La tragedia di Seveso insegna. E ciò che insegna è che “qualsiasi opinione che immagini possibile pianificare cinicamente uno scambio tra costi umani e vantaggi economici va respinta con fermezza”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto ribadirlo a cinquant’anni esatti dalla fuoriuscita di una nube di diossina dalla fabbrica Icmesa, che provocò uno dei più gravi disastri ambientali mai accaduti, di certo il più grave in Italia. Per questo oggi, il Capo dello Stato è arrivato a Seveso nel Bosco delle querce, il parco creato nell’area più inquinata, talmente contaminata che vi furono abbattute tutte le case e cancellate tutte le strade.
“Il bosco è l’anima di Seveso” ha spiegato la sindaca Alessia Borroni, un’anima che non vuole dimenticare cosa è successo, che porta le cicatrici della paura, dell’esodo forzato, delle ustioni sui bambini, delle morti per malattie legate alla diossina e anche dello stigma di essere additati nel resto d’Italia come quelli contaminati, ma un’anima che non si è arresa. “Vogliamo ricordare ma anche voltare pagina. Noi siamo contagiosi, ma contagiosi di vita” ha detto ringraziando il presidente per la sua presenza che è “il riconoscimento del dolore e della dignità di una città che non ha mai smesso di credere nel futuro”. Dopo un flash mob con una sessantina di ragazzi davanti al grande pioppo, l’unico albero sopravvissuto alla diossina, che ora è stato inserito nell’elenco nazionale degli alberi monumentali, la cerimonia si è svolta in una tensostruttura realizzata appositamente, alla presenza di autorità come il presidente del Senato Ignazio La Russa e del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, dei sindaci della zona, ma anche e soprattutto di tanti che furono protagonisti nei giorni della tragedia e negli anni difficili successivi, come Giuseppe Guzzetti, che guidò la regione dal 1979, e Paolo Mocarelli professore di Biochimica clinica che era allora primario del Servizio di medicina di laboratorio dell’Ospedale di Desio e congelò migliaia di provette con i campioni della popolazione per capire l’impatto nel tempo dell’incidente guadagnando l’affetto della gente. Altri non ci sono più, ma non sono dimenticati come Carlo Galante, l’operaio che a rischio della vita azionò la valvola di raffreddamento, “un eroe” come lo ha definito Mattarella. Ha ripercorso tutta la vicenda una narrazione teatrale inframmezzata da due testimonianze: quella di Beppe Cassina, che fu sindaco dall’80 all’85, e di Giuliana Zorzi, che abitava nella zona più colpita e compì 18 anni il giorno del disastro.
Mattarella
“Uno degli eventi più drammatici che il nostro Paese si sia trovato ad affrontare” ha riconosciuto Mattarella, fatti inammissibili con “intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali”, “colpevole ritardo” e “reticenze e occultamenti gravissimi”. Però “quello che accadde divenne un punto di svolta nella coscienza italiana ed europea, per la cultura della sicurezza e della prevenzione” con la direttiva Seveso, si aprì un “cantiere europeo di norme stringenti” a tutela dei cittadini che sono “una strada che va costantemente percorsa con determinazione”. E infatti la commemorazione di oggi, ha sottolineato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, non è solo “un momento di ricordo ma un richiamo solenne alla responsabilità”. A Seveso, ha spiegato il Capo dello Stato, “la riscossa civile è andata al di là della bonifica e della ricostruzione”, “la vita e il futuro sono tornati nelle vostre mani: auguri di buon futuro”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
