L’ultimo spettacolo per Riondino, in chiesa lacrime e Maracaibo – Notizie – Ansa.it

L’ultimo spettacolo per Riondino, in chiesa lacrime e Maracaibo – Notizie – Ansa.it


Poesia, racconto, memoria. E, infine, anche la sua Maracaibo. Il funerale di David Riondino, come ogni opera di teatro che si rispetti, non è stato una recita, ma un racconto vero, sincero. A confermarlo, gli occhi lucidi di tutti: parenti, amici, ammiratori e anche giornalisti, riunitisi dentro la Chiesa degli Artisti di Roma per omaggiare il cantautore e attore, che si è spento all’età di 73 anni.

 “L’ultima volta che l’abbiamo sentito, David ha detto: ‘Io ho fatto quello che devo fare, sono pronto’ – ha detto nell’omelia padre Guidalberto Bormolini -. Passiamo ore della nostra vita a guardare gli schermi e quando raggiungiamo il tempo” di andarcene “non siamo pronti. E invece nelle lingue semitiche un anziano è detto ‘sazio di giorni’. E David aveva iniziato a saziarsi di vita da tempo, perché se l’è riempita e non aveva paura”.

Video Lacrime e ‘Maracaibo’ nell’ultimo spettacolo per David Riondino

 

 

Per Riondino, al di là dei tanti fiori colorati e della musica dei “suoi amici, con cui ha fatto anche alcuni spettacoli e che ci sosterranno col loro canto”, come ha spiegato il prete, una folla di persone che con lui hanno lavorato, ma soprattutto l’hanno amato. “È colpa sua se io mi sono messo a fare il grullo sui palcoscenici d’Italia”, ha raccontato Paolo Hendel, che in chiesa ha letto la preghiera degli artisti e la traduzione della ‘Ballata per la morte del padre’ di Paco Ibáñez, su testo di Jorge Manrique, di cui Riondino aveva registrato una propria versione. “Averlo vicino è sempre stata una cosa bella e piacevole”, ha aggiunto ai microfoni, per poi scherzare: “Non come Ernesto Bassignano (al suo fianco mentre parlava, ndr), che è un caso umano veramente pesante da subire e da sostenere”. Al che Bassignano ha detto: Riondino “era uno dei degli sconosciuti più famosi d’Italia, nel senso che avendo cantato e suonato e fatto casino in tutta Italia, era più popolare di molte persone popolari. Ma doveva morire per essere riconosciuto come uno dei più grandi intellettuali italiani”.

 “Una battutaccia che faccio io è che questo dev’essere l’unico giorno in cui arriva in orario. Una volta è riuscito a stare dieci giorni senza mettere l’ora indietro”, ha scherzato Dario Vergassola, che nel corso della celebrazione era visibilmente commosso. “Spero che venga un po’ riscoperto dalle generazioni più giovani. Ha sempre avuto, oltre che un talento incredibile, una grande leggerezza”, ha affermato Corrado Guzzanti. In chiesa, tra gli altri, c’erano Nichi Vendola, Antonio Catania, Gianni Cuperlo, Luciana Castellina e Vincenzo Salemme.

 In chiusura della messa, uno dopo l’altro, si sono susseguiti gli omaggi. Davide Rondoni ha letto una poesia dedicata proprio al suo “quasi omonimo”: “Da uomo di teatro e ironia hai pensato bene di salpare via nel giorno della Domenica delle Palme, quando tutte le chiese del mondo il nome di David, osanna al figlio di David, andava risuonando”. Sorrisi. Emozione, poi, per le parole del poeta cubano Alexis Díaz Pimienta, lette poco dopo: “Addio, poeta, don Chisciotte a Roma. Sancho rimane a piedi e disorientato”, “O è la tua ultima battuta, il tuo ultimo scherzo? Gli ultimi saranno i primi? Io, per ogni evenienza, resto qui, con te”.

 Dunque, il momento di Stefano Bollani, che ha suonato un tango al pianoforte. “Quando conoscevo David da poco abbiamo scritto un’operina, ci siamo divertiti molto, ma la sera prima della prima eravamo ancora impreparati. Chi lo conosce sa bene che era normale – ha detto, tra i sorrisi di molti -. Mi chiamò la sera prima, a mezzanotte, pensavo fosse preoccupato. Invece mi disse: ‘Ho un’idea per la terza operina’. Al che io: ‘Ma come, e la seconda?’. Lui: ‘L’ho già scritta, non importa, ascolta…'” Infine, Sabina Guzzanti – che a Riondino è stata legata sul piano personale e professionale – è salita sul podio e ha recitato la poesia Stabilimento balneare, del 2019: “L’altra mattina a Bellaria, da una terrazza d’albergo, guardavo uno stabilimento balneare. Tutti i lettini rettangolari, in file ordinate, regolari” che “somigliavano alle tombe dei cimiteri”, una “riflessione che al principio può inquietare” ma che “ha un corollario filosofico particolare, cioè che quando scendi nella tomba ti sentirai portare dall’altra parte del mondo in uno stabilimento balneare”.

Come a teatro, si sono alternati alto e basso, gioia e dolore. A medicare le ferite non poteva che arrivare, nel climax di quest’ultimo spettacolo, Chiara Riondino, sorella dell’artista. Imbracciata la chitarra, ha suonato e cantato quella canzone che forse appariva più improbabile ascoltare, dato il contesto: Maracaibo. Tra i sedili (e non solo) c’è chi ha sommessamente cantato con lei. La messa si è conclusa con una standing ovation: anche stavolta, non poteva che essere un successo.

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