La citazione di una citazione: un salto indietro di duecento anni per avvertire la classe dirigente del prossimo futuro. L’Università di Firenze ha conferito al presidente della Repubblica Sergio Mattarella la laurea Honoris causa in Politica, istituzioni e mercato.
Video Il monito di Mattarella: ‘Non torniamo indietro a una tirannide cesarista’
Chiudendo la sua lectio doctoralis, il Capo dello Stato ha ricordato quanto scrisse nel 1957 il giurista Silvano Tosi nella prefazione “alla sua traduzione della Democrazia in America: Nelle molte intuizioni profetiche di Tocqueville – annotava Tosi – la più inquietante per il nostro tempo è forse quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista”. Ecco, ha chiosato Mattarella: “Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”.
Mattarella
La cerimonia è stata in occasione dei 150 anni della Scuola di Scienze politiche Cesare Alfieri, “nata col proposito di formare la dirigenza dell’Italia da poco unificata” ha ricordato il Presidente della Repubblica, garantendo “una formazione non rivolta al passato, ma con lo sguardo alla contemporaneità”, un impegno che la scuola “in questi centocinquanta anni ha rispettato”. E’ soprattutto agli studenti che Mattarella si è rivolto invitandoli a scongiurare un futuro a quella tirannide, “cui la moderna scienza del dispotismo suggerisce quell’aspetto filantropico, quelle forme fraudolentemente rappresentative, quel temibile ufficio tutorio dell’individuo, che Tocqueville definì magistralmente”, concludendo “che si tendeva a far perpetuare l’infanzia dell’uomo'”. Non sono servite citazioni o allusioni per individuare gli scenari a cui il Capo dello Stato stava facendo riferimento: dall’aggressione russa all’Ucraina a quella americana e israeliana all’Iran, reazioni e conseguenze.
Mattarella
Nelle parole di Mattarella, l’implicita condanna alla deriva che stanno prendendo le relazioni internazionali, con la legge del più porte che prende il sopravvento sul diritto internazionale. “Nuova è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la seconda guerra mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali su base di parità tra gli Stati – ha sottolineato Mattarella – La pretesa, infatti, è di agire al di fuori delle regole di Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi”. Lo sguardo è più che mai all’oggi. “La contemporaneità – ha detto il Capo dello Stato – sta imponendo sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli ambiti istituzionali”.
Mattarella a Firenze
Ma i maestri sono quelli di ieri. “I padri costituenti si rivelarono capaci di indicare a un popolo devastato dalla guerra, sofferente e disorientato – ha ricordato Mattarella – una prospettiva di futuro, una società aperta da realizzare insieme, nella condivisione dei diritti fondamentali, nella libertà, nel pluralismo delle istituzioni, promuovendo un benessere fondato sul lavoro e un’economia libera e orientata all’utilità sociale, la cooperazione e la pace come obiettivo delle relazioni internazionali”. Nella sua lectio, Mattarella ha ricordato gli studenti illustri della scuola fiorentina. “Antonio Cassese, che a lungo ha insegnato Diritto internazionale a via Laura prima di andare a presiedere il Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia, dalla cui esperienza è nata quella storica espressione di civiltà costituita dalla Corte penale Internazionale”. Ma anche “un giovane Mario Draghi, che ebbe a Firenze la sua prima cattedra”, e poi “Devoto e De Robertis, Giovanni Michelucci, Paolo Barile”. Giovanni Spadolini “ricoprì la prima cattedra in Italia di Storia contemporanea, Giovanni Sartori ridefiniva i contenuti della Scienza politica”.
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