La difesa di Sempio con Nordio: ‘Irragionevole la condanna di Stasi dopo l’assoluzione’ – Notizie – Ansa.it

La difesa di Sempio con Nordio: ‘Irragionevole la condanna di Stasi dopo l’assoluzione’ – Notizie – Ansa.it


Con la riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi tornano alla ribalta, oltre alle ipotesi più ‘stravaganti’, tra maghi, sicari e complotti, e a personaggi che hanno calcato la scena quasi 18 anni fa, anche i temi della giustizia e delle riforme.

Quelle “che abbiamo provato a fare e fatto a metà”, ha ripetuto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, aggiungendo: “trovo irragionevole che dopo una o due sentenze di assoluzione sia intervenuta una condanna senza rifare l’intero processo”. 

 

 

L’Anm ritiene “né irragionevole né irrazionale” il fatto che una sentenza di assoluzione “venga riformata”. Così come – spiega il segretario generale Rocco Maruotti – non convince sostenere che “la regola di giudizio ‘dell’oltre ogni ragionevole dubbio’, che deve essere soddisfatta per giungere ad una sentenza di condanna, si trasformi in un ostacolo insormontabile per il solo fatto che vi sia stata…una sentenza di assoluzione”. I magistrati, inoltre, respingono anche l’idea del ministro di “precludere del tutto al pm la possibilità di impugnare le sentenze di proscioglimento”. Si tratta di una modifica, sostengono, che introduce una “dissimmetria radicale” tra accusa e difesa. L’intervento di Nordio fa riaccendere la discussione.

Riferendosi ad Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, con poche parole ha riaperto il dibattito: “Se per legge si può condannare solo al di là di ogni ragionevole dubbio e se uno o più giudici hanno dubitato al punto da assolvere non si vede come si possa poi condannare”. Una frase che ha rilanciato un concetto da lui espresso una settimana fa prima di lasciare il Tribunale di Milano, ripetuto ieri sera e che di tanto in tanto rispunta. Un argomento affiorato anche nel 2017, quando la difesa dell’ex studente bocconiano aveva presentato un ricorso straordinario per cancellare la sentenza passata in giudicato e che la Cassazione aveva dichiarato inammissibile.

Quel provvedimento, così come le precedenti sentenze di condanna, racconta in realtà di un’istruttoria dibattimentale riaperta che ha consentito ingresso a pieno titolo di nuovi elementi di prova di valore decisivo per approdare a un giudizio oltre ogni ragionevole dubbio. Furono acquisiti ulteriori e importanti indizi proprio nel procedimento di rinvio, grazie allo svolgimento di numerosi accertamenti, tra cui quelli sulla bicicletta nera da donna in uso a Stasi, con la conseguente scoperta dello spostamento dei pedali che erano risultati intrisi del Dna della vittima. Bici fino ad allora mai sequestrata anche a causa della falsa testimonianza dell’ex comandante dei carabinieri di Garlasco Francesco Marchetto.

In questo quadro c’è anche l’opinione di Giada Bocellari, l’avvocatessa che da sempre difende Stasi e che ha insistito e ha ottenuto la riapertura di una indagine che sta arando una pista alternativa e che ha spostato il tiro su Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara. Le dichiarazioni di Nordio sono “assolutamente condivisibili” in quanto evidenziano “un principio fondante del processo e della giurisdizione, quello del ragionevole dubbio e della sua corretta applicazione”.

Anche Massimo Lovati, legale di Sempio, condivide la posizione del ministro “anche perchè, secondo me, come ho già detto tante volte, Stasi è innocente”. A suo dire, dietro il delitto ci sarebbe “una organizzazione criminale” che avrebbe commesso reati “di tipo sessuale e di pedofilia. Lo dico da sempre”. Secondo la sua ipotesi, stravagante al pari di chi sostiene che dietro l’omicidio ci possa essere una persona “molto potente” o l’ombra dei servizi segreti “deviati” oppure sette sataniche, Chiara sarebbe stata assassinata da un “sicario” perchè aveva scoperto quel che non doveva scoprire, “qualcosa di indicibile”.

Intanto però, con la collega Angela Taccia, è al lavoro per recuperare tutto il materiale raccolto nell’indagine in vista di una consulenza di parte che fa seguito a quella disposta dai pm sulle impronte dato che ormai nota “papillare 33” è stata attribuita al suo assistito. Un esito che per Lovati è “acqua fresca” e a cui invece gli investigatori cercano i riscontri nella speranza di estrapolare Dna dall’intonaco grattato dal muro di casa Poggi. Intonaco acquisito nel 2007 durante i rilievi nella villetta di Garlasco ma che, come tanti reperti, è andato distrutto per via di una sentenza definitiva.

 

 

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