L’Ue rimette l’industria al centro, altolà alla Cina – Notizie – Ansa.it


Rimettere la capacità industriale al centro dell’azione europea, difendere le imprese dalla concorrenza sleale cinese e mobilitare il risparmio privato per finanziare gli investimenti. Ursula von der Leyen ridisegna davanti agli imprenditori francesi le priorità economiche dell’Ue e avverte Pechino: il dialogo “deve produrre risultati”, altrimenti Bruxelles è pronta a “utilizzare pienamente” gli strumenti di cui dispone. Entro l’anno la presidente della Commissione vuole inoltre un accordo sull’Unione del risparmio e degli investimenti, a 27 “di preferenza”, oppure “con quelli che sono pronti, se necessario”.

E indica nell’energia il “primo freno” alla competitività europea, mentre affida al prossimo bilancio Ue il ruolo di “braccio finanziario della nostra indipendenza”. Alla Rencontre des Entrepreneurs de France, l’appuntamento annuale del Medef a Parigi, von der Leyen scandisce l’ambizione di fare dell’Europa “un continente che produce, investe e protegge”, seguendo la strada indicata dal rapporto di Mario Draghi sulla competitività. Il modello europeo fondato su energia importata e a basso costo, commercio mondiale aperto, crescente accesso al mercato cinese, protezione strategica americana e vantaggio tecnologico occidentale, osserva, non esiste più. Da qui il richiamo a “rimettere la capacità industriale al centro” e a ripristinare condizioni di concorrenza eque. “Le imprese europee non devono pagare due volte”, prima per regole troppo complesse e poi perché i concorrenti non sostengono gli stessi costi, afferma, ricordando l’obiettivo di ridurre entro il 2029 gli oneri amministrativi del 25% per tutte le imprese e del 35% per le Pmi. Il passaggio più duro riguarda la Cina. Pechino resta “un partner economico importante” e la linea dell’Ue resta quella di “ridurre i rischi, non rompere i legami”. Ma, avverte, essere partner “non significa accettare squilibri permanenti”. Le imprese cinesi possono ricevere sovvenzioni fino a otto volte quelle di aziende comparabili nei Paesi Ocse, mentre il deficit commerciale europeo con la Cina ha raggiunto quasi un miliardo di euro al giorno e, “per la prima vol

 

ta”, riguarda tutti i 27 Stati membri.

 

“Il dialogo con la Cina resta necessario. Ma deve produrre risultati”, afferma quindi. “Quando il dialogo non basta, dobbiamo essere pronti a utilizzare pienamente i nostri strumenti”. Solo lo scorso anno Bruxelles ha aperto oltre 30 nuove indagini di difesa commerciale, quasi tre volte la media storica. Nel ventaglio degli strumenti Ue resta anche lo strumento anti-coercizione, il meccanismo che consente all’Unione di reagire a pressioni economiche esercitate da un Paese terzo per condizionare le scelte dell’Unione o di uno Stato membro. Von der Leyen non lo cita, ma il messaggio è chiaro: vanno difese le capacità strategiche europee. Il secondo fronte è quello dei capitali. L’Europa, sottolinea, dispone di 10mila miliardi di euro di risparmi delle famiglie fermi sui depositi bancari e deve metterli “al servizio delle sue imprese”. Le proposte già presentate dalla Commissione sull’Unione del risparmio e degli investimenti potrebbero sbloccare fino a 470 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi: “Bisogna ora trovare un accordo entro la fine dell’anno. A 27 Stati membri, di preferenza. O con quelli che sono pronti, se necessario”.

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