E’ arrivato in serata il segnale atteso da Berna sull’inchiesta giudiziaria riguardante la strage del Constellation, a Crans-Montana. Un messaggio diretto a Roma, a due voci. Da una parte si dà il via libera alle squadre investigative comuni italo-svizzere, attese dalla procura di Roma e poste ieri dalla premier Giorgia Meloni come condizione per il rientro in sede dell’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma.
Video Crans-Montana, agli atti dell’inchiesta nuovo dossier sulle condizioni del bar
Dall’altra però si ribadisce un concetto già espresso più volte in questi giorni: la distinzione tra le responsabilità politiche e quelle giudiziarie. Aggiungendo una variabile, tutta svizzera: si tratta di una questione che riguarda il Cantone del Vallese e non l’intera Confederazione elvetica. Stamane il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani aveva ripetuto i motivi dell’irritazione italiana per gli ultimi sviluppi dell’inchiesta sulla strage di Crans-Montana in cui sono morte 40 persone, tra cui 6 giovani italiani e 116 sono rimaste ferite. Soprattutto dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del Constellation e indagato con sua moglie Jessica Maric per omicidio, lesioni e incendio colposi. “Finché non abbiamo chiarimenti – ha detto Tajani – noi abbiamo deciso di non rimandare l’ambasciatore, l’ambasciata rimane operativa, aperta, così il consolato” ma “è un segnale per dire attenzione, bisogna fare chiarezza”. Il vicepremier ha specificato che non si tratta di responsabilità della Svizzera ma “del Cantone: la legge penale e la procedura è tutta cantonale, quindi è il Cantone che svolge l’attività giudiziaria”. Lo sblocco dell’impasse diplomatica arriva nel tardo pomeriggio di oggi, con una dichiarazione, raccolta dall’ANSA, del Dipartimento degli affari esteri svizzero che prende “atto della richiesta da parte dell’Italia di una stretta collaborazione tra le autorità giudiziarie svizzere e italiane per chiarire le circostanze del tragico incendio di Crans-Montana”. Ma chiarisce che essa “riguarda le autorità giudiziarie”.
Jacques Moretti
Anzi, per essere precisi, la competenza è “della giustizia vallesana e non della politica. Un principio fondamentale del nostro sistema democratico è la separazione dei poteri, che attribuisce a ciascun potere dello Stato ruoli, compiti e responsabilità propri”. Il Ministero elvetico ribadisce tuttavia la vicinanza tra i due Paesi: “La Svizzera e l’Italia perseguono il medesimo obiettivo. Le circostanze che hanno condotto alla morte di 40 giovani provenienti da numerosi Paesi devono essere chiarite con rapidità, trasparenza e in modo esaustivo, e le persone responsabili devono essere chiamate a risponderne”. La concretizzazione di questi segnali di riavvicinamento non si è fatta attendere e a distanza di mezz’ora arriva l’apertura definitiva dell’Ufficio federale di giustizia (Ufg) alle richieste del Governo italiano: la procura di Roma e quella di Sion “avranno la possibilità di unirsi per le indagini in cosiddette squadre investigative comuni. Tale possibilità è prevista esplicitamente dall’articolo 20 del secondo protocollo aggiuntivo della Convenzione europea di assistenza giudiziaria”. L’impegno dell’autorità federale è di chiarire le responsabilità dell’incendio “in modo rapido, trasparente e completo”. Un compito che spetta alla giustizia del Vallese. Entrambi i Paesi hanno sottoscritto il Protocollo addizionale alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, una base giuridica che apre le porte anche alla collaborazione operativa che l’Italia ha offerto alla Svizzera sin dal 13 gennaio quanto è stata accolta la richiesta di rogatoria inoltrata dalla procura capitolina.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
