Insulti sessisti a Seymandi, gli hater si scusano e risarciscono – Notizie – Ansa.it

Insulti sessisti a Seymandi, gli hater si scusano e risarciscono – Notizie – Ansa.it


Gli hater di Cristina Seymandi iniziano a chiedere scusa e, tra risarcimenti, multe e spese legali pagheranno fino a 5mila euro a testa. “Uno mi dava della escort. Diceva che le donne migliori sono quelle che paghi – ricorda ora Seymandi a Repubblica -. Sono stata attaccata in quanto donna. Ed è la prima volta che questo tipo di insulti vengono riconosciuti per la loro natura sessista”, aggiunge l’imprenditrice sul quotidiano.

“Le scuse mi sono sembrate poco credibili” prosegue Seymandi, finita nel mirino degli odiatori da tastiera, in seguito alla rottura col fidanzato Massimo Segre e alla diffusione di un video in cui l’uomo leggeva una lettera in cui rivelava un presunto tradimento compiuto dalla compagna. Era l’estate del 2024 e il video fu ripreso e rilanciato online, dove arrivarono commenti social contro Seymandi.

“La condanna della magistratura è importantissima — ribadisce la donna -, ma sono consapevole che c’è ancora molto da fare per raggiungere un vero cambio culturale nella parità di genere”. Erano 26 gli indagati per gli insulti sessisti rivolti via social a Seymandi. Con alcuni — una manciata — si è arrivati a un accordo. Pare che gli uomini abbiano manifestato grande imbarazzo per quanto scritto sui social, scusandosi e concordando un risarcimento danni a favore di Seymandi. Altri invece hanno accettato il decreto penale di condanna. Nei loro confronti Seymandi, difesa dall’avvocato torinese Claudio Strata, starebbe valutando se procedere con una causa civile.

Altri procedimenti sono ancora in corso e, per alcuni, c’è stata l’archiviazione “per tenuità del fatto”. Anche in questo caso, l’imprenditrice potrebbe andare avanti col procedimento in ambito civile. All’inizio dello scorso anno, Seymandi si era opposta alla richiesta di archiviazione presentata dal pm Roberto Furlan. La gip di Torino Lucia Minutella rigettò la richiesta della Procura.

Da lì a poco si è arrivati all’identificazione dei responsabili allertando le procure di mezza Italia. “La legge non può perseguire milioni di hater, lo capisco bene”, ragiona Seymandi e lancia però un appello a interdire i condannati dall’uso dei propri social per un periodo di tempo proporzionale al reato commesso, “esattamente come chi guida in stato di ebbrezza, perde la patente”.

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