La fragile tregua volta a porre fine alla guerra a Gaza entra oggi nella sua seconda settimana, dopo lo scambio di ieri tra quattro ostaggi israeliani e circa 200 prigionieri palestinesi tra grida di gioia. Ma mentre Israele e Hamas completavano l’operazione, una disputa dell’ultimo minuto ha bloccato il previsto ritorno di centinaia di migliaia di palestinesi sfollati nel devastato nord della Striscia di Gaza.
Israele ha annunciato che avrebbe bloccato il passaggio dei palestinesi verso nord finché una donna civile tenuta in ostaggio, che secondo l’ufficio del primo ministro “avrebbe dovuto essere rilasciata” sabato, non sarebbe stata liberata.
Una fonte di Hamas ha dichiarato che la donna, Arbel Yehud, verrà “rilasciata nell’ambito del terzo scambio previsto per sabato prossimo”. La disputa ha evidenziato preoccupazioni sulle prossime fasi dell’accordo di tregua entrato in vigore il 19 gennaio. La seconda fase dell’accordo prevede negoziati per una fine permanente della guerra, ma gli analisti avvertono che la natura multifase dell’accordo e la sfiducia profonda tra Israele e Hamas rendono il cessate il fuoco più che mai fragile. Durante la prima fase, della durata di sei settimane, si prevede che 33 ostaggi saranno liberati in vari scaglioni, in cambio di circa 1.900 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Grazie all’accordo sono stati finora rilasciati sette ostaggi e 289 palestinesi, oltre a un prigioniero giordano liberato da Israele.
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