La manovra in Aula al Senato. Lavoratori sottopagati, arriva una norma salva-imprenditori. Ed è polemica – Notizie – Ansa.it

La manovra in Aula al Senato. Lavoratori sottopagati, arriva una norma salva-imprenditori. Ed è polemica – Notizie – Ansa.it


In corso la discussione generale sulla manovra nell’Aula del Senato, dopo il via libera della Commissione Bilancio. Sono 53 i senatori, di maggioranza e opposizione, iscritti a parlare. La manovra 2026 vale complessivamente 22 miliardi di euro. “Sono soddisfatto. E’ come arrivare in vetta, il sentiero è tortuoso ma l’importante e arrivare in vetta, non c’è un’altra strada”, ha detto il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, intercettato mentre lasciava il Senato dove è in corso la discussione sulla manovra. Nel pomeriggio non è escluso che il ministro intervenga in Aula nel corso delle repliche. Intanto è polemica per la norma salva-imprenditori.

 

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Lavoratori sottopagati: cosa prevede la norma salva-imprenditori

Gli imprenditori che, sulla base di quanto stabilito dai giudici, non pagano adeguatamente i propri lavoratori, non saranno tenuti a corrispondere la differenza nel caso si siano comunque attenuti agli standard di alcuni contratti collettivi. Lo prevede una modifica alla manovra approvata in commissione al Senato e contenuta nel testo all’esame dell’Aula.

Si tratta di casi in cui, secondo i giudici, il trattamento economico non sia conforme “ai princìpi” dell’articolo 36 della Costituzione sulla retribuzione proporzionata. Il dossier del Servizio Studi del Parlamento chiede quindi che “si valuti l’opportunità di chiarire, in relazione all’orientamento giurisprudenziale suddetto, la portata giuridica di tali riferimenti”.

Scotto (Pd), emendamento Pogliese vigliaccata contro lavoratori poveri

“Aver inserito nella manovra di bilancio l’emendamento Pogliese è una vigliaccata fatta ai danni dei lavoratori più poveri e indifesi. Una sanatoria mascherata per le imprese che hanno pagato per anni i lavoratori con retribuzioni da fame a cui i giudici hanno chiesto di sanare gli arretrati dovuti. Cosa che grazie a questo intervento non sarà possibile. Mentre le opposizioni continuano a chiedere il salario minimo, loro trasformano lo sfruttamento in una cosa normale”. Così il capogruppo della commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto (Pd).

Conte: in manovra norma vergognosa che calpesta i lavoratori sottopagati

 “Hanno infilato nella Manovra, col favore delle tenebre e la confusione dei litigi interni alla maggioranza, una norma vergognosa che calpesta e penalizza i lavoratori sottopagati, che avevamo già stoppato in estate. Con questa decisione di Meloni e soci, un lavoratore non può più avere gli arretrati, anche se un giudice stabilisce che ne ha diritto perché il suo stipendio è troppo basso e viola l’articolo 36 della Costituzione”. Lo scrive sui suoi social il presidente del M5S Giuseppe Conte. “Sono gli stessi – aggiunge – del no al salario minimo legale e a tutte le nostre proposte per aumentare gli stipendi dei lavoratori e aiutare i cassintegrati davanti al crollo del potere d’acquisto. Sono gli stessi che aumentano i rimborsi a ministri e sottosegretari. Il mondo al contrario. Ci batteremo ancora contro questo ennesimo scempio”.

“Dentro la Manovra il governo ha infilato di nascosto una norma che cambia in peggio la vita di migliaia di lavoratori. È la stessa misura che Fratelli d’Italia aveva già tentato di far passare nei mesi scorsi e che era stata fermata grazie alla battaglia del M5S e delle altre opposizioni. Hanno avuto il coraggio di ripescarla approfittando della confusione in commissione Bilancio al Senato”. Lo dichiara in una nota la Deputata del M5S Chiara Appendino. “Con questa scelta, se un giudice accerta che un salario non rispetta l’art. 36 della Costituzione, il lavoratore non potrà più recuperare quanto gli è stato ingiustamente tolto negli anni precedenti. È un messaggio devastante: puoi sottopagare e violare la legge senza pagare il conto. È l’ennesima prova – conclude – di una destra che umilia chi lavora. Noi non lo accetteremo e continueremo a contrastare ogni tentativo di svuotare la Costituzione e i diritti conquistati con fatica”.

