Sei settimane di tregua temporanea in cambio del rilascio di 40 ostaggi. Sarebbe questa la sostanza – secondo fonti egiziane citate dalla testata del Qatar ‘Al-Araby Al-Jadeed’, ripresa da media israeliani – della proposta avanzata dagli Usa per un cessate il fuoco temporaneo nella Striscia ora all’esame di Hamas e di Israele. Ci sarebbe inoltre un parziale ritorno di sfollati nella parte nord di Gaza. La proposta prevede anche l’opzione di una tregua iniziale di 3 giorni, senza alcun obbligo, per i giorni di Eid el-Fitr, che comincia domani sera.
“La proposta per il rilascio degli ostaggi è stata consegnata ad Hamas, ora aspettiamo la loro risposta e ci potrebbe volere un po’ di tempo”. Lo ha detto il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americana, John Kirby, in un briefing con un ristretto gruppo di giornalisti.
Una fonte egiziana ha rivelato all’emittente statale Al Qahera che i negoziati su Gaza al Cairo hanno registrato “grandi progressi” e che le trattative continueranno nelle prossime 48 ore. Secondo la fonte, ci sarebbe “un accordo sui punti principali tra le varie parti”. Le delegazioni di Israele, Hamas, Stati Uniti e Qatar lasceranno la capitale egiziana nelle prossime ore, ma è previsto il loro ritorno tra due giorni “per concordare gli articoli dell’accordo finale”.
Il portavoce delle Forze di difesa israeliane Peter Lerner ha detto a Sky News di essere “cauti sulle indiscrezioni” sui progressi nei negoziati per il cessate il fuoco. “Finché non ci sarà un’intesa, non c’è alcun accordo”, ha detto. “Il nostro ruolo è continuare ad aumentare la pressione su Hamas affinché ci sia la volontà di negoziare”, ha aggiunto, sottolineando che “ci sono ancora 133 israeliani tenuti nelle grinfie di Hamas. Devono essere riportati a casa. Possiamo farlo attraverso negoziati o operazioni”.
Fonti israeliane hanno ridimensionato la possibilità di un accordo imminente. “Ancora non vediamo una intesa all’orizzonte”, hanno detto. “La distanza tra le parti – hanno spiegato – è ancora grande e ad ora non c’è stato nulla di rilevante”. Anche una fonte di Hamas ha riferito ad al Jazeera che per ora “non ci sono progressi”, addossando ad Israele la responsabilità di questo.
Usa, ‘la minaccia da parte dell’Iran è ancora attiva’
“Consideriamo la minaccia da parte dell’Iran ancora attiva”. Lo ha detto il portavoce del Consiglio per la sicurezza americana, John Kirby, in un briefing con la stampa, a proposito dell’allerta lanciata da Washington venerdì. “L’Iran usi la sua influenza per spingere Hamas alla fine della guerra”, ha aggiunto il funzionario.
‘La Cia propone una pausa temporanea per l’Eid el-Fitr’
L’emittente saudita ‘Al-Sharq’ – ripresa da Ynet – ha riferito che il capo della Cia William Burns ha proposto di fermare i combattimenti in tutte le loro forme durante la festa di Eid al-Fitr che dura tre giorni a partire da domani sera e chiude il Ramadan.
Secondo la stessa fonte, durante la pausa temporanea, i negoziati in corso al Cairo tra le parti dovrebbero continuare.
Non c’è al momento alcuna conferma in Israele e neanche quali potrebbero essere i termini della proposta sugli ostaggi.
‘Questa volta è diverso’
“Questa volta è diverso, erano mesi che non eravamo così vicini a un accordo”, afferma una fonte dell’emittente israeliana Channel 12 in merito ai negoziati del Cairo tra Israele e Hamas sulla Striscia di Gaza. Poco prima una fonte egiziana aveva rivelato che i colloqui hanno registrato “grandi progressi” e che le trattative continueranno nelle prossime 48 ore.
Hamas sottolinea le sue condizioni
Hamas afferma che la sua delegazione arrivata al Cairo per i negoziati sulla Striscia di Gaza si è incontrata ieri sera con il direttore generale dell’intelligence egiziana Abbas Kamel. In un comunicato citato dai media locali, il movimento islamista palestinese ha ribadito le sue richieste: la completa cessazione dell’aggressione da parte delle forze israeliane, il ritiro di queste dalla Striscia, il libero ritorno degli sfollati dell’enclave palestinese alle loro aree e luoghi di residenza, soccorsi per i palestinesi e inizio della ricostruzione, un accordo per il rilascio dei prigionieri palestinesi in cambio degli ostaggi israeliani.
Ben Gvir: ‘Senza un’azione a Rafah, Netanyahu non più premier’
“Se Netanyahu decide di porre fine alla guerra senza un attacco esteso a Rafah per sconfiggere Hamas, non avrà il mandato per continuare a servire come primo ministro”. Lo ha detto il ministro della sicurezza nazionale – e leader di destra radicale – Itamar Ben Gvir, citato dai media. Prima di lui l’altro ministro di destra radicale di ‘Sionismo religioso’, e responsabile delle finanze, Bezalel Smotrich, secondo i media, ha convocato il suo partito per valutare la situazione dopo l’annuncio dell’esercito del ritiro da Khan Yunis, nel sud di Gaza.
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