‘Inflazione elevata’, Warsh apre su rialzo tassi se non scende – Notizie – Ansa.it


 Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh si è detto “colpito” dalla solidità complessiva dell’economia Usa, ma ha definito “preoccupante” l’elevato livello di inflazione. Nel doppio messaggio lanciato dal simposio della Fed di Kansas City a Jackson Hole, nel Wyoming, Warsh ha segnalato che la Banca centrale Usa è pronta ad alzare i tassi se la dinamica dei prezzi non dovesse scendere a breve, avvertendo che i dati sull’inflazione “destano maggiore preoccupazione”.

Le sue valutazioni hanno alimentato nuove scommesse a Wall Street sul rialzo dei tassi. “In questo momento, l’attenzione prioritaria della Fed deve essere rivolta ai prezzi”, ha osservato Warsh, offrendo l’analisi più dettagliata finora sull’attuale situazione economica degli Stati Uniti. “Sul fronte occupazionale, il nostro Paese sta andando bene”, ha osservato ancora, rimarcando che l’attuale disoccupazione del 4,1% è “coerente con la piena occupazione”. Mentre, sugli effetti dell’IA, il momento attuale è “un punto di svolta nella storia”. Insomma, con indicatori quali investimenti in conto capitale delle imprese, utili aziendali e spesa dei consumatori a rappresentare i punti di forza, l’inflazione è la vexata quaestio.

Warsh ha sottolineato come la Fed non raggiunga il suo target del 2% da 65 mesi, segnalando che, in assenza di progressi sufficienti a breve, la Banca centrale dovrà alzare i tassi rispetto all’attuale intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%. E non sono sufficienti i segnali posiviti emersi in estate. L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (Pce), la misura privilegiata dalla Fed per valutare l’inflazione di fondo nell’economia Usa, si attesta sempre al 3,7%. “Ecco il mio criterio: dobbiamo avere la certezza che l’inflazione di fondo si stia muovendo verso il nostro obiettivo, in modo chiaro e a una velocità sufficiente”, ha detto il presidente della Fed. “In caso contrario, avremo del lavoro da fare. È il nostro compito, il nostro mandato e la nostra responsabilità”, ha aggiunto. In base ai dati del Cme, dopo le parole di Warsh, la probabilità di rialzo dei tassi durante la prossima riunione della Fed a settembre è salita al 57%, rispetto al 35% di giovedì. Warsh non ha fatto riferimento al recente annuncio del segretario al Tesoro Scott Bessent sull’accelerazione del riacquisto di debito pubblico, in una mossa che appare in contrasto con l’auspicio del presidente della Fed di ridurre l’intervento pubblico sui mercati, ma ha illustrato la sua filosofia di politica economica, evitando segnali su cosa, a suo avviso, dovrebbe essere fatto per raggiungere il duplice mandato della Fed: bassa inflazione e piena occupazione.

“Oggi sono qui all’insegna di un metodo, non di una decisione specifica”, ha esordito Warsh, rivolgendosi a una platea che comprendeva colleghi del Federal Open Market Committee, economisti e rappresentanti dei media. E’ stato criticato per l’opposizione alla “forward guidance”, le indicazioni verbali sulle intenzioni di politica monetaria della Fed, vista come una sorta di “mano tesa” eccessiva verso i mercati che dovrebbero invece interpretare i dati, anziché affidarsi alla retorica della Banca centrale. All’inizio del discorso, ha scherzato sul punto: “Potete chiamarlo schema… potete chiamarlo mappa del percorso… ma non chiamatelo ‘forward guidance'”, una pratica che, a suo dire, “ha ormai fatto il suo tempo. Non dovremmo alimentare un sistema in cui gli operatori di mercato guardano principalmente alla Fed per decidere la loro prossima operazione”, ha osservato. Fatto sta che a discorso concluso, dopo l’iniziale consolidamento dei guadagni da parte di Wall Street, i listini hanno invertito la rotta finendo poi sotto la parità. Mentre i rendimenti del Treasuries a due anni, i più sensibili alle mosse Fed, sono saliti dal 4,23 al 4,33%.

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