolto davanti al Duomo di Pavia e che da alcuni decenni sono presenti in questo territorio della Lombardia. Leone affronta la questione del fenomeno migratorio poi a Sant’Angelo Lodigiano, la patria di santa Francesca Cabrini, che alla fine dell’Ottocento si recò negli Stati Uniti per sostenere gli emigrati italiani che vivevano in condizioni molto difficili. Leone, ricordando che la monaca missionaria morì proprio a Chicago, la sua città natale, ha sottolineato che il fenomeno migratorio “interpella anche oggi la Chiesa”.
Cita a lungo Papa Francesco, “figlio di emigrati italiani” che “ha fatto del servizio ai migranti uno dei punti-chiave del suo pontificato”. Il Papa agostiniano ha scelto, come suo primo viaggio in nord Italia, Pavia, città che conosce bene perché custodisce la memoria di Sant’Agostino. Era stato lui nel 2007 ad accompagnare Papa Benedetto XVI nella sua visita. E oggi il priore degli agostiniani, Joseph Farrell, ha sottolineato che “il Papa è tornato a casa e nel convento è entrato in cucina”, come aveva sempre fatto. La visita era cominciata in un luogo di dolore ma anche di grande speranza, il centro di adroterapia oncologica. Nel mondo sono solo sette questi centri di eccellenza che cercano di dare una speranza ai casi di tumore più difficile. Il Papa ha abbracciato bambini e famiglie e, ringraziando i medici, ha detto: “fate miracoli”.
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