Il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha smentito categoricamente negoziati con il governo di Caracas né “contropartite” per favorire l’uscita dal Venezuela del candidato dell’opposizione alle presidenziali venezuelane, Edmundo Gonzalez Urrutia, che si è rifugiato a Madrid per sfuggire alle temute ritorsioni di Nicolas Maduro.
“Gli unici contatti sono stati di tipo operativo”, per agevolare l’arrivo a Caracas dell’aereo dell’aeronautica spagnola che ha portato a Madrid Gonzalez Urrutia, ha detto Albares in un’intervista alla radio Onda Cero, smentendo tra l’altro anche la vicepreside venezuelana, Delcy Rodriguez, che in un messaggio su Telegram ha sostenuto ci siano stati “ampie conversazioni e contatti” con il governo spagnolo per la partenza dell’oppositore da Caracas.
“Non c’è stato nessun tipo di negoziato politico fra il governo di Spagna e il governo del Venezuela e non c’è stata alcuna contropartita perché Edmundo Gonzalez potesse uscire dal Paese”, ha ribadito il capo della diplomazia spagnola. “Se qualcuno è a conoscenza di qualcosa non deve fare altro che dirlo”, ha sfidato il ministro.
Albares ha ripetuto che “la posizione della Spagna continua ad essere la stessa, con Edmundo Gonzalez a Caracas o a Madrid: non riconosceremo la presunta vittoria di Nicolas Maduro” alle presidenziali del 28 luglio. “Vogliamo che siano presentare le schede dei voti, una linea rossa che per noi è assoluta”, ha aggiunto. La decisione di concedere l’asilo politico a Gonzalez Urrutia, ha spiegato, si fonda “su ragioni umanitarie”, trattandosi di una persona di 75 anni sulla quale pende un ordine di arresto da parte della giustizia venezuelana e “per motivi politici”.
Albares ha, infine, assicurato che l’oppositore venezuelano “è in sicurezza, libertà e ha libertà di espressione” ora che si trova in asilo in Spagna.
Il procuratore Saab insiste: ‘La partenza è stata concordata’
Da parte sua, però, il procuratore generale del Venezuela, Tarek William Saab, ha affermato che il governo del suo Paese ha concordato con Madrid la partenza da Caracas dell’ex candidato presidenziale dell’opposizione.
“I governi di Spagna e Venezuela hanno concordato di concedere un salvacondotto al cittadino Edmundo González Urrutia affinché potesse lasciare il territorio nazionale e usufruire dell’asilo concesso dalla Spagna”, ha spiegato Saab.
Il procuratore ha poi ironizzato sulla partenza di González, affermando che essa “chiude la breve stagione di un’opera umoristica di un genere che potrei chiamare teatro buffo… Quest’opera mediocre ha causato ansia, sangue, sudore e lacrime a spettatori innocenti”, ha aggiunto, definendo la leader dell’opposizione María Corina Machado una “attrice secondaria”.
Il procedimento giudiziario per cospirazione mosso dalla giustizia venezuelana contro González Urrutia sarà chiuso nei prossimi giorni a seguito dell’esilio in Spagna dell’ex candidato, ha aggiunto Saab.
“Nei prossimi giorni stabiliremo insieme con l’avvocato di González la forma, il tempo, il modo e il luogo in cui questo caso sarà chiuso secondo quanto stabilito dalla Costituzione e dalle leggi venezuelane”, ha affermato.
Su González Urrutia pende un mandato di arresto per le accuse di associazione per delinquere, usurpazione di funzioni pubbliche, falsificazione di documenti pubblici, istigazione a delinquere, sabotaggio e danneggiamento di sistemi informatici dello stato a seguito della pubblicazione su internet dei verbali elettorali – finora tenuti segreti da Caracas – che dimostrerebbero la vittoria dell’ex diplomatico alle contestate elezioni del 28 giugno.
“Faremo tutto il necessario, sempre nel rigoroso rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani”, ha aggiunto Saab
Gonzalez Urrutia: ‘Il mio asilo in Spagna pensando al Venezuela’
In una lettera postata su X e datata Madrid, dove si è rifugiato per sfuggire a ritorsioni del regime di Maduro, Gonzalez Urrutia si è diretto ai venezuelani, per spiegare di aver preso la decisione di chiedere asilo politico in Spagna “pensando” alla sua famiglia e al futuro del Paese, nella speranza che si possa aprire una nuova tappa.
