L’aumento dei requisiti per l’accesso alla pensione già fissati per il 2027 e il 2028 e quello previsto a partire dal 2029 mettono a rischio circa 55mila lavoratori che hanno aderito a misure di uscita anticipata dal lavoro e che potrebbero trovarsi nei prossimi anni a fare i conti con alcuni mesi senza reddito e senza contribuzione.
L’allarme arriva dalla Cgil che ha fatto i conti sulle misure di accompagnamento verso la pensione finanziate dalle aziende quali l’isopensione, il contatto di espansione e i fondi di solidarietà. Il tema dell’aumento dei requisiti per l’accesso alla pensione (un mese in più dal 2027, altri due mesi dal 2028 e tre mesi ulteriori dal 2029 fino ad arrivare a 67 anni e sei mesi per l’accesso alla vecchiaia) è al centro di una mozione firmata dalle opposizioni per impegnare il Governo a bloccare l’aumento dell’età e a rivedere il meccanismo automatico per l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita a 65 anni calcolata dall’Istat.
“L’effetto concreto, spiega il responsabile dell’Ufficio politiche previdenziali della Cgil, Ezio Cigna, è quello di dover inseguire requisiti pensionistici che continuano a spostarsi in avanti, con una nuova platea di esodati”.
“Nonostante le ripetute promesse del Governo sul blocco dell’aumento dei requisiti pensionistici, sottolinea l’analisi dell’ Osservatorio Previdenza della Cgil, il nuovo quadro normativo prevede, un incremento di 1 mese dal 2027, un ulteriore aumento di 2 mesi nel 2028 e un incremento complessivo stimato in 3 mesi a decorrere dal 2029, rispetto ai soli due mesi precedentemente previsti per il biennio 2029-2030. Un cambiamento che modifica radicalmente lo scenario su cui erano stati costruiti migliaia di accordi di uscita dal lavoro attraverso isopensione, contratti di espansione e Fondi di solidarietà sottoscritti fino al 31 dicembre 2025, quando non erano previsti aumenti né nel 2027 né nel 2028 ed era più contenuta la stima per il 2029”. “Se il Governo non interverrà – dice il responsabile delle politiche previdenziali del sindacato, Ezio Cigna, oltre 23.000 lavoratori in isopensione, circa 4.000 con contratto di espansione e altri 28.000 usciti tramite i Fondi di solidarietà bilaterali rischiano di trovarsi con periodi di vuoto previdenziale senza assegno, senza contributi e senza alcuna tutela. Il rischio concreto è quello di una nuova platea di esodati, seppur con caratteristiche diverse rispetto al passato: scoperture pari a un mese nel 2027, due mesi nel 2028 e fino a quattro mesi dal 2029 (saranno sei mesi di aumento dei requisiti invece dei due attesi, ndr), durante le quali le persone coinvolte potrebbero non percepire né reddito né pensione”.
In pratica lo scorso anno, sottolinea la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione – “il governo aveva vincolato l’Inps a non applicare alcun adeguamento dei requisiti pensionistici dal 2027 in avanti” promettendo di non far scattare l’aumento dei requisiti legato in modo automatico all’aspettativa di vita. Gli accordi sono stati fatti sulla base di quella convinzione e ora “ci troviamo con il “rischio concreto di creare una nuova generazione di esodati: persone costrette a rincorrere requisiti pensionistici che continuano a spostarsi in avanti”.
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