Lucerna aspetta i negoziati: ‘Speriamo non ci costi troppo’ – Notizie – Ansa.it

Lucerna aspetta i negoziati: ‘Speriamo non ci costi troppo’ – Notizie – Ansa.it


Non si sa nulla di preciso, quindi Lucerna attende che qualcuno le dica qualcosa. La perla medioevale dell’omonimo cantone è inondata di sole, i turisti passeggiano placidi tra i vicoli, un ragazzo infrange il divieto di balneazione a un centinaio di metri dal celebre Kapellbrücke, il ponte in legno. Caldo anomalo. Il vertice-non-vertice fra Iran e Usa si terrà (se si terrà) al Bürgenstock hotel, che si trova in cima ad una montagna, lontanissimo dal centro città. Per l’occasione è stato requisito, gli ospiti traslocati. Qualcuno dovrà rimborsare (con una settimana di sole così, poi…).

“Non dovrebbe pagare la Svizzera, ci pensino gli americani o gli iraniani”, sbotta Robert, che lavora in un bar del centro, è originario della Repubblica Ceca ma vive qui ormai da 11 anni e qui “paga le tasse”, come ci tiene a sottolineare. La settimana è stata d’altra parte piena. Benché il G7 si sia tenuto nella francese Evian è stata Ginevra a sorbirsi la maggior parte dei disservizi, con le chiusure dovute alla logistica dei leader e i negozi sbarrati dalle protezione in legno, sai mai che ci fossero disordini e balordi. A Lucerna la vita scorre invece senza intoppi. I guai, se proprio vogliamo, si annunciano più in là. Tra il 18 e il 20 giugno sono previsti rallentamenti sulle strade di accesso a Bürgenstock e su alcuni tratti dell’autostrada nei cantoni di Lucerna e Nidwalden (possibili anche chiusure temporanee). La funicolare del Bürgenstock e l’impianto di risalita dell’ Hammetschwand – destinazioni turistiche popolari – saranno fuori servizio fino alle 20:00 di sabato, così come la fermata dell’autobus nei pressi dell’hotel e i sentieri di montagna. Il lago, almeno quello, non dovrebbe essere toccato, al contrario di quanto accadde nel 2024 per la conferenza di pace sull’Ucraina, quando interi tratti di costa furono sprangati.

“La città è pronta, speriamo che le delegazioni vengano davvero perché 60 giorni per negoziare sono pochi, meglio non perdere tempo”. Raphael è svizzero e porta a zonzo i turisti con una sorta di apecar. “Aspettavamo Vance e Ghalibaf, adesso non sappiamo più nulla”, racconta. La questione dei costi non lo entusiasma. “Sì, se ne parla. E chi volete che rimborsi il Bürgenstock hotel? Il governo federale. Questo però – argomenta – è il nostro ruolo: nonostante il fatto che siamo neutrali da secoli facciamo pur sempre parte del mondo occidentale. Quanto ci è costata la guerra finora? In confronto, è un modesto tributo”. Raphael è informato, non è scontato. Altri a Lucerna, turisti e residenti, ignorano totalmente la notizia: schegge provenienti da un mondo lontano. L’obiettivo principale è trovare una spiaggia, sfuggire alla canicola, riservare un tavolo per cena (impresa ardua).

“Allo stato attuale è ancora previsto che domani gli Stati Uniti e l’Iran, insieme ai mediatori Pakistan e Qatar, si incontrino al Bürgenstock per i primi negoziati sull’attuazione dell’accordo: al momento non è possibile fornire ulteriori informazioni sullo svolgimento e sui dettagli di questo incontro”, fa sapere il ministero degli Esteri svizzero.

La struttura è appunto blindata e al centralino risponde un’addetta molto gentile che informa come l’albergo sia “al completo” sino a lunedì prossimo, ristoranti inclusi. Quel che si dice un ‘understatement’. Peccato. Tra le opzioni c’è il Parisa, che offre “un’autentica esperienza culinaria persiana” dalla sua terrazza a picco sul lago. Chissà, Vance e Ghalibaf potrebbero finire a discutere i dettagli dell’accordo proprio qui.

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