L’Europa si prepara per Hormuz. Macron: ‘Noi pronti con 20 Paesi’ – Notizie – Ansa.it

L’Europa si prepara per Hormuz. Macron: ‘Noi pronti con 20 Paesi’ – Notizie – Ansa.it


Soddisfatta per il “ritorno alla diplomazia” in Medio Oriente e nel Golfo, l’Europa, dopo mesi di inazione, si prepara ad entrare in campo sul fronte iraniano. L’atteso accordo tra Washington e Teheran spalanca le porte a quella missione per lo Stretto di Hormuz che il presidente americano aveva chiesto diverse settimane fa, ottenendo il costante rifiuto degli Alleati. Per questi ultimi, infatti, mancava la “condizione necessaria” per intervenire: il cessate il fuoco e l’intesa tra i belligeranti. Il G7 di Evian, tuttavia, ha registrato il ritrovato asse transatlantico, agevolato dal formale impegno dell’Europa a operare per garantire la libertà di navigazione nello Stretto. “La Francia è pronta con altri 20 Paesi”, ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron, padrone di casa del vertice dei Grandi. Il dossier dal Lago di Ginevra planerà ora a Bruxelles, al tavolo del summit dei 27. La più recente bozza di conclusioni, ancora suscettibile di modifiche dell’ultim’ora, ha messo nero su bianco “gli sforzi” dei Paesi Ue e dei loro partner per garantire la libertà di navigazione e puntualizza che qualsiasi accordo non deve alterare la “governance” di Hormuz.

Per l’Ue, di fatto, serve un ritorno allo stato pre-guerra ma con uno Stretto non più minato dai Pasdaran. Nessun pedaggio imposto da Teheran sarebbe accettato da Bruxelles, che punta a dare il suo contributo anche sotto il vessillo blu-stellato dell’Unione. “Il Consiglio europeo ricorda il ruolo dell’operazione di difesa marittima Aspides, ne sottolinea il potenziale contributo alla stabilizzazione della regione e ne chiede il rafforzamento,” si legge nella bozza di conclusioni del summit. Modalità e tempistiche della missione europea – in questo senso facendo riferimento innanzitutto alla coalizione dei Volenterosi – restano ancora incerte e comunque legate agli iter legislativi nazionali. La Francia e la Gran Bretagna – Paesi guida dell’alleanza – sembrano avere fretta. Il cancelliere Friedrich Merz – che mercoledì ospiterà il più volte rinviato vertice degli E5 (con Parigi, Varsavia, Londra e Roma) per fare il punto dopo il G7 – punta ad ottenere il mandato del Bundestag entro la pausa estiva. La premier Giorgia Meloni si è mostrata più cauta: ha sottolineato che non si sa ancora “se sarà necessaria domani” l’autorizzazione del Parlamento e ha rimarcato che ci sono “sessanta giorni”, a partire dalla firma dell’intesa Usa-Iran, per capire le modalità di intervento. L’intenzione degli europei resta quella di non forzare la mano, passando comunque dalla via diplomatica, la stessa che nelle prossime ore sbloccherà la nave ‘Grande Torino’ della Grimaldi, da tempo ferma nello Stretto. “Il ministro degli Esteri dell’Iran, Abbas Araghchi mi ha garantito la partenza sicura” dell’imbarcazione, ha annunciato il titolare della Farnesina Antonio Tajani dopo un colloquio con il suo omologo. Al momento, la situazione a Hormuz appare ben lontana dalla normalità.

Dall’inizio della settimana i registri di navigazione hanno segnalato il passaggio di meno di una ventina di navi, rispetto alla media delle 120 al giorno del periodo pre-guerra. Oltre duecento petroliere e oltre trecento navi mercantili, secondo gli ultimi dati di martedì, erano ancora ferme nell’area. Le perplessità su un passaggio che sia davvero sicuro e la presenza delle mine, nonostante le rassicurazioni di Donald Trump, stanno frenando il ripristino del traffico. A Bruxelles, non a caso, sono convinti che per ritornare ai flussi di import di gas e petrolio pre-conflitto potrebbero volerci mesi. Di tutto questo i 27 leader parleranno giovedì e venerdì ad un summit Ue dove, sul fronte mediorientale, resta caldo e divisivo anche il dossier israeliano. Nella bozza di conclusioni la condanna verso “le azioni unilaterali di espansione” in Cisgiordania è netta ma sull’embargo ai prodotti degli insediamenti il quorum è lontano, laddove sulle sanzioni al ministro oltranzista Ben Gvir manca l’unanimità. Le prossime ore diranno se le dure parole di Trump nei confronti di Benyamin Netanyahu faranno da sponda decisiva a chi, in Ue, vuole dare un segnale forte al governo israeliano.

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