L’idea di un voto anticipato in primavera è da tempo al centro dei ragionamenti di Giorgia Meloni. Ma mai era stato esplicitato così chiaramente lo scenario dell’election day come ha fatto uno dei suoi fedelissimi, il capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan: “Potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio e potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali”. Un’uscita seguita nel giro di un paio d’ore da una puntualizzazione dello stesso Malan: “Per quanto ci riguarda la legislatura va fino in fondo e cioè fino all’autunno del 2027, ferme restando le prerogative del Capo dello Stato”.
Video ‘Io sono Giorgia Meloni’, la premier registra la sua voce all’ufficio brevetti
Il dato certo è che la campagna elettorale, più o meno lunga si vedrà, è già cominciata. E anche in quest’ottica la premier ha deciso di tutelarsi dai rischi di deepfake, già denunciati in questi mesi per una serie di sue immagini false prodotte con l’Intelligenza artificiale generativa. Lo stesso può accadere con i suoni, e per questo Meloni ha registrato un campione della sua voce all’Euipo, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale: “Io sono Giorgia Meloni“, ripetuto due volte, quattro secondi in tutto, per mettere al sicuro il dna vocale, come fatto in passato anche da alcuni cantanti, ad esempio Giusy Ferreri. La domanda, presentata dalla premier tramite uno studio legale di Roma e una società marchigiana specializzata nella tutela della proprietà intellettuale, risulta “oggetto di esame”, ed è collegata a tre tipi di servizi, che includono contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e organizzazione di manifestazioni politiche.
Meloni intanto ha già chiarito che per il suo governo un bivio è rappresentato dal voto finale sulla legge elettorale. Se giovedì la riforma non supererà lo scrutinio segreto alla Camera, si recherà al Quirinale. Al momento a Palazzo Chigi non si registrano particolari tensioni. La premier (che mercoledì sarà in Croazia al Med9 dove potrebbe incrociare lo spagnolo Pedro Sanchez) nel pomeriggio ha ricevuto il primo ministro sloveno Janez Jansa. Poi ha letto le parole di Malan, ospite di Un giorno da pecora. “La scadenza è cinque anni – ha detto il capogruppo -, abbiamo votato a settembre e quindi si potrebbe rivotare a settembre. Il difetto per il voto a settembre è che hai poco tempo per la campagna elettorale, e poi c’è da fare la legge di Bilancio che è molto delicata come cosa. Per cui, potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio e potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali”.
I due ragionamenti si rincorrono da tempo nelle riflessioni ai piani alti del governo. Votando con il Melonellum, se nessuna delle coalizioni raggiungesse il 42% che vale il premio di maggioranza, potrebbero servire tempi lunghi per la formazione di un governo. E se capitasse in autunno comporterebbe rischi in chiave manovra. Inoltre, se le Politiche si tenessero dopo le Amministrative il centrodestra potrebbe pagare lo scotto di un traino negativo, e d’altro canto un election day potrebbe portare effetti positivi nei grandi capoluoghi dove al momento le previsioni non sono ottimistiche. Senza contare i costi economici di un doppio appuntamento elettorale.
Secondo alcune fonti le parole di Malan avrebbero prodotto il disappunto della leader di FdI. Secondo altre ricostruzioni, tutto potrebbe rientrare in un gioco che ora è diventato a carte scoperte. Un tentativo anche di stanare gli alleati, FI e Lega, che invece insistono per votare il più tardi possibile. Quando Meloni dovesse decidere che la corsa del governo è finita, da prassi spetterebbe al suo partito, il primo della coalizione di maggioranza, proporre il periodo delle elezioni. La composizione dell’attuale Parlamento non consente altre geometrie politiche, il Quirinale non potrebbe che prenderne atto e a quel punto il presidente Sergio Mattarella scioglierebbe le Camere e indirebbe le elezioni. Un appuntamento che si annuncia sempre più concreto a maggio.
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