Medio Oriente, Netanyahu alle strette rilancia l’offensiva in Libano – LIVEBLOG – Notizie – Ansa.it

Medio Oriente, Netanyahu alle strette rilancia l’offensiva in Libano – LIVEBLOG – Notizie – Ansa.it


IL PUNTO

Benjamin Netanyahu, sotto una tempesta di attacchi interni, rilancia sul Libano e annuncia una nuova offensiva contro Hezbollah, forte anche del via libera all’operazione che – secondo Channel 12 – avrebbe già incassato da Donald Trump, in risposta alle decine di droni lanciati dalle milizie sciite. Si avvia così verso il collasso la tregua armata negoziata nelle scorse settimane. Bibi è sempre più alle strette, incalzato da tutte le opposizioni e dalla società civile e nel mirino per le sue condizioni di salute. Nel giorno in cui è tornato in tribunale a testimoniare (a meno di 15 giorni dalla fine della sua deposizione) nel processo per corruzione, ha ricevuto anche i primi dati sulla fuga della popolazione dal nord di Israele, solitamente suo bacino elettorale, martellato da Hezbollah con intensi lanci di droni esplosivi che colpiscono abitazioni e uccidono soldati. “La situazione è il risultato di un continuo fallimento del governo. Netanyahu è un uomo dotato di talento, ma è invecchiato e stanco. L’accordo Washington-Teheran è un disastro, è dannoso per Israele”, ha detto il leader dell’opposizione Yair Lapid, sottolineando la mancanza di risultati nella guerra contro Iran e Hezbollah. Per il capo dei democratici Yair Golan, Netanyahu “non è più in grado di governare. La sua salute non gli permette di reggere la pressione. Ha trasformato Israele in un soggetto debole”. Parole che arrivano a un mese di distanza dalla rivelazione del premier di essersi sottoposto a cure per un tumore alla prostata. Secondo due funzionari israeliani che hanno parlato con Reuters, il premier ha ammesso con i suoi collaboratori che Israele ha scarsa capacità di influenzare le decisioni di Donald Trump sull’Iran, e si è detto preoccupato per il memorandum d’intesa. In pressing su Netanyahu pure i due alleati di estrema destra, Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, che nella riunione-fiume di domenica sera hanno chiesto a gran voce di riprendere i bombardamenti sul Libano. Un messaggio arrivato a destinazione: “Siamo in guerra con Hezbollah. Oltre 600 terroristi sono stati eliminati. Non abbasseremo la guardia. Li colpiremo. Stanno usando i droni, abbiamo una squadra speciale che si occupa di questo e risolveremo anche questo problema. E’ ciò che ci impone di intensificare gli attacchi e colpirli frontalmente”, ha annunciato in un video in serata il premier. Un annuncio che guarda anche al suo elettorato, soprattutto quello del nord del Paese dopo le foto diffuse dagli amministratori locali sugli studenti e i bambini degli asili nido nascosti sotto i banchi: la distanza da cui Hezbollah lancia droni con cariche esplosive è minima, quando le sirene d’allarme scattano l’ordigno è già arrivato, non c’è tempo per raggiungere i rifugi. Dopo le decine di lanci dal territorio libanese, il presidente del consiglio di Ma’ale Yosef, Shimon Guetta, ha annunciato che domani le lezioni scolastiche saranno sospese nelle comunità vicine al confine: “Non correrò rischi inutili e non permetterò che i nostri bambini e il personale docente diventino un bersaglio per il nemico”, ha detto. La gravità della situazione ha portato centinaia di abitanti della Galilea a trasferire la residenza e iscrivere i figli in scuole lontane, rinunciando ai significativi benefici fiscali che tanti voti avevano portato al primo ministro. Particolare che denuncia “la perdita di fiducia nel governo”, come ha sottolineato Channel 12, proprio mentre si delinea la data del voto per la metà di settembre. Nel frattempo il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha avvertito i ministri: “Non si può lavorare con le pinzette, bisogna trovare una soluzione diversa che includa anche colpire edifici a Beirut e Tiro per scoraggiare Hezbollah”. Ma i veri scoraggiati, anche dai vertici militari, sono i soldati dell’Idf di stanza nel Libano meridionale e al fronte nord: domenica l’ultima vittima, 19 anni. In assenza di una soluzione militare organizzata, i militari stanno improvvisando misure di sopravvivenza grazie alle donazioni raccolte dai commilitoni, e recuperano porte da calcio e reti donate dagli agricoltori delle piantagioni di banane per bloccare i droni. Come i soldati ucraini contro i velivoli senza pilota russi.

23:23

Media Libano, ‘almeno 5 morti nei raid israeliani di stasera nella Bekaa’

  “Almeno 5 persone sono rimaste uccise nei raid israeliani di stasera a Machghara”, nella valle della Bekaa, nell’est del Libano. Lo riporta il quotidiano libanese L’Orient Le Jour, aggiungendo che i jet di Israele hanno bombardato almeno 10 volte la cittadina.  

23:11

Idf, ‘colpiti oltre 70 siti di Hezbollah in diverse aree del Libano’

L’esercito israeliano ha reso noto di aver colpito, nel corso della giornata, “oltre 70 siti infrastrutturali di Hezbollah utilizzando circa 85 munizioni in diverse aree del Libano” al dine di “neutralizzare le minacce”. “Nell’area di Tiro, l’Idf ha colpito circa 10 centri di comando, depositi di armi e altri siti infrastrutturali utilizzati da Hezbollah per sferrare attacchi contro soldati israeliani e civili – riferisce una nota -. Inoltre, l’Aeronautica militare israeliana ha eliminato terroristi di Hezbollah che operavano su motociclette nell’area in cui sono impegnati i soldati israeliani nel Libano meridionale”.

