L’accordo Mercosur appeso ad un filo, Parigi e Roma si sfilano – Altre news – Ansa.it

L’accordo Mercosur appeso ad un filo, Parigi e Roma si sfilano – Altre news – Ansa.it


Sono riapparsi davanti al Parlamento europeo di Strasburgo, occupando la strada che costeggia l’emiciclo. Una decina di trattori francesi ha acceso la miccia di una protesta destinata a risalire verso nord, ancora una volta direzione Bruxelles, dove nelle prossime ore, a pochi passi dall’Europa Building che ospiterà i leader Ue, sono attesi circa mille mezzi e fino a 10mila agricoltori. Sui rimorchi spuntano cartelli e slogan contro l’Europa e il suo accordo con il Mercosur, ormai a un passo dal traguardo ma – dopo oltre 26 anni di negoziati – ancora appeso a un consenso fragile. Da Roma e Parigi è arrivato un messaggio inequivocabile: Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron si sono sfilati, prendendo le distanze dalla corsa di Ursula von der Leyen, determinata a chiudere l’intesa entro l’anno nonostante una maggioranza qualificata che oggi manca.

A rendere il quadro ancora più teso, l’ultimatum giunto da Brasilia: “Se non si chiude adesso, non firmeremo mentre io sarò presidente”, ha avvertito Luiz Inácio Lula da Silva. Siglare l’accordo nei prossimi giorni “è prematuro”: Meloni lo ha detto chiaramente alla Camera, prima di partire per Bruxelles, precisando che l’Italia non intende mettere veti, ma nemmeno avallare un testo privo di adeguate garanzie per gli agricoltori. Il nodo resta il pacchetto di salvaguardie, da approvare prima di procedere sull’intesa commerciale. Se serviranno “altre settimane, le prenderemo”, ha spiegato la premier, nell’auspicio – condiviso anche dai ministri Antonio Tajani e Francesco Lollobrigida – che le condizioni favorevoli maturino all’inizio del 2026. Oltre le Alpi – sotto la pressione del mondo agricolo, assediato dall’opposizione e con le presidenziali del 2027 già sullo sfondo – il tono di Macron si è fatto ancora più netto: davanti a qualsiasi colpo di mano di Bruxelles, la resistenza francese sarà “molto determinata”. Il nervo scoperto, sull’asse Roma-Parigi, riguarda le garanzie di reciprocità – sostenute anche da Cia-Agricoltori Italiani – e le clausole di salvaguardia e a specchio pensate per garantire che anche i prodotti sudamericani rispettino gli standard europei, dai pesticidi alla sicurezza alimentare. Un primo segnale nella direzione auspicata è arrivato in serata dall’accordo preliminare trovato tra il Parlamento europeo e i governi nazionali con un compromesso che introduce una soglia dell’8% sulle importazioni dai Paesi latinoamericani e rafforza gli impegni su produzione e controlli fitosanitari. Bruxelles rivendica i passi avanti compiuti negli ultimi mesi: progressi che la stessa von der Leyen – insieme al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e al commissario Christophe Hansen – ribadirà anche agli agricoltori in marcia a Bruxelles. Per l’Italia la linea è però chiara: ciò che è vietato nell’Ue non può rientrare dalla porta di servizio attraverso l’import. E anche per questo Roma chiede impegni nero su bianco, con uno scambio di lettere giuridicamente vincolanti con i partner sudamericani. Preoccupazioni sollevate anche da Polonia e Irlanda che, tuttavia, nei corridoi di Palazzo Berlaymont vengono liquidate come “in parte irrazionali”, difficili da scalfire persino con i dati. Una lettura che trova sponda a Berlino, dove il Mercosur resta un pilastro della politica commerciale continentale e la pressione per chiudere l’accordo continua. Tanto che, ad accompagnare le dichiarazioni del portavoce del cancelliere Friedrich Merz, dagli ambienti della Cdu è arrivato anche un richiamo più esplicito: senza un ritorno della Germania al ruolo di potenza esportatrice, “sarà impossibile sostenere nuovi oneri finanziari”. Un monito che svela il vero intreccio della partita: l’accordo commerciale si lega al futuro bilancio Ue 2028-2034 e all’intera Politica agricola comune (Pac) che rischia tagli pesanti. Tre settimane in più o in meno non cambiano la sostanza del Mercosur ma, è la tesi di Bruxelles, possono pesare molto sul piano politico. Soprattutto per il Brasile. 

 

 

   

 

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