Immersi in una grave crisi economica, i boliviani eleggeranno oggi il loro prossimo presidente in un’elezione in cui la destra sembra pronta a chiudere il ciclo iniziato vent’anni fa dall’ex presidente socialista Evo Morales. Il paese andino di 11,3 milioni di abitanti si reca alle urne stanco della carenza di dollari e carburante, conseguenza di un’economia in crisi, e con gli occhi puntati sui prezzi. L’inflazione annua si avvicina al 25%, un record da 17 anni.
Il partito di governo – il Movimento al socialismo (Mas) – è ormai sull’orlo di un’implosione. Evo Morales, che ne è stato il fondatore, oltre a diventare il primo presidente indigeno del Paese, ha condotto la sua campagna elettorale fantasma nascosto nella selva. Il tentativo del sindacalista di ricandidarsi per un quarto mandato – escluso dalla giustizia per raggiunti limiti – ha visto l’irrimediabile lacerazione del Mas, in una lotta al coltello con l’attuale leader Luis Arce, e forti disordini sociali, oltre a un mandato di arresto per traffico di esseri umani e per aver messo incinta una ragazza di 15 anni.
Nonostante tutto questo Morales non si è dato per vinto e spera almeno in una vittoria simbolica a cui aggrapparsi per contestare i risultati: la sua strategia sono le schede bianche. “Se i voti nulli arrivassero al 25% – ha fatto sapere l’indigeno – significa che avrò vinto io”.
I sondaggi profilano di fatto un ballottaggio a destra ad ottobre, il primo nella storia del Paese. Secondo l’ultima indagine di AtlasIntel, a guidare le intenzioni di voto con il 22,3% è l’ex presidente conservatore Jorge Quiroga, del partito Libertad y Democracia, inseguito dal candidato di centro-destra Samuel Doria Medina, di Unidad Nacional, col 18%. Il numero uno del Senato, Andrónico Rodriguez, che si presenta come una figura di conciliazione tra le fazioni rivali del Mas, è quarto con l’11,4%, al di sotto dei voti bianchi e nulli. E il candidato favorito da Arce, Eduardo Del Castillo, si posiziona dopo gli indecisi, con l’8,1%. Se questa tendenza dovesse confermarsi, le elezioni per la scelta del presidente, 36 senatori e 130 deputati, segnerebbero di fatto una svolta nella dinamica dell’ultimo ventennio, in cui il Mas ha riportato risultati superiori al 50% al primo turno.
L’attenzione dei boliviani appare rivolta soprattutto all’economia. Il Paese, che negli anni passati ha vissuto il boom delle materie prime con alti volumi di export e l’economia al galoppo, da circa un anno si trova alle prese con la scarsità di riserve in dollari, penuria di carburante, deprezzamento della moneta e un’inflazione di circa il 25%, tra gli altri problemi che compongono una lunga lista. Ed è probabilmente per questo che gli occhi sono puntati sul candidato dell’alleanza Libertad y Democracia Quiroga, diventato uno dei presidenti più giovani del Paese all’età di 41 anni, nel 2001. Sui social media ‘Tuto’, come è popolarmente conosciuto, si propone con l’hashtag ‘CambioRadical’, presentando un piano per rilanciare la produzione, digitalizzare lo Stato, promuovere politiche sociali incentrate sull’istruzione e attuare riforme istituzionali che garantiscano l’indipendenza del sistema giudiziario. In una recente intervista a Cnn Quiroga ha fatto sapere: “Sono un uomo di libertà e di libero commercio”.
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