Kharg (o Khark, che in persiano significa “dattero ancora acerbo”) è una piccola isola, un affioramento corallino, di appena 20 chilometri quadrati – come due volte Capri o un terzo di Manhattan – situata nel Golfo Persico a soli 25 chilometri dalla costa iraniana e 483 chilometri a nord-ovest dello stretto di Hormuz. La striscia di terra arida e cespugliosa ospita il più grande terminale di esportazione di petrolio greggio dell’Iran, gestendo circa il 90% delle esportazioni del Paese.
La moderna facciata industriale dell’isola nasconde un vasto patrimonio archeologico, con tracce di insediamenti umani che risalgono alla fine del secondo millennio a.C. Nella metà del XVIII secolo gli olandesi vi edificarono un emporio e un forte, che venne poi saccheggiato. Un secolo dopo venne occupata per un breve periodo dagli inglesi, durante la guerra anglo-persiana, ma tornò presto in possesso degli olandesi. Nel XX secolo Kharg ha conosciuto un rapido sviluppo durante il boom petrolifero iraniano degli anni ’60 e ’70.
La sua importanza è stata ulteriormente rafforzata quando ha iniziato a ricevere superpetroliere al posto del porto di Abadan, più a nord al confine con l’Iraq, diventando la principale porta petrolifera dell’Iran verso il mondo. Durante la guerra Iran-Iraq le sue infrastrutture vennero prese di mira e nel 1986 un pesante bombardamento le mise fuori uso. Dopo il 1988, l’Iran ha intrapreso massicci sforzi per ricostruirle, ripristinando la capacità di esportazione.
Nell’isola si trovano decine di serbatoi di stoccaggio concentrati a sud, lunghi ormeggi in acque profonde per il carico di superpetroliere, alloggi per i lavoratori e una piccola pista di atterraggio che la collega alla terraferma. Quasi ogni giorno, milioni di barili di greggio sgorgano dai principali giacimenti iraniani – tra cui Ahvaz, Marun e Gachsaran – e attraverso gli oleodotti vengono portati fino all’isola. Kharg è nota oggi tra gli iraniani come “isola proibita” per gli stretti controlli militari (l’accesso è limitato ed è sorvegliata dal corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche).
Ma nel 1960 lo scrittore iraniano Jalal Al-e-Ahmad, che la visitò prima che venisse trasformata in un terminal petrolifero, contemplandone le sue coste isolate la definì la “perla orfana del Golfo Persico”.
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