Il funerale di Ratko Mladić, il ‘Macellaio dei Balcani‘, si abbatte sul già difficile cammino della Serbia verso l’Unione europea. Le immagini dell’omaggio di massa a Belgrado, con ministri, militari e alti funzionari serbi, scatenano l’ira dei vertici Ue: sono “scioccanti“, contraddicono i valori europei e Bruxelles sta già “valutando” le conseguenze. Intanto cresce la tensione nei Balcani: la Bosnia-Erzegovina espelle due diplomatici serbi e riduce al minimo la propria presenza diplomatica a Belgrado, mentre il ministro degli Esteri Elmedin Konaković avverte: “Se potessi, interromperei immediatamente le relazioni diplomatiche con la Serbia”.
Il giudizio politico è arrivato dai massimi livelli. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno definito “profondamente deplorevoli” il sostegno e la presenza di alti funzionari serbi alle esequie. Quanto accaduto, hanno avvertito, dimostra “l’incapacità di affrontare un capitolo oscuro della storia recente dell’Europa” e “contraddice i valori” del percorso della Serbia verso l’Ue. “La glorificazione pubblica di criminali di guerra condannati, come nel caso di Ratko Mladić durante il suo funerale, compromette il processo di riconciliazione”, ha rincarato la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola. Non ci può essere revisionismo, negazione del genocidio od onore per i perpetratori, ha avvertito l’Alta rappresentante Kaja Kallas: “Il percorso della Serbia verso l’Ue richiede un impegno inequivocabile verso i valori fondamentali europei e la verità storica”.
Il punto è sia la dimensione della cerimonia, con almeno 16.000 persone tra chiesa, corteo e cimitero, e sia il livello della presenza ufficiale. Al funerale erano presenti almeno sei ministri serbi, fra cui i titolari della Difesa e della Giustizia, il figlio del presidente Aleksandar Vučić, Danilo, dirigenti dello Stato e della polizia, rappresentanti della Republika Srpska e l’ambasciatore russo a Belgrado. Il rito è stato officiato dal patriarca della Chiesa ortodossa serba Porfirije. Tra la folla, poi, c’erano secondo Radio Free Europe veterani delle unità speciali, ex miliziani, esponenti dei Berretti Rossi, motociclisti filoputiniani sanzionati da Ue e Usa e figure dell’estrema destra serba. Un mosaico nel quale rappresentanti dello Stato, ambienti nazionalisti ed estremisti si sono ritrovati a rendere omaggio all’ex generale serbo-bosniaco, condannato per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità e morto all’Aja mentre scontava l’ergastolo. Sarajevo ha ritirato quasi tutto il personale diplomatico bosniaco da Belgrado e poi espulso l’addetto militare serbo e il consigliere del rappresentante della Bia, i servizi segreti serbi. Dalla Bosnia arriva anche la richiesta di sanzioni: Bakir Izetbegović, leader del Partito d’Azione Democratica, ha chiesto all’Ue, agli Stati Uniti e alla comunità internazionale misure personali e contro lo Stato serbo, definendo la celebrazione di Mladić “un serio monito per tutta l’Europa, non solo per i Balcani”.
Video Onori militari e di Stato per il generale Mladic, in migliaia al funerale
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