Mentre la Procura di Pavia con le indagini riaperte da quasi un anno punta a portare a processo Andrea Sempio, i legali della famiglia di Chiara Poggi con nuove consulenze vogliono puntellare le prove della condanna definitiva di Alberto Stasi. Consapevoli che la difesa dell’ex bocconiano, dopo il deposito degli atti dell’inchiesta pavese, proverà a chiedere la revisione del caso. E per questo hanno lavorato per acquisire una “certezza”, per loro legata al movente del delitto del 13 agosto 2007 a Garlasco. “Abbiamo ritenuto di fare chiarezza anche sulle false notizie diffuse in questi mesi – hanno chiarito gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna – sollecitando un ulteriore approfondimento informatico, dal quale è emerso che la sera prima di essere uccisa, Chiara aveva fatto accesso proprio alla cartella del pc di Stasi in cui erano stati catalogati, per genere, i numerosi file pornografici già esaminati all’epoca”.
Circa “settemila” in tutto. Va tenuto conto, infatti, che “l’apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio sarebbe da ritenere funzionale ad una richiesta di revisione della condanna irrevocabile” per l’ex fidanzato, che sta finendo di espiare la pena di 16 anni. “Come abbiamo più volte denunciato – proseguono – si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione”. Negli accertamenti dei consulenti Paolo Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti sono stati usati “nuovi software, che hanno consentito, attraverso le analisi sulla copia forense” del pc di Stasi, “di acquisire un dato di assoluta certezza”, ovvero che, quando lui si allontanò “quella sera” del 12 agosto “per 10 minuti”, Chiara “aprì quella cartella chiamata ‘militare’ coi file pornografici catalogati” dall’ex bocconiano. Chiara avrebbe cliccato e poi se ne sarebbe aperta un’altra denominata “nuova cartella” e ancora un file di “anteprima” delle immagini. Elemento che era sempre “rimasto un dubbio”. La consulenza della parte civile sarà depositata ai pm di Pavia, a cui i legali chiederanno di proporre istanza al gip di incidente probatorio per effettuare, con un perito terzo, le stesse analisi da ‘cristallizzare’ come prova. Come “già successo per l’Estathè rinvenuto sulla scena del delitto e risultato a sua volta riferibile ad Alberto Stasi”. Unico dato “inedito”, quel profilo rintracciato sulla cannuccia tra i resti della spazzatura, venuto a galla, secondo la famiglia Poggi, dal maxi incidente probatorio genetico che si è chiuso a dicembre. “Continueremo ad approfondire celermente ogni ulteriore elemento utile ad una ricostruzione ancor più dettagliata dei fatti, nell’interesse della verità e della giustizia”, hanno ribadito gli avvocati. Dalle verifiche, ha aggiunto Tizzoni, è stato appurato anche che la cartella di un video di Chiara e Alberto non fu aperta “dopo una determinata data”.
Smentita, dunque, “la teoria” che qualcuno possa aver visto quel filmato intimo dei due giovani. Una tesi correlata, in sostanza, alle nuove indagini su Sempio. Nel frattempo, nel filone collegato delle indagini in corso a Brescia, quello in cui l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti è accusato di corruzione in atti giudiziari con il padre del 37enne in relazione alla prima archiviazione del 2017, è arrivata una decisione della Cassazione. Ha confermato, rigettando il ricorso dei pm, il no al sequestro dei dispositivi di Venditti, tra cui telefoni, pc e tablet. Come aveva fatto notare l’avvocato Domenico Aiello, non erano state indicate “parole chiave” e l’arco temporale delle ricerche – 11 anni per poter scandagliare “milioni di dati” – era troppo ampio.
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