Il pessimismo comincia a farsi strada tra i funzionari iraniani, statunitensi, israeliani e arabi sul negoziato tra Iran e Usa per scongiurare uno scontro militare. E mentre il lavoro continua febbrile per arrivare a qualche risultato prima che sia troppo tardi, Donald Trump soppesa le diverse opzioni portate sul suo tavolo: l’apertura verso Teheran, consentendo alla Repubblica islamica un arricchimento nucleare “simbolico” che non lasci alcuna possibilità di costruire l’atomica; oppure la linea dura, quella dell’attacco militare che punterebbe, tra le opzioni più drastiche, all’uccisione della guida suprema iraniana Ali Khamenei e di suo figlio Mojtaba.
Una minaccia al regime degli ayatollah che nel frattempo torna a fare i conti con le proteste degli studenti esplose nelle università a 40 giorni dalle repressioni di gennaio, con scontri tra manifestanti e milizie registrati negli atenei di Teheran.
Funzionari statunitensi hanno riferito ad Axios che l’asticella americana per la futura proposta nucleare dell’Iran è molto alta, in quanto dovrebbe convincere i molti scettici all’interno dell’amministrazione Trump. “Il presidente sarà pronto ad accettare un accordo sostanziale e che possa essere accolto politicamente in patria. Se gli iraniani vogliono impedire un attacco, dovrebbero farci un’offerta che non possiamo rifiutare, ma continuano a perdere l’occasione. Se giocano, non avremo molta pazienza”, ha affermato un alto funzionario Usa.
Non è chiaro quale sia il valore “simbolico” che Washington sarebbe disposta ad accettare sull’arricchimento nucleare iraniano. Nel frattempo, secondo il Guardian – che cita fonti iraniane – Teheran avrebbe escluso categoricamente di portare all’estero le sue scorte di 300 kg di uranio arricchito. Ma nella proposta che presenterà agli Usa, si dirà disposta a diluire la purezza di quelle scorte fino al 20% o meno, sotto la supervisione dell’Aiea.
Mentre le indiscrezioni corrono sui media, cresce la preoccupazione che alla fine Trump scelga la via militare. “Il presidente non ha ancora deciso di colpire. Potrebbe non farlo mai come potrebbe svegliarsi domani e dire ‘basta!'”, ha detto un alto consigliere di Trump secondo il quale il Pentagono ha offerto diversi scenari al presidente Usa. “Uno di questi esclude l’ayatollah, suo figlio e i mullah”, ha detto il consigliere.
Ma una seconda fonte americana ha confermato ad Axios che un piano per uccidere Khamenei e suo figlio è stato messo sul tavolo del tycoon diverse settimane fa. “I media possono continuare a fare tutte le speculazioni che vogliono, ma solo il presidente sa cosa può o non può fare”, ha affermato la portavoce della Casa Bianca Anna Kelly.
Di fronte a questo quadro, la speranza è appesa a un filo legato alla controproposta iraniana preannunciata da Araghchi, con l’auspicio che arrivi sul tavolo di Trump e lo convinca prima che il tycoon ordini al mastodontico schieramento militare americano nella regione di aprire il fuoco sulla Repubblica islamica. Funzionari di entrambe le parti e diplomatici nel Golfo e in Europa, citati da Reuters online, si sono tuttavia mostrati pessimisti mentre a loro dire, Iran e Stati Uniti stanno rapidamente scivolando verso un conflitto militare.
Teheran prova a mostrarsi salda, testa un nuovo missile navale e, tramite il suo presidente Masoud Pezeshkian, afferma che “non piegherà la testa” alle pressioni delle potenze mondiali. Ma intanto deve affrontare un nuovo focolaio di proteste nei campus della capitale: secondo il media di opposizione Iran International, all’Università di Scienze Mediche di Mashhad gli studenti hanno inneggiato alla ‘libertà’, mentre all’Università Tecnologica Amirkabir di Teheran hanno intonato lo slogan ‘Lunga vita allo Scià’ e ‘Non abbiate paura, siamo tutti insieme’.
Anche gli studenti dell’Università Tecnologica Sharif si sono riuniti per protestare e hanno intonato lo slogan ‘Morte a Khamenei’, prima che esplodessero gli scontri con la milizia Basij che ha affrontato i dimostranti.
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