La Camera a maggioranza repubblicana sfida Donald Trump e vota a favore del blocco dei dazi al Canada. Sei repubblicani Usa hanno unito le forze con i democratici per fermare le tariffe. La misura è stata approvata con 219 voti a favore e 211 contrari.
Poco prima del voto, Trump aveva minacciato i repubblicani al Congresso: “Chiunque voterà contro i dazi la pagherà alle elezioni, anche alle primarie”, aveva scritto il presidente americano sul suo social Truth spiegando che le tariffe stanno regalando agli Stati Uniti una grande sicurezza “perché il solo nominarle spinge gli altri paesi ad accettare le nostre richieste”.
In un altro post, Trump aveva poi attaccato il Canada: “Si è approfittato di noi dal punto di vista commerciale per decenni. E’ fra i peggiori con cui avere a che fare”, ha messo in evidenza il tycoon.
Ecco chi sono i sei deputati ribelli che hanno votato contro i dazi di Trump
Campanello d’allarme per Donald Trump che ha visto ben sei deputati repubblicani votare con i democratici a favore del blocco dei dazi al Canada. Si tratta di sei membri della Camera dei Rappresentanti appartenenti all’ala più moderata del Grand Old Party, da tempo in fibrillazione per le politiche aggressive del presidente sul fronte dei rapporti commerciali anche con i più stretti alleati degli Usa.
A votare per il blocco dei dazi ad Ottawa tra le file repubblicane sono stati Thomas Massie (eletto in Kentucky), Don Bacon (eletto in Nebraska), Jeff Hurd (in Colorado), Brian Fitzpatrick (in Pennsylvania), Dan Newhouse (nello Stato di Washington) e Kevin Kiley (in California).
Quest’ultimo già da tempo è finito nel mirino del tycoon per essere l’unico repubblicano a schierarsi con i democratici sul modo di gestire la delicatissima questione degli Epstein file. Trump ora potrà mettere il veto sulla decisione presa ieri era nell’aula della Camera, ma il rischio per il presidente è quello che la mossa dei deputati ‘ribelli’ possa portare ad una vera e propria rivolta nel partito e trasformare le prossime elezioni di metà mandato, a novembre, una vera e propria battaglia anche all’interno del Gop.
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