L’anniversario della morte di Chiara Poggi arriva quest’anno dopo mesi segnati da polemiche mediatico-giudiziarie, con una inchiesta, quella della Procura di Pavia che, dopo due archiviazioni, si è chiusa offrendo una ricostruzione diversa da quella finora acclarata da una sentenza passata in giudicato.
Un periodo ben più complicato rispetto al passato in quanto la famiglia Poggi si è vista costretta a difendersi dall’accusa di bloccare le indagini e a dover fare i conti con l’amara sorpresa di scoprire di essere stata intercettata.
In questo clima il 13 agosto, Rita e Giuseppe Poggi, con il secondogenito, Marco, privati più che mai del diritto, per quanto sia possibile, di dimenticare, si ritroveranno come ogni anno in chiesa e sulla tomba di Chiara. “Vogliamo stare raccolti tra di noi come abbiamo fatto sempre”, si limita a dire mamma Rita, preferendo restare “in silenzio”, come per ribadire che le parole non servono.
La famiglia ricorderà la giovane, uccisa brutalmente in quella che ancora oggi è la loro casa, con una messa e i fiori al cimitero, chiusa nel dolore tornato a galla negli ultimi mesi per via di accertamenti che le hanno fatto rivivere un dramma incancellabile e, per giunta, riproposto ogni giorno dal ‘martellamento’ continuo delle tv. Inquirenti e investigatori, intanto, stanno andando avanti con approfondimenti e consulenze supplementari per rafforzare la loro ipotesi: ad uccidere la giovane donna 19 anni fa non è stato, come hanno stabilito i giudici, l’allora fidanzato Alberto Stasi, che ha quasi finto di scontare 16 anni di carcere, ma Andrea Sempio, amico storico del fratello. Una riscrittura del delitto che se da un lato fa prefigurare una richiesta di rinvio a giudizio del commesso ora 38enne, dall’altro apre lo scenario a una richiesta di revisione del processo da parte dei legali di Stasi. Le indagini preliminari della nuova inchiesta sono state prorogate al 28 settembre.
Le consulenze e gli accertamenti suppletivi voluti dall’aggiunto Stefano Civardi e dalle pm Valentina De Stefano e Giulis Rizza, sotto la supervisione del procuratore pavese Fabio Napoleone, sono scattati dopo le indagini difensive dei legali di Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia. Nella speranza di trovare ulteriori elementi a riscontro del quadro – a parere di molti indiziario e non in grado di scardinare quello offerto dalla Cassazione con il verdetto definitivo nei confronti di Stasi – gli esperti dei pm pavesi ritorneranno sulla ormai nota traccia della suola a pallini rilevata sulla scena del crimine che si ritiene appartenga all’assassino.
Gli esperti stanno appurando se sia stata lasciata davvero da una scarpa Frau numero 42 e se sia compatibile con il numero di piede di Sempio. Tra gli altri è stato riaperto anche il capitolo del Dna individuato sui margini ungueali di Chiara: il genetista forense Carlo Previderé è stato incaricato di effettuare ulteriori analisi sul materiale biologico appartenente, secondo quanto emerso dall’incidente probatorio, alla linea paterna della famiglia Sempio. Le relazioni dei tecnici di difesa e parte civile hanno tuttavia evidenziato che non è possibile stabilire con certezza quando e in che modo quella traccia sia stata depositata. Un punto controverso che riguarda quella che era ritenuta la prova principale per riscrivere il delitto di Garlasco ma che, al momento, non pare si fondi su un solido quadro accusatorio.
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