“Non ho mai creduto quando ero in magistratura alle toghe rosse, nere, bianche o azzurre: si tratta di una semplificazione che prendeva spunto da un parallelismo politico, con un magistratura di destra, sinistra o di centro. Oggi, con il tramonto e la dissoluzione delle ideologie, le problematiche non sono agganciate a una dottrina politica ma obbediscono ad altri criteri che nella degenerazione correntizia sono criteri di potere”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense.
Video Nordio: ‘Toghe rosse? Oggi solo logiche di potere’
“Alcuni Paesi hanno superato il concetto di carriere separate, ma questo discorso è prematuro attualmente in Italia. La separazione della carriere sarà superata quanto l’avvocatura entrerà a pieno diritto nell’ambito della giurisdizione: quando l’avvocato potrà diventare giudice e nessuno se ne scandalizza: questa è la vera cultura della giurisdizione. Nel mio mondo ideale di domani dovremmo avere una giurisdizione composta da pubblici ministeri, giudici e avvocati che siano tra loro interscambiabili”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel suo intervento al Consiglio nazionale forense a Roma.
Video Mantovano: ‘Oltre toghe rosse, c’e’ sviamento giudiziario’
Per il sottosegretario Mantovano ‘Oltre alle toghe rosse c’è sviamento giudiziario’. Non riduciamo questo scenario a un racconto di ‘toghe rosse’ in azione, che forse aveva senso 30 anni fa e ora è macchiettistico. È qualcosa di più complesso e di più grave. È un ormai cronico sviamento della funzione giudiziaria, perché quest’ultima deraglia dai propri confini e decide, insieme alle norme, le politiche sui temi più sensibili, e chi quelle politiche deve applicare. Ed è uno sviluppo che attraversa tutte le giurisdizioni, a prescindere dalle appartenenze correntizie. Ritrovare l’equilibrio è indispensabile”. Così il sottosegretario Mantovano all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense.
Il vice segretario dell’Anm, Stefano Celli, sulle dichiarazioni del sottosegretario Alfredo Mantovano precisa: “Vi sono delle valutazioni che spettano ad organi diversi da quelli eletti, previsti dalla legge e che fanno il loro dovere, i quali a volte possono andare in contrasto con le decisioni del governo. Se proprio il governo ritiene di essere limitato da questo esercizio di poteri e se fosse vero che qualcuno di noi ha esercitato un potere che non è suo, si può ricorrere alla Corte costituzionale per il conflitto di attribuzione”.
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