Il Papa dal molo dei migranti a Gran Canaria, ‘la dignità umana non ha passaporto’ – Vaticano News – Ansa.it

Il Papa dal molo dei migranti a Gran Canaria, ‘la dignità umana non ha passaporto’ – Vaticano News – Ansa.it


“La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera”. Lo ha detto il Papa dal porto di Arguineguin, approdo dei migranti della rotta atlantica. “La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione”. ” Se esiste il diritto di cercare rifugio”, ha aggiunto, “esiste anche il diritto di non dover migrare: di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri e le armi distruggano il futuro dei bambini”. 

Al Porto di Arguineguín il Pontefice ha incontrato le realtà di accoglienza dei migranti ed ha ascoltato le testimonianze dei sopravvissuti della rotta atlantica in quello che in Spagna è conosciuto come il “muelle de la vergüenza”, “il molo della vergogna”. Il molo di Arguineguin dista circa 50 km dalla base aerea, dove è atterrato ricevuto dal premier Pedro Sanchez e dalle autorità civili, ecclesiastiche e militari. 

 


“Nel linguaggio biblico, il mare può essere immagine di minaccia, oscurità e caos”, “anche oggi esistono mostri che si aggirano in questi mari: mafie che trafficano nella disperazione, trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini e l’indifferenza di molti che permette i poveri siano inghiottiti dallo sfruttamento o dall’oblio”, ha aggiunto Leone XIV. “Cari migranti – ha esclamato  – prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare. Ma voglio anche dirvi che la vostra vita deve essere protetta. Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia. Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libertà. Quelle false promesse sono ‘canti delle sirene’, sono industrie di morte”.

“Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante”, ha proseguito.

 


 

“Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute – ha sferzato il Pontefice – Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?”.

“Ogni vita umana è una benedizione. Nessuno può comprarla, venderla, usarla o scartarla”, ha concluso il Papa dopo aver ascoltato la testimonianza di una donna vittima di tratta che ha parlato in rappresentanza di tutte le donne vittime: “Se altri hanno dato un prezzo al tuo corpo – ha detto – Dio non ha mai smesso di guardarti come una persona di valore inestimabile. Se ti hanno trattata come una cosa, la Chiesa vuole dirti oggi: sei figlia e sorella”, “la tua vita non appartiene a chi ti ha fatto del male, il tuo corpo non appartiene a chi si è approfittato di te”, e “ha una dignità che nessuno può strapparti”. 

 


“Il dramma dei migranti deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo, per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante”, ha poi ribadito papa Leone su X sintetizzando così il suo denso discorso al porto di Arguineguin.

Le voci della frontiera al Papa, ‘ogni migrante è una storia da abbracciare’

Non statistiche ma volti, non numeri ma storie. Al molo di Arguineguin, approdo per migliaia di migranti che giungono alle Canarie attraverso la rotta atlantica, una delle più mortifere al mondo, quattro testimonianze hanno accolto oggi Papa Leone XIV, consegnandogli il racconto di una frontiera dove si intrecciano tragedia, solidarietà e speranza.

Il primo a parlare è stato Tito Villarmea, comandante del Salvamento Maritimo, che da 18 anni partecipa ai soccorsi in mare. “In questi anni abbiamo salvato più di 20.000 persone. E’ un numero che fa male e che non si dimentica”, ha detto, ricordando una madre che, appena salvata da un barcone, gli mostrò che il figlio di 14 anni che proteggeva fra feriti e corpi senza vita, era in realtà una ragazza. “Le tolse il cappello e le infilò gli orecchini. Piangemmo assieme, avrebbero potuto essere le mie figlie”, ha confidato.

Il suo appello al pontefice è stato semplice: “Vorrei che non dovessimo più salvare nessuno” ha detto, a nome dei 1.600 professionisti del Salvamento Maritimo. La voce dell’accoglienza è stata quella di Maria Reyes Aleman Cruz, volontaria della Caritas, che ha raccontato l’impotenza iniziale, quando alle migliaia di migranti sbarcati ad Arguineguin spesso si potevano offrire solo “biscotti, un po’ di latte e assistenza”.

Ma anche la collaborazione tra volontari, Caritas parrocchiali e comunità locali. “Abbiamo imparato che non si trattava di risolvere tutto, ma di essere presenti, aiutare e accompagnare”, anche con “un piccolo gesto come un sorriso”, ha spiegato. Per lei, la lezione più importante è che “ogni persona che arriva ha un valore immenso” ed è “una storia da abbracciare e accompagnare”. 

Toccante la testimonianza di Blessing, donna nigeriana vittima della tratta, letta da un’altra persona per tutelarne la sicurezza. Costretta a lasciare le figlie, sottoposta ai rituali della mafia e poi sfruttata sessualmente dopo l’arrivo in Europa, Blessing ha raccontato la perdita e il riscatto. “Ho dovuto scegliere: morire provandoci o restare e non avere nulla. Ho scelto di attraversare”, ha ricordato. “Durante il viaggio sono rimasta incinta di un uomo della mafia. All’arrivo in Spagna, mi hanno portato via il bambino per costringermi a prostituirmi. Aveva 11 mesi quando la polizia ha arrestato le persone che mi tenevano prigioniera e ho potuto riaverlo con me”.

L’incontro con gli operatori della Chiesa ha permesso a Blessing di ricostruire la propria vita: “Ho imparato a credere di nuovo in me stessa. Ho imparato che posso farcela”. A rappresentare il percorso dell’integrazione è stata Maria Fernanda Lopez Meza, imprenditrice colombiana giunta alle Canarie nel 1997. Dai lavori precari alle notti di “freddo e paura” senza tetto in strada, oggi ha un’impresa di costruzioni che dà lavoro a 6 persone. “Sono arrivata con una valigia piena di sogni”, ha detto al Papa. “Si può andare avanti con lavoro, sforzo quotidiano, rispetto e gratitudine verso il luogo che ci apre le porte”, ha assicurato, ringraziando “le Canarie che mi hanno accolta”. 

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