L’ex parlamentare Giancarlo Pittelli condannato a 14 anni – Notizie – Ansa.it

L’ex parlamentare Giancarlo Pittelli condannato a 14 anni – Notizie – Ansa.it


L’avvocato ed ex senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli subisce la seconda condanna in primo grado per i suoi presunti rapporti con la ‘ndrangheta. Dopo gli 11 anni rimediati dal Tribunale di Catanzaro nel processo “Rinascita-Scott” per i suoi rapporti con il boss Luigi Mancuso – l’appello è in corso – il noto penalista catanzarese è stato condannato stasera dal Tribunale di Palmi a 14 anni di reclusione per concorso esterno con la ‘ndrangheta nel processo “Mala Pigna”.

Nei suoi confronti la pm della Dda di Reggio Calabria Lucia Spirito aveva chiesto 16 anni. Complessivamente, i giudici hanno condannato 18 imputati e ne hanno assolti otto. Con la sentenza di stasera si chiude il primo dibattimento scaturito dall’operazione che aveva colpito esponenti di spicco della cosca Piromalli, svelando pure un traffico di rifiuti che sarebbe stato gestito dall’imprenditore Rocco Delfino detto “u Rizzu”. L’imprenditore è ritenuto dagli inquirenti il braccio economico del clan di Gioia Tauro, che proprio stamani è stato colpito da un’operazione del Ros dei carabinieri che hanno arrestato 26 persone tra le quali il boss 80enne Giuseppe Pino Piromalli, detto “Facciazza”. Delfino è stato condannato a 22 anni di carcere per associazione mafiosa.

Per lui, la Dda guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli, aveva chiesto 29 anni. Negli anni Novanta – è la ricostruzione fatta dagli investigatori – Delfino era considerato un mero partecipe per poi diventare “capo ed organizzatore della cosca con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere e degli obiettivi da perseguire”. E sono stati i rapporti con Delfino che hanno portato alla condanna di Pittelli, difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Francesco Gambardella.

Il penalista, hanno scritto i pm nel capo di imputazione avrebbe garantito “la sua generale disponibilità nei confronti del sodalizio a risolvere i più svariati problemi degli associati, sfruttando le enormi potenzialità derivanti dai rapporti del medesimo con importanti esponenti delle istituzioni e della pubblica amministrazione”. L’ex senatore, hanno sostenuto gli inquirenti, aveva “illimitate possibilità di accesso a notizie riservate e a trattamenti di favore”. Per questo “fungeva da postino per conto dei capi della cosca Piromalli” per i quali “veicolava informazioni all’interno e all’esterno del carcere tra i capi della cosca detenuti in regime di 41 bis”. Considerazioni che, evidentemente sono state accolte dal Tribunale di Palmi che entro novanta giorni dovrà depositare le motivazioni della sentenza.

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