La protesta di Cgil e Uil

“Un nuovo e grave attacco ai diritti dei lavoratori da parte del governo. Con un emendamento alla legge di Bilancio, senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali, si tenta di rendere più difficile la tutela dei salari e il recupero dei crediti retributivi. Zero benefici per i lavoratori, solo attacchi”. Ad affermarlo, in una nota, la segretaria confederale della Cgil, Maria Grazia Gabrielli. Si usa la legge di Bilancio, prosegue, “su una materia del tutto estranea alla programmazione economica. E palesemente si interviene contro le recenti sentenze della Corte di Cassazione in materia di giusta retribuzione”.

“Dopo essere stata cancellata dal decreto Ilva – ricorda la dirigente sindacale – a seguito dell’opposizione delle forze sociali e politiche, la norma viene riproposta stabilendo che il datore di lavoro non può essere condannato al pagamento di differenze retributive o contributive per il periodo precedente la data del ricorso, se ha applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo leader”. “Il risultato è un indebolimento concreto delle tutele salariali. Una norma che – conclude Gabrielli – neutralizzando cinque anni di arretrati, appare manifestamente incostituzionale e che colpisce i diritti fondamentali dei lavoratori. Non esistono alternative: l’unica soluzione è lo stralcio definitivo. La Cgil contrasterà la norma con ogni iniziativa, in tutte le sedi”.

“L’articolo 40-ter, approvato dalla quinta commissione del Senato, sulle disposizioni in materia di accertamento giudiziale degli standard retributivi, rappresenta un arretramento significativo nella tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”. È quanto dichiarano le segretarie confederale della Uil, Vera Buonomo e Ivana Veronese, riferendosi alla norma entrata in manovra.

Nelle grandi città casa fuori dall’Isee fino a 200mila euro

Tetto più alto, a 200mila euro, del valore della casa per l’esclusione dall’Isee per le abitazioni che si trovano nei comuni capoluogo delle aree metropolitane. E’ quanto prevede una modifica alla manovra approvata in commissione Bilancio al Senato. La legge di bilancio già eleva da 52.500 euro a 91.500 euro il limite del valore dell’abitazione escluso dal computo, incrementandolo di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. In sede di conversione è stato poi aggiunto l’ulteriore innalzamento del tetto a 200mila euro per i nuclei residenti nelle città metropolitane (Roma Capitale, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria, Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Sassari).

Pd: ‘Emendamento blitz reintroduce la caccia selvaggia’

“La maggioranza riesuma il ddl caccia selvaggia e con un ennesimo emendamento alla legge di bilancio, cambia ancora la legge 157 che tutela la fauna selvatica e regola l’attività venatoria. E lo fa a colpi di blitz e forzature, chinata com’è alle assurde richieste della lobby armiero-venatoria”. Lo affermano le deputate PD, Eleonora Evi e Patrizia Prestipino. “Così si regalano biodiversità e natura alla caccia privata, consentendo alle aziende faunistico venatorie di operare a fini di lucro e trasformandole in un vero e proprio parco giochi per ricchi per sparare a piacimento, aziende per il divertimento di figli dei potenti come Trump jr, mentre le aree protette sono sempre più derubricate, lottizzate e sempre meno finanziate nonostante la loro prioritaria funzione di conservazione e tutela della biodiversità”, concludono.

Il timing della manovra

In base alla tabella di marcia, il testo arriva oggi in aula al Senato, mentre l’approvazione è prevista per martedì. Una volta superato il voto di Palazzo Madama, la legge di bilancio verrà immediatamente trasmessa alla Camera dei Deputati. A Montecitorio la discussione generale inizierà il 28 dicembre, mentre il giorno successivo il governo porrà la questione di fiducia sul testo. La votazione finale è prevista per martedì 30.

Entro il 31 dicembre deve avvenire l’approvazione definitiva della manovra, altrimenti scatta l’esercizio provvisorio, una condizione che il Governo punta chiaramente ad evitare.

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