La strada che conduce dall’aeroporto di Saurimo alla spianata dove è stato montato il palco per la messa è costellata da casupole e botteghe molto modeste, alcune sono vere e proprie baracche. E’ asfaltata solo la strada principale, le traverse invece sono coperte della solita terra rossa.
Eppure, solo a trenta chilometri da qui, c’è la quarta miniera di diamanti più importante della terra dalla quale si estrae la materia prima per preziosi gioielli che solo in pochi possono permettersi. Tanta ricchezza della terra d’Angola finisce in poche tasche, soprattutto straniere, e la gente tira avanti coltivando manioca e l’igname, una specie di patata utilizzata nella cucina locale. Papa Leone XIV ha preso un aereo dalla capitale Luanda per abbracciare questa gente e soprattutto denunciare le disparità che attraversano l’Angola e tanti altri paesi dell’Africa.
“Molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi”, sottolinea il Pontefice che avverte: “Davanti a questi mali, Cristo ascolta il grido dei popoli e rinnova la nostra storia”. “Noi non siamo nati per diventare schiavi né della corruzione della carne, né di quella dell’anima. Ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna – dice il Papa – nega la risurrezione di Cristo, dono supremo della nostra libertà”.
“Tutti gli angolani, senza eccezioni – insiste il Papa -, hanno il diritto di costruire questo Paese, beneficiandone in modo equo”. Ed è per questo che, nella città famosa per il simbolo della ricchezza, il diamante, il Papa sceglie invece di visitare un centro di accoglienza per anziani. La maggior parte di loro è stata abbandonata da figli e nipoti, anche a causa di accuse di stregoneria. Da una parte i diamanti, dall’altra le credenze ancestrali che sfiorano anche chi si dice cattolico. Anche per loro Papa Leone ha un messaggio diretto e richiama tutti i cattolici a vivere la “fede autentica” senza sostituirla con “un commercio superstizioso, nel quale Dio diventa un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve. Persino i più bei doni del Signore, che sempre si prende cura del suo popolo, diventano allora una pretesa, un premio o un ricatto, e vengono fraintesi proprio da chi li riceve”. Leone XIV evidenzia che a volte “esistono motivi sbagliati per cercare Cristo, anzitutto quando viene considerato un santone, un guru, o un portafortuna”.
Torna nei discorsi del Papa con forza anche il tema della pace. Nell’incontro con i vescovi, i sacerdoti, le suore e i religiosi, ai quali chiede di rifuggire dai “privilegi” (e in Africa spesso la talare rappresenta anche uno status), invita a continuare a testimoniare la pace. Leone guarda al mondo ma anche a questo angolo del pianeta, l’Angola, che in tempi recenti ha vissuto quarant’anni consecutivi di guerra, dal 1961 al 1975 per l’indipendenza dal Portogallo e poi una guerra civile tra le fazioni che avevano combattuto per l’indipendenza, con una pace raggiunta solo nel 2002, ma con uno strascico di inimicizie che ancora deve essere superato.
“In passato avete dimostrato coraggio nel denunciare il flagello della guerra, nel sostenere le popolazioni tormentate rimanendo al loro fianco, nel costruire e ricostruire, nell’indicare vie e soluzioni per porre fine al conflitto armato” ma “questo impegno – sottolinea il Papa rivolto ai religiosi – non è finito! Promuovete dunque una memoria riconciliata, educando tutti alla concordia e valorizzando, in mezzo a voi, la testimonianza serena di quei fratelli e sorelle che, dopo aver attraversato tormenti dolorosi, hanno perdonato tutto. Gioite con loro, fate festa per la pace!”.
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