L’ambasciatore italiano in Svizzera da Meloni e Tajani, rientrerà a Berna se le autorità collaborano – Cronaca – Ansa.it

L’ambasciatore italiano in Svizzera da Meloni e Tajani, rientrerà a Berna se le autorità collaborano – Cronaca – Ansa.it


L’Italia chiede alla Svizzera “l’avvio di un’effettiva collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Stati” e “l’immediata costituzione di una squadra investigativa comune affinché vengano accertate, senza ulteriori ritardi, le responsabilità della strage di Crans-Montana del 1 gennaio 2026”. Sono queste le condizioni dettate da Palazzo Chigi per il rientro a Berna dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, richiamato ieri a Roma.

La decisione è stata presa in un incontro che il diplomatico ha avuto con la premier Giorgia Meloni, al termine di una giornata di consultazioni anche con il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Di fronte al silenzio della procura del Vallese l’Italia vuole un cambio di passo, dopo la scarcerazione di Jacques Moretti indagato con sua moglie Jessica per omicidio, lesioni e incendio colposi, che ha sollevato l’indignazione delle istituzioni italiane e delle famiglie delle vittime.

Dopo i ritardi, gli errori e la mancanza di comunicazione l’obiettivo è di mettere a disposizione le competenze tecniche degli investigatori italiani per far decollare un’inchiesta che arranca e stenta a individuare il quadro delle responsabilità per la morte di 40 persone, tra cui 6 ragazzi italiani e 116 feriti. “Chiediamo che si faccia piena luce e che non venga offesa la memoria di questi ragazzi”, ha ripetuto Tajani.

In realtà la collaborazione investigativa con Sion era già tra le ipotesi operative su cui Roma stava lavorando da giorni: la rogatoria dalla procura capitolina, che ha aperto un fascicolo in cui ipotizza l’omicidio colposo, lesioni colpose, incendio e disastro colposo, è stata accolta formalmente dalla Svizzera il 13 gennaio, ma da allora nessuno si è fatto sentire.

Prima della richiesta di rogatoria, tra il 3 il 4 gennaio, si è svolta una missione del personale della Polizia scientifica, che ha potuto svolgere semplicemente un “rapido” sopralluogo nei locali del Constellation perché gli svizzeri si erano mostrati “visibilmente irrigiditi e frettolosi per la nostra presenza” avevano poi riferito in una informativa i detective italiani.

Ma sulla presenza degli italiani nelle attività di indagine in Svizzera rimane molta freddezza: “Il codice di procedura penale svizzero non consente che l’Italia sia parte civile nella procedure e che possa seguire l’inchiesta. Questo i magistrati non possono farlo”, sostiene Nicolas Mattenberger, avvocato di alcune famiglie delle vittime della strage di Crans-Montana, pur essendo molto perplesso sulle capacità dei magistrati svizzeri di gestire un dossier così complesso.

Un procedimento penale che dovrà essere completato con la massima celerità, considerati anche i successivi sviluppi in sede civile, le cui richieste potrebbero aggirarsi tra i 600 milioni e il miliardo di franchi, secondo stime diffuse oggi, mentre il governo del Cantone del Vallese ha stanziato 10 milioni di franchi per le vittime del Constellation.

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