Lunghe code all’ingresso nel giorno dell’opening al pubblico, il 9 maggio, alla Biennale Arte di Venezia. Mezzo chilometro di fila ai Giardini e di circa 200 metri all’Arsenale prima dell’apertura alle ore 11.00. Nel corso della mattinata la situazione si è poi normalizzata e gli ingressi diluiti. Assente il ministro della Cultura Alessandro Giuli che aveva annunciato il suo forfait il 24 aprile e saltata la cerimonia di premiazione del Leoni d’oro e d’argento per le dimissioni della giuria internazionale, la Biennale della discordia per la presenza del Padiglione russo parte con una grande affluenza di pubblico.
Video A Venezia la ‘Biennale del dissenso’ contro la presenza della Russia
A proposito delle polemiche, si è conclusa la manifestazione indetta da varie sigle radicali contro la partecipazione russa alla Biennale. L’ultimo atto si è svolto davanti all’ingresso dei Giardini, dove davanti a un’ottantina di persone hanno preso la parola diversi esponenti radicali, oltre a ucraini, georgiani e oppositori bielorussi. Numerosi gli attacchi al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e al vicepremier Matteo Salvini, favorevole alla partecipazione russa alla Biennale.
“Nel regime totalitario di Putin nessuna libertà è possibile, le persone che sono qui a rappresentare la cultura russa sono degli impostori”, ha affermato Alessandro Litta Modignani, coordinatore dell’Associazione Ponte Atlantico, che ha dedicato l’iniziativa a Yuriy Kerpatenko, direttore della Filarmonica di Kherson ucciso dai russi per essersi rifiutato di suonare a un concerto per le forze di occupazione.
Tra gli ucraini è intervenuto Oles Horodetskyy, presidente dell’Associazione cristiana degli ucraini in Italia: “Più di 80 anni fa un italiano aprì a Hitler e coprì di vergogna il popolo italiano – ha detto -. Oggi si apre a Putin che è come Hitler e forse peggio, perché non rispetta nemmeno il suo stesso popolo. Dopo la cultura entrano i soldati, noi ucraini ne sappiamo qualcosa. Il bene vince sul male, l’Ucraina vincerà e questa Biennale entrerà nella storia come una delle pagine più vergognose del XXI secolo”.
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