Il ‘patron’ di TelePordenone ucciso a sprangate in casa, sospettato un collaboratore – Notizie – Ansa.it

Il ‘patron’ di TelePordenone ucciso a sprangate in casa, sospettato un collaboratore – Notizie – Ansa.it


C’è un uomo sospettato di essere l’omicida del patron di TelePordenone: sarebbe uno storico collaboratore di Mario Ruoso, 68 anni, patron di TelePordenone ucciso ieri nella propria abitazione. Gli investigatori avrebbero anche individuato in ragioni economiche il movente dell’assassinio. L’uomo, che si trova in Questura a Pordenone dalla notte scorsa, è un cittadino italiano, ultrasessantenne. E’ stato anche ritrovato l’oggetto con cui sarebbe stato commesso l’omicidio: una spranga che sarebbe stata ripescata dai vigili del fuoco in un corso d’acqua dragato da stamani.

Il sospettato – secondo quanto apprende l’ANSA –  è stato individuato in un’abitazione di Azzano Decimo, alla prima periferia di Pordenone. 

L’auto del sospettato è stata sequestrata. Era parcheggiata nei pressi dell’abitazione dell’uomo, a Tiezzo di Azzano Decimo. Nel bagagliaio del veicolo gli investigatori hanno trovato un borsone che è stato portato via. Poco più tardi anche la vettura è stata prelevata e portata via, per completare gli accertamenti scientifici.

“Non posso darmi una spiegazione rispetto a quanto è accaduto: se si confermassero le voci sul collaboratore sospettato, sarei completamente stupito e incredulo, perchè lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza”. Lo ha detto, ai microfoni di Tv12, Alessandro Ruoso, nipote del patron di TelePordenone. “Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l’accaduto – ha aggiunto -: questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto”. “Sono stato proprio io a trovare il suo corpo ieri – ha concluso -: i collaboratori dell’autosalone mi hanno avvisato che non riuscivano a contattarlo al telefono e mi sono recato da lui. Il portoncino blindato era chiuso e la chiave di riserva non era nel posto convenzionale in cui la lasciamo proprio per situazioni di emergenza. Ho tuttavia provato a forzare la serratura e sono riuscito ugualmente ad entrare: Mario era steso a terra in un lago di sangue”.

Il nipote della vittima: “Stupito, è uno di famiglia”

“Non posso darmi una spiegazione rispetto a quanto è accaduto: se si confermassero le voci sul collaboratore sospettato, sarei completamente stupito e incredulo, perchè lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza”, ha detto, ai microfoni di Tv12, Alessandro Ruoso, nipote di Mario. “Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l’accaduto – ha aggiunto -: questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto”. “Sono stato proprio io a trovare il suo corpo ieri – ha concluso -: i collaboratori dell’autosalone mi hanno avvisato che non riuscivano a contattarlo al telefono e mi sono recato da lui. Il portoncino blindato era chiuso e la chiave di riserva non era nel posto convenzionale in cui la lasciamo proprio per situazioni di emergenza. Ho tuttavia provato a forzare la serratura e sono riuscito ugualmente ad entrare: Mario era steso a terra in un lago di sangue”.

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