Il governo cubano ha voluto festeggiare la Settimana Santa annunciando la liberazione in queste ore di 2.010 detenuti: si tratta del più grande atto di clemenza a Cuba dell’ultimo decennio, superato solo dalla decisione storica di liberare 3522 prigionieri, nel settembre 2015, poco prima della visita di Papa Francesco sull’isola.
Si tratta di una mossa che ricorda da vicino l’amnistia approvata dal Venezuela del post-Maduro e che arriva 48 ore dopo l’allentamento dell’embargo da parte degli americani grazie ai quali una petroliera russa ha potuto sbarcare 730mila barili di greggio. E poche settimane dopo la decisione dell’Avana di consentire agli esuli cubani di svolgere attività commerciali sull’isola e autorizzare aziende private a importare piccole quantità di benzina.
Insomma, quello di oggi appare l’ennesimo evidente segnale che i colloqui avviati da mesi con Washington stiano andando avanti, malgrado i rapporti rimangano ancora difficili e gli sviluppi futuri restino pieni di incognite. Basti pensare che secondo diversi media americani, gli Usa avrebbero chiesto nel corso dei negoziati un’ampia riforma economica, ma senza il presidente Miguel Díaz-Canel alla guida del Paese, una soluzione sul modello venezuelano. La risposta cubana a queste informazioni, sempre smentite dalla Casa Bianca, è stata altrettanto ferma: “Il sistema politico cubano non è negoziabile, né, ovviamente, il presidente o alcun funzionario governativo”.
Ma il confronto va avanti: secondo le autorità dell’Avana questa liberazione di Pasqua è “un gesto umanitario e sovrano”.
I criteri della scelta dei beneficiari, comunica il governo, sono “la buona condotta, parziale esecuzione della pena e condizioni di salute dei reclusi’. Tra loro i figurerebbero giovani, donne, anziani, cittadini stranieri e cubani residenti all’estero. Restano tuttavia esclusi i condannati per reati gravi, tra cui omicidio, violenza sessuale, traffico di droga, rapina aggravata, corruzione di minori e recidivi.
A caldo, le organizzazioni a difesa dei diritti umani hanno espresso scetticismo: il loro principale dubbio è che alla fine a essere liberati non saranno i detenuti considerati politici dalle Ong internazionali. Ad ogni modo, la misura di oggi arriva un mese dopo il rilascio di 51 prigionieri, un’operazione facilitata dal Vaticano, attore chiave storicamente nell’ottenere concessioni dal regime di Castro.
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