Israele ha bloccato tutte le barche della Flotilla, anche le dieci che ieri erano scampate all’abbordaggio e avevano continuato a navigare verso Gaza. Quando sono arrivate ad un centinaio di miglia nautiche dalla Striscia, la marina israeliana le ha attaccate: questa volta usando dei proiettili, sparati contro sei imbarcazioni, tra cui anche un’italiana.
A denunciarlo è stata la stessa Global Sumud Flotilla, che, pur specificando di non sapere se fossero proiettili di gomma, ha chiesto che lo Stato italiano tuteli gli attivisti, tra cui i 29 connazionali destinati ad essere sbarcati nel porto di Ashdod. Immediato l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha chiesto “di verificare urgentemente l’uso della forza da parte delle autorità israeliane”. E ha chiesto all’ambasciatore d’Italia in Israele, Luca Ferrari, di fare un passo formale per chiedere che a tutti siano assicurati un trattamento dignitoso, piena protezione e la garanzia dell’incolumità. Ma monta la protesta dai banchi della opposizione, mentre Israele smentisce l’uso di colpi di arma da fuoco, ammettendo però l’impiego di “mezzi non letali contro l’imbarcazione, e non contro i contestatori, a scopo di avvertimento”, sottolineando che “nessuno è rimasto ferito”. Termina così la nuova spedizione dell’iniziativa nata per portare aiuti umanitari e attirare l’attenzione internazionale sulla tragedia di Gaza
Flotilla
. Questa volta la flotilla – 54 imbarcazioni con 426 attivisti di 39 nazionalità – era partita giovedì dal distretto turco di Marmaris. Alla vigilia una prima parte delle imbarcazioni era stata intercettata al largo di Cipro, poi gli ultimi assalti. Adesso tutti gli attivisti – compresi i 29 italiani e 3 persone con passaporto diverso ma residenti nel nostro Paese – saranno portati ad Ashdod. E’ sfumata infatti l’ipotesi che gli attivisti potessero essere liberati rapidamente come quando, ad aprile, tutti i partecipanti (tranne Thiago Ávila e Saif Abu Keshek) vennero rilasciati a Creta. Adesso invece per i trattenuti si aprono due possibilità: l’espulsione immediata per chi acconsente o entro 24 ore per gli altri, salvo – come accadde per Avila o Keshek – interrogatori o ulteriori indagini. Ad assistere gli attivisti, anche quelli italiani tra cui il deputato M5s Dario Carotenuto, sarà ancora una volta il team legale della ong Adalah. Fin da ieri l’Italia, attraverso il Ministro Tajani, ne ha chiesto “l’immediato rilascio”, e la diplomazia italiana è impegnata per la soluzione della vicenda. Ma al cotè giudiziario si somma ora quella politico, anche internazionale. I ministri degli Esteri di dieci Paesi (Giordania, Indonesia, Spagna, Pakistan, Brasile, Bangladesh, Turchia, Colombia, Libia e Maldive) hanno condannato fermamente gli attacchi israeliani alla missione. In Italia la polemica si infiamma.
Soldati dell’Idf prendono il controllo delle imbarcazioni della Sumud Flotilla
Per la Global Sumud Flotilla la presenza di cittadini e natanti italiani fa sorgere in capo allo Stato italiano “un preciso obbligo positivo di protezione”. In particolare la Gsf chiede di intervenire subito per proteggere gli equipaggi, di condannare l’apertura del fuoco e avviare l’accertamento delle responsabilità penali. Un accertamento nel solco di quanto già fatto dalla Procura di Roma che ha aperto dei fascicoli contestando il reato di tortura – per l’abbordaggio dell’ottobre scorso – e il sequestro di persona – per quello del 29 aprile. Accuse a cui oggi, per gli attivisti, va aggiunta anche “l’ipotesi di tentato omicidio”, mentre è stato formalmente depositato un esposto-denuncia per sequestro di persona. Dura l’opposizione, a partire da Giuseppe Conte del M5s, anche in ragione del fermo di Carotenuto. Il leader dei Cinque Stelle parla di un fatto “gravissimo, un sequestro a mano armata, illegale e intollerabile. Il governo deve reagire con fermezza, pretendendo l’immediata liberazione degli italiani”. Nicola Fratoianni di Avs chiede che Tajani convochi l’ambasciatore israeliano, mentre la vicepresidente della Camera, Anna Ascani (Pd) sollecita il governo ad agire immediatamente.
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