KHARKIV, 10 GEN – Dopo essere entrati in una casa apparentemente vuota e in costruzione, si scende nei sotterranei fino ad arrivare in una cantina molto piccola, dove è costante il suono di una laboriosa stampante 3d. In questo posto angusto simile alla camera di un hacker si gioca, con tecnologie da poche centinaia di dollari, una delle partite più importanti nel corso della nuova guerra in Ucraina. “Qui facciamo sviluppo e test per i droni a fibra ottica: riceviamo informazioni, costruiamo adattamenti, assembliamo i pezzi e poi li inviamo al fronte in Donbass”, spiega Alex, un militare di 37 anni dell’ufficio di intelligence dell’ ‘unità Taifun’.
Video Nella cantina segreta di Kharkiv dove si stampano componenti dei droni in 3D
Un team di sei soldati senza divisa testa i motori, misura il bilanciamento del peso delle batterie, inserisce mini telecamere, progetta e adatta nuovi pezzi che serviranno ad applicare armi e qualsiasi altro oggetto che possa essere trasportato o sganciato dai volatili meccanizzati.
“Di unità di verifica dei droni ce ne sono qualche un centinaio in tutto il Paese e in tutto ci lavorano un migliaio di soldati, soprattutto ingegneri. Ma noi siamo sempre alla ricerca di gente: più che le tradizionali capacità – sottolinea Alex – ci interessano giovani che abbiano curiosità. Il resto lo facciamo noi, ci bastano meno di sessanta giorni per prepararli. Ma in poche settimane cambia tutto, per questo tocca aggiornare continuamente le tecnologie contro i sistemi che sviluppa il nemico”.
La nuova piccola arma micidiale, capace di distruggere risorse militari milionarie, sono i droni in fibra ottica che costano dai trecento ai mille dollari: “Non vengono intercettati via radio e quindi non è possibile interferire sul loro segnale con dei disturbi: li guida direttamente il pilota”, specifica Alex. È per questo che avvicinandosi alle postazioni nelle trincee e in tutte le zone militari ucraine, tra l’erba e i tronchi nelle foreste c’è una una fitta trama di ragnatele di cavi sottilissimi e quasi invisibili: è la fibra ottica che fa comunicare visori, schermi, controller e levette dei piloti con i quadricotteri: un canale diretto in cui il nemico non può interferire se non distruggendo quelle lenze invisibili, che permettono di arrivare fino a sessanta chilometri.
Una tecnologia in ascesa che ormai è sempre più utilizzata su entrambi i fronti: “I set up sono diversi ma noi e Mosca abbiamo gli stessi componenti cinesi”. Anche in questo conflitto, cominciato quattro anni fa con armi classiche da seconda guerra mondiale, ora la gara sta tutta nello sviluppo costante e nella corsa all’acquisto.
“In base alle richieste dei soldati riceviamo una sorta di lista della spesa, poi facciamo gli ordini, ma Pechino non può inviare direttamente a noi e spedisce in Europa, dove poi andiamo a ritirare i pezzi. Lo stesso fa la Russia con altri Paesi, sempre comprando dalla Cina. Tutto questo è importante per difenderci dall’artiglieria e dalle avanzate senza perdere soldati”, conclude Alex mentre il rumore di fondo nella cantina sparisce e la stampante 3d ha terminato la sua ultima fatica in plastica: è l’ennesima elica di una granata, pronta a cadere dal cielo sulle linee nemiche nel groviglio di fili nel Donestk.
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