Tre giorni di sospensione e le pagine di un diario che raccontano rabbia, umiliazione, solitudine. E atti di bullismo, forse perpetrati proprio da chi avrebbe dovuto difendere e tutelare. E’ questo il nuovo capitolo della tragedia di Paolo Mendico, il 14enne di Santi Cosma e Damiano che si è tolto la vita il giorno prima dell’inizio della scuola, pochi mesi fa. La dirigente scolastica dell’istituto che frequentava è stata infatti temporaneamente sospesa, mentre gli scritti di Paolo, come riportato da Il Messaggero, sono analizzati parola per parola da una psicologa grafologa incaricata dalla famiglia per ricostruire lo stato d’animo del ragazzo e gli episodi di bullismo subiti prima del gesto estremo.
La sospensione della preside della professoressa Gina Antonetti, a capo dell’Iti “Antonio Pacinotti” di Fondi, è stata disposta al termine di un procedimento disciplinare seguito dagli ispettori inviati dal ministero dell’Istruzione. Secondo la Flc Cgil, la decisione conferma “quanto fosse fondato il timore di una gestione sbagliata dell’intera vicenda da parte del Ministero”. Il fratello di Paolo, Ivan Roberto, parla di un procedimento contro la dirigente scolastica che certamente non basta, ed equivale a “un contentino”. “Mi sembra una decisione piuttosto sbilanciata: tre giorni è come se fosse stata ‘richiamata alla lavagna’. Andiamo avanti, ma mi pare un po’ troppo poco”, afferma. “Da una parte c’è una persona che non c’è più, dall’altra una sospensione: la vita umana non vale più nulla?”. Nel frattempo, i diari del ragazzo sono al centro di un’analisi approfondita. La psicologa grafologa forense Marisa Aloia, già consulente in casi celebri come il delitto di Novi Ligure, sta esaminando ogni pagina, tracciando un vero e proprio profilo psicologico di Paolo. “In una delle pagine analizzate – ha spiegato Aloia – Paolo scrive in maniera frammentaria, si evince uno stato d’animo turbato. Riferisce un episodio legato al fatto che era stato rimandato in matematica e appare molto arrabbiato con l’insegnante perché un suo compagno, uno dei presunti bulli, era stato invece promosso nonostante il rendimento non fosse buono”. Il ragazzo, inoltre, non aveva potuto iscriversi al doposcuola per motivi economici e la docente avrebbe obiettato “che in fondo il doposcuola non costava così tanto”, continua la psicologa, citata dal Messaggero.
“Questo discorso turbò molto Paolo, che probabilmente si sentì umiliato e accusato davanti alla classe intera”. Dai diari emergerebbe un dettaglio ritenuto fondamentale: Paolo aveva un amico di videogiochi online con cui giocava regolarmente. Il giorno prima del suicidio, il 10 settembre, aveva fissato un appuntamento con lui per la sera successiva. Ma la mattina dell’11 settembre, primo giorno di scuola, Paolo si tolse la vita nella sua cameretta. “È un dettaglio importante – ha sottolineato la psicologa – che delinea una progettazione nel tempo. Il giorno precedente Paolo non aveva intenzione di uccidersi. La domanda è: cosa è accaduto tra il 10 e l’11 settembre?”. Per la dottoressa un altro “campanello d’allarme che indica una profonda sofferenza” sarebbe l’uso della terza persona da parte di Paolo nei suoi scritti, insieme alla percezione di incomprensione e isolamento. Le indagini per istigazione al suicidio sono ancora in corso, ma la famiglia cerca una risposta: “Mio figlio si è tolto la vita la mattina del primo giorno di scuola, quindi l’ha fatto per non tornare in classe. Questo per noi è chiarissimo ed è su questo dato che si deve scavare per arrivare alla verità. E alle responsabilità di chi sapeva del bullismo e non ha fatto nulla”, le parole di Giuseppe, papà di Paolo. I diari, ora sotto perizia grafologica, potrebbero offrire quei dettagli decisivi sul percorso emotivo che ha portato il giovane a compiere il gesto estremo. E mentre le istituzioni scolastiche affrontano la propria eventuale responsabilità, quelle pagine offrono una testimonianza diretta del disagio vissuto dal ragazzo, con le sue parole messe nero su bianco.
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