Il sorriso incontenibile, tra gli applausi dei sostenitori in delirio, Abdul El-Sayed si toglie subito un sassolino dalla scarpa rispondendo a JD Vance con tagliente ironia: “Habibi”, lo chiama ‘caro’ in arabo, e incalza: “c’è una deliziosa ironia nel fatto che tu sia costituzionalmente obbligato a farmi giurare a gennaio”. Abdul El-Sayed è il primo musulmano eletto al Senato degli Stati Uniti, in una delle corse più serrate e più emblematiche della campagna elettorale per le midterm 2026, in cui ha sfidato il repubblicano Mike Roger nello stato chiave del Michigan.
E’ notte negli Stati Uniti quando le proiezioni gli attribuiscono il seggio, dopo una corsa combattutissima e non senza colpi di scena come l’improvviso voltafaccia della sua compagna di partito ed ex rivale alle primarie democratiche Haley Stevens che solo due giorni prima del voto ha appoggiato il candidato repubblicano Rogers. Stevens ha addotto motivi di inconciliabili visioni sulla politica estera rispetto ad El-Sayed riguardo alle posizioni su Israele e Gaza in particolare. Il rischio di spaccare l’elettorato era altissimo, ma non è accaduto. Non solo: El Sayed ai democratici del Michigan ha proposto ‘l’America che verrà’, e la risposta delle urne è stata chiara.
Video Midterm, El-Sayed rivendica la vittoria in Michigan: “Ce l’abbiamo fatta”
Si è detto a più riprese che il risultato del 3 novembre può costituire per entrambi i maggiori partiti americani la base per la loro strategia in vista della corsa per la Casa Bianca nel 2028, ed El Sayed sul fronte democratico rappresenta proprio questo: ha 42 anni, è figlio di un immigrato egiziano, è un medico, è un politico progressista appoggiato dall’ala sinistra del partito, quella ‘guidata’ da Alexandria Ocasio Cortez per intendersi, a sua volta rieletta, e che proprio su di lui sembra puntare visto l’inedito contributo di un milione di dollari alla sua campagna. Sostiene una tassa patrimoniale per i miliardari e nuove regole per le donazioni di fondi alla politica.
Soprattutto, è da anni in prima linea su temi di salute pubblica, sostenitore del Medicare – grande nodo della politica americana – ne ha fatto un vero e proprio manifesto con un impegno anche divulgativo attraverso un popolare podcast. Impegno che l’ex presidente Barack Obama, da ‘padre’ dell’Obamacare, non ha mancato di mettere in evidenza nel sostenere il candidato: “Per lui la sanità è un diritto umano, votatelo”. E poi c’è anche Bruce Springsteen, il cantore dell’America degli ultimi dall’inconfutabile pedigree dem, che per le midterm è tornato su X dopo due anni di silenzio e su El Sayed ha scritto: “Lo sostengo al 100%”.
Durissimi d’altro canto gli attacchi dei repubblicani, quelli di Donald Trump e JD Vance in testa. Il vicepresidente lo ha definito “psicopatico”, lo ha accusato di promuovere l’odio razziale e di frequentare persone che giustificano la violenza contro gli Usa, senza tuttavia ripetere ciò che invece ha ripetutamente esplicitato Trump: “E’ un jihadista e un bugiardo”. E ancora: “Odia gli ebrei e odia i neri. Non preoccupatevi, odia anche i bianchi. Solo gli sciocchi lo voterebbero”.
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