“Cari venezuelani, ho deciso di lasciare il Venezuela e trasferirmi in Spagna, il cui governo ringrazio profondamente di avermi accolto e per darmi protezione in questi momenti, così come ringrazio l’Ambasciata dei Paesi Bassi in Venezuela”, scrive Gonzalez Urrutia nella missiva, pubblicata 24 ore dopo l’atterraggio nella capitale iberica, a bordo di un velivolo delle forze aeree spagnole, per esprimere gratitudine all’esecutivo iberico e alla sede diplomatica dei Paesi Bassi a Caracas, dove aveva trovato riparo all’indomani delle elezioni presidenziali del 28 luglio.
“Ho preso tale decisione pensando al Venezuela e nel fatto che il nostro destino come paese non può né deve essere quello di un conflitto di dolore e sofferenza”, spiega il diplomatico di 75 anni, candidato alla presidenza in nome della leader dell’opposizione, Maria Corina Machado. “L’ho fatto pensando nella mia famiglia e in tutte le famiglie venezuelane in questi momenti di tanta tensione e angoscia. L”ho fatto perché le cose possano cambiare e possiamo costruire una nuova tappa per il Venezuela”, ha aggiunti il candidato presidente dell’opposizione a Maduro.
Nella missiva, Gonzalez Urrutia ha inoltre, ricordato di aver sempre difeso “i valori democratici di pace e libertà” e che il suo impegno “non si fonda sull’ambizione personale”. Per cui la decisione di chiedere asilo in Spagna “è un gesto che tende la mano a tutti”, nella speranza che “sia corrisposto come tale”. Il candidato antichavista auspica che la sua partenza serva “perché cambino le cose e costruiamo una nuova tappa per il Venezuela” .Da qui, l’appello dell’oppositore venezuelano alla “politica del dialogo” anche nei confronti di Maduro.
“Solo la politica del dialogo può farci rincontrare come compatrioti”, scrive Gonzalez. “Solo la democrazia e la realizzazione della volontà popolare può essere la strada per il nostro futuro come Paese”, aggiunge, assicurando che continuerà nel suo impegno. Che lo vedrà mobilitato per la libertà dei prigionieri politici in Venezuela, che è “la grande priorità” e “un’esigenza irrinunciabile”.
Gonzalez Urrutia chiude la missiva con un ringraziamento per tutti coloro che lo hanno sostenuto in Venezuela come fuori dal paese, per rivendicare “il lavoro e lo sforzo di Marina Corina Machado”, la leader dell’opposizione che ha guidato il processo elettorale, e della Piattaforma Unitaria “per il loro lavoro e impegno”
‘Maduro ha forzato l’esilio di Gonzalez Urrutia’
L’assedio delle forze speciali venezuelane all’ambasciata argentina a Caracas è stato l’elemento chiave di un’operazione ideata dal governo di Maduro con l’obiettivo specifico di mandare in esilio in Spagna l’ex candidato presidenziale dell’opposizione, Edmundo González Urrutia: lo ha detto al quotidiano argentino Clarin una fonte diplomatica brasiliana, secondo cui l’ex premier spagnolo, José Luís Rodríguez Zapatero, considerato vicino al ‘chavismo’, ha avuto un ruolo cruciale in questo piano.
“Hanno utilizzato l’ambasciata argentina sotto protezione brasiliana come parte di un’enorme pressione su González Urrutia
per convincerlo a lasciare il Paese”, ha sostenuto la fonte. Per quest’ultima, in Brasile è stata “una sorpresa” che Zapatero sia
riuscito a “coinvolgere il governo spagnolo in questa manovra che ha dato una chiara vittoria politica al regime”.
L’intenzione dell’autocrazia – ha sottolineato la fonte – era quella di sbarazzarsi di González Urrutia in modo da indebolire la
leadership dell’opposizione e generare una conseguente frustrazione nelle basi della dissidenza, oltre a spegnere le massicce proteste.
Il Brasile mantiene la gestione dell’ambasciata argenrina
Il Brasile continuerà a mantenere la gestione dell’ambasciata argentina a Caracas, nonostante il Venezuela gli abbia formalmente revocato il permesso.
“Conformemente alle disposizioni delle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e consolari, il Brasile resterà in
custodia e difesa degli interessi argentini fino a quando il governo argentino indicherà un altro Stato accettabile per il governo venezuelano per esercitare le suddette funzioni”, si legge in una nota del governo del presidente Lula.
Brasilia aveva accolto con “sorpresa” la decisione unilaterale del governo di Nicolas Maduro, sottolineando l'”inviolabilità” delle rappresentanze diplomatiche. Quella argentina – assediata per 48 ore nel fine settimana dalle forze di sicurezza venezuelane – ospita sei oppositori anti-chavisti ricercati dalla giustizia venezuelana.
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