L’escalation militare tra Iran e Stati Uniti registra un rallentamento, almeno in apparenza. Teheran “ha fermato 800 esecuzioni”, ha annunciato la Casa Bianca, confermando le dichiarazioni precedenti del regime. Washington ha chiarito che continuerà a “monitorare la situazione”, minacciando “gravi conseguenze se le uccisioni continueranno”, ma l’impressione è che il temuto attacco sia per il momento congelato. Come lascia intendere anche la riapertura dello spazio aereo sui cieli della Repubblica Islamica.
La cautela di Donald Trump, condivisa con i partner arabi, si fonda anche sulla considerazione che un cambio di regime non sia un’opzione semplice. Lo stesso tycoon lo ha fatto intendere, quasi scaricando il figlio dell’ultimo scià Reza Pahlavi. La pressione americana sugli ayatollah resta comunque alta: una nuova serie di sanzioni ha colpito l’alta cerchia, a partire dal capo del consiglio di sicurezza Ali Larijani, accusato di aver “coordinato la repressione” delle proteste.
Dopo oltre due settimane di manifestazioni contro il regime, che hanno provocato migliaia di morti (inclusi un cittadino canadese e un dipendente della Mezzaluna Rossa), Teheran ha iniziato a mostrare segni di un ritorno alla normalità, pur tra le preoccupazioni di un possibile blitz degli americani. Più distese anche le dichiarazioni del regime, che dopo aver promesso “processi rapidi e pubblici” per i “rivoltosi”, ha fatto sapere “non c’è alcun piano” di impiccagioni.
Sospiro di sollievo soprattutto per il 26enne Erfan Soltani, il primo manifestante a rischiare la forca in questa ondata di proteste. Le autorità hanno negato di averlo condannato a morte, ma secondo gruppi di attivisti la sua esecuzione è stata solo rinviata. Non è chiaro se la sospensione sarà definitiva, ma Trump ha voluto dare credito a Teheran.
“È una buona notizia, speriamo che continui così”, ha scritto il presidente Usa su Truth. E secondo l’ambasciatore iraniano in Pakistan, il tycoon ha informato il regime “di non avere alcune intenzione di attaccare”, pur aspettandosi “moderazione” nel contenere le proteste.
Nelle ultime settimane la retorica e le azioni dell’inquilino della Casa Bianca hanno oscillato tra minacce di attacchi militari e pause improvvise, lasciando gli analisti a dibattere se questa imprevedibilità sia strategica, caotica o un mix di entrambe, quindi è difficile leggere quali siano le sue reali intenzioni. Di certo, a scoraggiare l’intervento armato ci sono gli alleati sunniti, a partire Arabia Saudita e Turchia, che preferiscono un regime debole a Teheran piuttosto che un vuoto di potere destabilizzante per la regione. Ma anche Israele, con Benjamin Netanyahu che ha chiesto a Washington di posticipare l’eventuale intervento, temendo “rappresaglie da parte di Teheran”.
Come alternativa agli ayatollah continua a farsi avanti Palhavi, che ha promesso di abbandonare il programma nucleare iraniano una volta assunta la guida del Paese. Ma lo stesso Trump non pare voler scommettere sull’ex principe ereditario: “Sembra molto simpatico e sarebbe perfetto per me, ma non so se il Paese accetterebbe la sua leadership”.
In attesa di capire quali passi intraprendere, Washington ha deciso di optare sullo strumento classico di ritorsione, quello economico. Il dipartimento del Tesoro ha fatto scattare nuove sanzioni “contro gli artefici della brutale repressione di manifestanti pacifici”, tra cui Ali Larijani, che guida il massimo organismo di sicurezza: “Ha coordinato la risposta alle proteste per conto della Guida Suprema e ha pubblicamente esortato a usare la forza”, si sottolinea in una nota. Sotto sanzioni anche altri quattro alti funzionari e “la rete di banche ombra attraverso cui l’Iran gestisce scambi commerciali annuali per un valore di decine di trilioni di dollari, aggirando il sistema finanziario internazionale formale”. A nuove sanzioni lavora l’Ue, con discussioni in corso tra Stati membri e Commissione. Sulla stessa linea c’è il G7.
Tajani, in ambasciata in Iran resta solo il personale indispensabile
“Abbiamo detto di far andare via” dall’Iran “tutti gli italiani non stanziali, li abbiamo invitati caldamente a lasciare il paese. Ridurremo il numero delle persone che lavorano in ambasciata, rimarrà solo un numero indispensabile”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Come Fi parteciperete alle manifestazioni per l’Iran? “Ieri c’è già stata una manifestazione a cui abbiamo partecipato”, ha risposto.
Video Tajani: ‘Intervento Usa in Iran? Mi auguro prevalga la diplomazia’
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