Un imprenditore olandese si darà alla caccia al tesoro nell’isola cilena di Robinson Crusoe. A ottobre si parte. Ma non si tratta di un gioco tv, né di un nuovo reality show dal sapore esotico, tra pirati di cartapesta e finti scrigni pieni d’oro. È tutto vero, e in palio ci sono tanti, tantissimi soldi.
La Corte Suprema di Santiago del Cile ha infatti autorizzato il settantaseienne imprenditore olandese Bernard Keiser a riprendere la ricerca di un presunto tesoro del XVIII secolo del valore compreso tra i 20 e i 40 miliardi di dollari sull’isola nell’arcipelago di Juan Fernández. L’isola prende il nome dal marinaio Alexander Selkirk, che vi visse in isolamento per oltre quattro anni, ispirando il famoso romanzo.
La sentenza ha confermato le ultime decisioni dei tribunali ambientali che avevano ribaltato lo stop imposto della Corporación Nacional Forestal (Conaf), che nel 2019 aveva bocciato la richiesta di una nuova spedizione.
Ora invece la caccia è finalmente aperta. Grazie a questa risoluzione, Keiser è autorizzato a riprendere gli scavi una volta che l’autorità avrà rilasciato il permesso corrispondente, previsto entro giugno.
Non è che sia uno sprovveduto in materia di caccia al tesoro: questo distinto signore olandese è alla ricerca del bottino nell’isola da oltre tre decenni e ha già effettuato almeno 17 spedizioni, investendo finora più di cinque milioni di dollari del suo patrimonio personale.
Ma a ogni tesoro deve corrispondere una mappa, una storia utile per il suo ritrovamento. E la leggenda colloca il tesoro nella zona di Puerto Inglés, dove, secondo le varie versioni storiche, sarebbero stati sepolti circa mille barili contenenti monete d’oro, d’argento, gioielli e pietre preziose provenienti da Veracruz, in Messico.
Il carico sarebbe stato nascosto nel 1714 dal capitano spagnolo Juan Ubilla de Echeverría, della nave “Nuestra Señora del Monte Carmelo”, e successivamente seppellito nuovamente nel 1760 dal navigatore britannico Cornelius Webb. Sin qui la storia che, seppure sia reale, ha comunque ispirato migliaia di libri e di film. Ma l’intera vicenda ha anche una ricaduta economica e legale solidissima: in base alla normativa cilena, in caso di ritrovamento il 75% del tesoro spetterebbe allo Stato e il 25% a Keiser e ai suoi soci.
Inoltre la caccia è soggetta a rigide condizioni ambientali, poiché l’isola fa parte di un parco nazionale. Gli scavi dovranno essere effettuati senza macchinari pesanti, mediante lavoro manuale e per un periodo massimo di sei mesi. Ad aiutare il cacciatore non ci sono solo i racconti ma anche la scienza: nel 2025 Keiser ha avuto in mano studi geofisici che hanno rilevato una significativa concentrazione metallica nell’area dove intende avviare i nuovi scavi a partire dal prossimo ottobre.
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