L’Fbi punta il dito contro la Russia e incrimina cinque persone, accusate di aver pianificato omicidi mirati negli Stati Uniti e nei paesi europei “allineati con l’Ucaina” per i servizi di intelligence del Cremlino. “Hanno pagato e cercato di assoldare delle persone negli Usa e in altri paesi affinché sorvegliassero ed eseguissero omicidi mirati, oltre ad aver incaricato dei complici di compiere o tentare atti di terrorismo contro infrastrutture civili e militari nei paesi europei allineati con l’Ucraina”, ha spiegato il Dipartimento di Giustizia ringraziando il Federal Bureau per aver scovato quella che è stata definita una “rete globale di omicidi”.
Tre degli accusati sono “membri di alto livello” dell’intelligence russa: Yuri e Kirill Khrameev e Oemis Romagoza Durruthy, influente esponente della diaspora cubana in Russia. Gli altri due, Yaidel Delgado Suarez e Angel Eduardo Castro, hanno cercato di reclutare qualcuno che potesse sorvegliare e tentare di uccidere un dissidente russo che vive negli States. Nei documenti depositati in tribunale, il Dipartimento di Giustizia non cita i nomi di chi fosse nel mirino dei russi. Le autorità si sono limitate a parlare di ‘Victim-1’ o ‘Victim-2’, riportando le cifre con le quali i cinque incriminati avevano cercato di reclutare personale. Si va da 200 dollari a 40.000 a seconda del compito da eseguire.
“Gli imputati, agendo per conto dei servizi di intelligence russa, hanno cospirato per seminare caos e distruzione nel mondo”, ha detto il procuratore Jamie McDonald. I cinque incriminati, al momento latitanti, rischiano oltre 20 anni di carcere. La Russia si è limitata a un “no comment” sull’incidente: “Non commentiamo almeno fino a quando non ci saranno prove anche minimamente convincenti e argomentazioni basate su qualcosa di concreto”, ha spiegato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Le accuse piombano sui rapporti fra Vladimir Putin e Donald Trump che, da quando è tornato alla Casa Bianca, ha riallacciato i contatti americani con quella Mosca che era stata isolata dopo la guerra in Ucraina. Gli inviati del presidente Steve Witkoff e Jared Kushner sono volati più volte in Russia negli ultimi due anni per cercare di aiutare a mettere fine alla guerra in Ucraina. Di recente anche il capo della Cia John Ratcliffe è andato a Mosca in una visita a sorpresa. Lo zar, intanto, nel suo discorso alla nazione in vista delle elezioni per la Duma non ha fatto alcun riferimento all’incidente e si è limitato ad esortare i russi ad andare a votare.
“Nessuno riuscirà a dividerci”, è stato il suo messaggio, diretto alla nazione ma probabilmente con uno sguardo anche oltre confine, soprattutto all’Europa e la Nato con cui le tensioni restano alle stelle. Il drone abbattuto da due caccia italiani dell’Alleanza in Lituania era “di tipo russo Gerbera” ed era probabilmente diretto in Ucraina, ha riferito il presidente lituano Gitanas Nauseda, tenendo a precisare che l’obiettivo non fosse la Lituania. Si concretizza l’ombra russa anche dietro ai droni all’aeroporto di Lipsia. Uno degli imputati sarebbe stato infatti in contatto da almeno 20 anni con Denis Smoljaninov, colonnello del servizio segreto militare russo Gru. E altre novità arrivano anche dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ha raccontato come il suo aereo sia stato minacciato dagli Uav non solo in partenza per la Norvegia, ma anche nel volo di rientro.
Attacchi non riusciti che non lasciano intravedere una svolta a breve a livello diplomatico. Sulla tregua energetica annunciata da Trump i dettagli scarseggiano, così come non si hanno per informazioni su possibili incontri trilaterali. Durante l’ultima visita di Witkoff e Kushner, Mosca ha aperto a trattare dopo le elezioni della Duma, ormai dietro l’angolo. Ma le provocazioni all’Europa non sembrano essere di buon auspicio per un ripresa dei colloqui, così come gli attacchi senza sosta in Ucraina: nuovi raid russi contro un autobus e un treno hanno causato almeno cinque morti, mentre Kiev si è attribuita l’uccisione del generale russo Anton Grunis, che ha guidato le forze russe alla conquista della roccaforte ucraina di Kostiantynivka: “E’ morto da eroe”, ha dichiarato il ministero degli Esteri russo. “E’ stato eliminato il 12 settembre nel suo rifugio nel Donetsk”, ha rivendicato il capo delle unità di droni ucraine Robert Brovdi.
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