Lungo la strada 242 che porta al valico di Kissufim, tra Israele e Gaza, un lungo manto di papaveri colora il paesaggio per un breve momento dell’anno, prima che il caldo sciupi l’erba dei campi. Sulla stessa strada, il 7 ottobre 2023 gruppi di terroristi hanno fatto il tiro al bersaglio sulle automobili che passavano uccidendo decine di civili. Passato il varco, cambia tutto. Solo polvere e terra gialla, spostata dalle ruspe del genio militare per delimitare il passaggio dei camion che portano gli aiuti umanitari e i mezzi dei soldati. Centinaia di pallet sotto il sole reggono tonnellate di olio di oliva, vasetti di peperoncini, tappeti, stuoie: intorno nessuno che ritiri la merce. Poi, una stretta strada asfaltata da poco e si arriva all’avamposto dell’Idf sui campi centrali di Deir el Balah, dentro la Striscia, delimitata dalla Linea Gialla controllata dall’esercito israeliano.
L’ANSA è entrata da questa parte dell’enclave con i militari di Tsahal. Salendo una scala di cemento costruita su un terrapieno, dietro la barriera di protezione compare Gaza, con la sua primavera di fiorellini bianchi tra qualche casa accasciata su se stessa dopo i bombardamenti, gli uccellini, il vento che viene dal mare. Più a nord edifici ancora in piedi, nemmeno un’anima in giro. Il silenzio però dura poco: all’improvviso una successione di colpi di armi automatiche, più o meno a 500 metri in linea d’aria, vicino a un palazzo sventrato. Subito dall’avamposto parte un drone, qualche minuto e si vede il fumo bianco che si leva verso il cielo. Qualcosa, qualcuno, è stato colpito. “Chi sta sparando?”, “Non si capisce, o noi o loro”, risponde uno dei soldati appostati lungo la barriera con il fucile puntato verso Deir el Balah. “La nostra missione qui è molto semplice: difendere, assicurarci che Hamas non superi e violi la Linea Gialla, cosa che tentano di fare quotidianamente. Ci sono stati diversi incidenti in quest’area. Abbiamo perfino visto un terrorista che ha attraversato la Linea di demarcazione con una macchina, poi è uscito dal veicolo e si è messo a sparare sulle truppe”, racconta all’ANSA il portavoce militare Nadav Shoshani.
“In questa zona abbiamo trovato numerosi sbocchi di tunnel e diverse strutture sotterranee. Una delle nostre missioni primarie è proprio individuare i tunnel, e quando li troviamo dobbiamo perquisirli e smantellarli, tramite esplosioni o cementandoli. Dipende dalle condizioni sul campo”, spiega. Qualche minuto e si sentono altri spari. Sono talmente vicini che è possibile vedere il lampo dei colpi che si susseguono, i soldati lanciano un altro drone. Poi un altro combattimento, un po’ più lontano, in mezzo ai campi centrali. Un cessate il fuoco scandito dal crepitare delle armi leggere. E di nuovo il silenzio rotto solo dall’abbaiare di cani in lontananza. Una situazione di incertezza pesa sul pomeriggio che si riempie di nuvole grigie, un tempo sospeso prima che la seconda fase del piano Trump per la pace prenda la via di un nuovo governo e della ricostruzione. Ma ci vorrà tempo, forse molto. La Linea Gialla è segnalata qua e là con cartelli, a distanza si vedono poco, tra la campagna e le case distrutte. La demarcazione definisce un perimetro interno dentro la Striscia che limita il movimento dei residenti: dentro le forze militari israeliane, fuori il controllo di Hamas. Un cuscinetto allargato che allontana il confine tra Israele e Gaza. “Questa postazione militare è a poche centinaia di metri dalla Linea. Purtroppo abbiamo avuto soldati feriti e anche uccisi lungo tutto il perimetro, ma qui siamo riusciti a disarmare i terroristi che si stavano avvicinando”, dice Shoshani. A terra, vicino ai soldati che fanno la guardia i bossoli indicano che da quella barriera si spara spesso”. Comincia a fare buio, le nubi sono più scure, come il sentimento di chi guarda verso quel luogo dove la guerra ha inghiottito tutto.
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