Elly Schlein si dice pronta a un confronto con il governo Meloni sull’utilizzo dei 14 miliardi di euro che l’Italia potrebbe impiegare entro il 2028 per accelerare la transizione energetica. Ma l’apertura agita il campo largo, da Avs al M5s. “In quattro anni Meloni sul tema climatico e energetico ha sabotato in Ue e in Italia tutte le politiche ambientali e climatiche. Dopo la marchetta elettorale sul bollo auto da Cetto La Qualunque, questa mano tesa a lavorare insieme è incomprensibile”, evidenzia il leader di Avs Angelo Bonelli. E il presidente del M5s Giuseppe Conte rincara la dose: “Oggi non ci sono le condizioni per lavorare insieme con chi, il governo Meloni, ha detto di voler fare le trivellazioni. Ritorniamo al petrolio… Adesso Meloni è meglio che vada a casa e lasci lavorare noi”.
La risposta di Giorgia Meloni alle cinque proposte della segretaria del Pd di certo non contribuisce a migliorare il clima: “Intendo approfondirle senza pregiudizi. Sicuramente non ho i pregiudizi dell’opposizione italiana”. M5s e Avs chiedono all’unisono di costruire l’alternativa. Ma per farlo serve un programma comune e un leader. Dalle 14 di domani gli iscritti al M5s online voteranno sulle proposte da sottoporre alla coalizione progressista su venti aree tematiche: alcuni quesiti sono già pronti, dall’ambiente al lavoro, altri – più delicati – sono in fase di limatura. Come quelli sulla politica estera e sulla postura nei confronti della guerra in Ucraina che marca ancora le differenze nel campo largo (“le armi a Kiev? I Progressisti non fanno la corsa al riarmo”, dice Conte telegrafico a Dritto e Rovescio).
Sullo sfondo – me nemmeno troppo – c’è lo spettro di Beppe Grillo e le voci su un suo nuovo partito che potrebbe mettere in difficoltà Conte. Per il Fatto Quotidiano il progetto è già in campo e sta camminando speditamente (“Tanti giovani, l’Ia e i contatti con Musk”). L’ex deputato pentastellato Marco Bella, vicino all'”Elevato” su fb non conferma e non smentisce: “Nel suo podcast non si è parlato di ‘fondare nuovi partiti” ma “se anche Beppe volesse fondarsi una nuova forza politica…che ci sarebbe di male?”, tra l’altro non sarebbe “mai un partito ‘di sinistra”, sono “categorie vecchie dello scorso millennio”, lui “va in alto”.
L’unica certezza è che è “super-determinato a riprendersi nome e simbolo del MoVimento”. La battaglia legale cruciale per il M5s, soprattutto in vista delle prossime politiche. E Grillo, nell’intervista a Pulp podcast, graffia già solo con le prime anticipazioni: “Oggi il Movimento è un’altra cosa in mano al reverendo Jones, l’uomo che sussurrava ai cavilli. Il Movimento che di progressista ha solo la paralisi della mente progressiva, non hanno un’idea…andiamo in un caos straordinario”. “Io ho già dato”, “non è più una questione che riguarda il M5s – ribatte a tono Giuseppe Conte -. I problemi economici di Grillo non sono più i miei. A noi interessano i problemi economici degli italiani”.
Intanto, il rebus delle primarie del centrosinistra non è affatto alle spalle. Attanaglia anche il Pd al suo interno, con l’ipotesi circolata e subito smentita di un possibile doppio turno, per far correre assieme alla segretaria Elly Schlein anche Giorgio Gori (per attrarre i voti dei riformisti). “Quando sarà finito questo lavoro sul programma, se saranno le primarie la scelta della coalizione, il Partito Democratico avrà, come è normale che sia, un solo candidato”, mette in chiaro il capogruppo al Senato Francesco Boccia, tra i dem più vicini a Schlein. Gori “è un riformista nell’animo – commenta Matteo Renzi – ma non discuto in casa d’altri”. Si muove anche il centro con Ernesto Maria Ruffini (Più Uno) che annuncia la trasformazione di Più Uno in un nuovo soggetto politico (appuntamento il 10 ottobre a Roma): “Non si tratta di aggiungere semplicemente un altro partito a quelli che già esistono – spiega -. Vogliamo dare una forma compiuta al lavoro iniziato con Più Uno attorno alle priorità del Paese e alle sfide che si trova ad affrontare”.
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