Medio Oriente, il veto di Khamenei sull’uranio dell’Iran. Trump: ‘Lo avremo noi’ – Notizie – Ansa.it

Medio Oriente, il veto di Khamenei sull’uranio dell’Iran. Trump: ‘Lo avremo noi’ – Notizie – Ansa.it


Continua a scorrere il tempo che Donald Trump si è accordato – per l’ennesima volta – per decidere cosa fare con il guaio-Iran nel quale lui stesso si è cacciato, con la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz che rischia di lasciare rapidamente a secco le economie globali. Le dichiarazioni ufficiali alternano ancora minacce e mani tese, mentre dietro le quinte si percepisce il lavoro frenetico dei negoziatori, a cominciare dal Pakistan, per mediare un accordo accettabile per entrambe le parti.

Nella lettera di intenti inviata da Washington, “gli Usa hanno colmato alcuni divari diplomatici. Stiamo preparando una risposta”, ha fatto sapere il regime attraverso i suoi media ufficiali, spiegando che a questo serve la visita del capo dell’esercito pachistano Asim Munir a Teheran.

Cruciale resta il nodo del programma nucleare della Repubblica islamica, che Usa e Israele vogliono smantellare, e dell’uranio altamente arricchito (circa 450 kg) utile a produrre l’arma atomica. Ma sul suo trasferimento in un Paese terzo, come chiesto dagli Stati Uniti nel memorandum che funge da base negoziale, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei – tuttora nascosto al pubblico – ha posto il veto: l’uranio deve restare in Iran.

L’indiscrezione, riferita dalla Reuters, è stata smentita dalla Casa Bianca e bollata come “falsa”. E persino da un alto funzionario iraniano che, parlando in condizioni di anonimato ad Al Jazeera, l’ha definita “propaganda dei nemici dell’accordo” e ha rilanciato la proposta iraniana di “procedere autonomamente alla diluizione del materiale” a una percentuale di arricchimento consentita per scopi pacifici.

 

Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, pur parlando di “progressi con l’Iran”, ha messo in guardia da “un sistema iraniano diviso” al suo interno, lasciando intendere come dalla decapitazione del regime sotto le bombe non è chiaro chi abbia veramente il potere di prendere le decisioni ultime in merito all’accordo.

“L’uranio arricchito lo avremo noi”, ha tagliato corto lo stesso Trump, ribadendo la condizione che venga trasferito negli Stati Uniti: “Probabilmente lo distruggeremo, ma non permetteremo che lo tenga Teheran”. Il Cremlino ha invece fatto sapere che Vladimir Putin ha parlato con Xi Jinping, nella sua visita a Pechino, dell’offerta di Mosca di trasferirlo in Russia, alleata dell’Iran. “Si tratta di questioni che devono essere accettate sia da Washington che da Teheran,. E al momento gli Stati Uniti non la accettano”, ha però riconosciuto lo stesso portavoce di Putin, Dmitry Peskov, senza riferire quale sia stata la reazione del presidente cinese.

Trump è poi tornato a ribadire che lo Stretto di Hormuz deve essere “aperto, libero e senza pedaggio”. Iran e Oman stanno discutendo di come far pagare alle navi il diritto di transito, ha annunciato l’ambasciatore di Teheran in Francia, Mohammad Amid-Nejad, ma un simile sistema – ha avvertito Rubio – sarebbe “completamente illegale” e renderebbe “impraticabile” un accordo con gli Stati Uniti. Con l’Iran “stiamo trattando” e risolveremo “in un modo o nell’altro”, ha poi aggiunto – più conciliante – il presidente, lasciando al suo ministro della Guerra Pete Hegseth il compito di ricordare al regime che gli Usa “sono pronti a colpire, qualora fosse necessario” riprendere l’azione militare.

La corsa contro il tempo investe anche le economie mondiali. La Francia ritiene una “prospettiva ottimistica” la fine della guerra e il ritorno alla normalità “tra l’estate e l’autunno”. Ma l’Agenzia internazionale per l’energia lancia l’allarme sulle forniture: senza una rapida soluzione e la riapertura di Hormuz, “potremmo entrare in una zona rossa già a luglio o agosto”.
    
   

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