23:00

Idf, da domani alle 6 restrizioni di sicurezza nel nord di Israele

  L’esercito israeliano rende noto che, in coordinamento con la valutazione della situazione da parte del Comando del fronte interno, è stato deciso di aggiornare le linee guida difensive da domani alle ore 6.00 fino alla sera alle 20 con restrizioni sugli assembramenti nelle comunità del nord del Paese.
L’area della linea di confronto e le comunità di Meron, Bar Yochai, Or HaGanuz e Safsufa rimarranno al livello di attività parziale, senza cambiamenti. Raduni e servizi saranno fino a 50 persone all’aperto e fino a 200 persone all’interno di edifici, invece delle precedenti 200 persone all’aperto e 600 all’interno di strutture.
 

22:57

Media Iran, udite esplosioni nel porto di Bandar Abbas

Diverse esplosioni sono state udite dai residenti della città portuale di Bandar Abbas, il principale porto del sud dell’Iran, vicino allo Stretto di Hormuz. Lo riportano le agenzie iraniane Fars e Mehr, citate dai media internazionali. Simili boati sono stati segnalati anche a vicino a Sirik e Jask, lungo la costa meridionale dell’Iran. Tuttavia, la posizione esatta e la fonte delle esplosioni restano sconosciute, secondo quanto riportato dalla Fars, citata da Iran International.

20:30

Idf, ‘stiamo colpendo strutture di Hezbollah in Libano’

L’esercito israeliano rende noto che sono in corso attacchi contro strutture di Hezbollah nella valle della Beqaa e in diverse altre zone del Libano. 

23:27

Netanyahu, ‘intensifichiamo gli attacchi contro Hezbollah’

“Siamo in guerra con Hezbollah. Oltre 600 terroristi sono stati eliminati. Non abbasseremo la guardia. Li colpiremo. Stanno usando i droni, abbiamo una squadra speciale che si occupa di questo e risolveremo anche questo problema. E’ ciò che ci impone di intensificare gli attacchi e colpirli frontalmente”. Lo afferma in un video il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

19:32

Pasdaran, ‘per ora nessun impegno a trasferire l’uranio iraniano all’estero’

“Nel testo del memorandum con gli Usa non c’è alcuna frase che indichi la disponibilità a trasferire materiale nucleare all’estero”. Lo dichiarano le Guardie Rivoluzionarie iraniane, riprese dall’agenzia stampa Tasnim, che smentiscono così la notizia riportata dal media arabo Al Hadath, secondo cui Teheran sarebbe pronta a trasferire l’uranio arricchito in Cina.
I pasdaran aggiungono inoltre che nel documento al centro delle trattative con Washington, l’Iran non ha preso “alcun impegno riguardo il settore del nucleare”, definendo l’esclusiva di Al Hadath “frutto dell’immaginazione di questo organo di stampa”. 

19:04

Aumento benzina colpisce gli americani a basso reddito, divora 4% del reddito

L’impennata dei prezzi della benzina sta colpendo in modo sproporzionato gli americani a basso reddito. Secondo un’analisi del Washington Post, per i nuclei che guadagnano circa 40 mila dollari l’anno o meno, i costi del carburante usato per gli spostamenti casa-lavoro assorbono ormai in media il 4% del reddito. Per le famiglie che rientrano nel quarto superiore, con guadagni pari o superiori a 100.000 dollari, gli stessi costi ammontano invece a meno dell’1%. Il Washington Post ha calcolato queste cifre incrociando i prezzi mensili della benzina diffusi dall’Aaa (American Automobile Association) con i dati del censimento sui redditi e le statistiche federali relative alle distanze che i diversi gruppi percorrono abitualmente in auto per recarsi al lavoro.

Quelli a basso reddito tendono a vivere più lontano, in aree scarsamente o per nulla servite dai trasporti pubblici, e hanno maggiori probabilità di guidare veicoli più datati e meno efficienti nei consumi. Molti di loro non hanno la possibilità di lavorare da casa, e quando i prezzi salgono, dispongono di pochi strumenti per limitare l’impatto economico: ridurre l’uso dell’auto significa, di fatto, limitare gli spostamenti verso il lavoro, le visite mediche e gli incontri con i familiari. Il presidente Donald Trump ha minimizzato l’impatto economico della guerra sugli americani, affermando che la sua priorità è impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari. Martedì, riferendosi ai prezzi della benzina, ha dichiarato: “Sono noccioline”. Per gli esperti, invece, destinare il 4% del reddito alla sola benzina può rapidamente mandare all’aria l’intero bilancio familiare. 

18:12

‘Iran e Usa al lavoro sulla formulazione per il nucleare e le sanzioni’

La finalizzazione dell’accordo fra Iran e Stati Uniti è stata ritardata dalle controversie sulla formulazione riguardante il programma nucleare di Teheran e le sanzioni. Lo riferiscono funzionari americani a Cnn esprimendo ottimismo sul fatto che le divergenze possano essere risolte in tempi relativamente brevi. 

17:43

Emirati Arabi Uniti consegnano 40 tonnellate materiale medico e ambulanze a Gaza

Un nuovo convoglio di aiuti umanitari degli Emirati Arabi Uniti, con a bordo 40 tonnellate di materiale medico e quattro ambulanze, è stato consegnato per supportare il sistema sanitario e rafforzare la capacità delle équipe mediche nella Striscia di Gaza. Lo riporta l’agenzia di stampa emiratina Wam.
L’operazione fa parte di una serie di convogli umanitari e di soccorso che gli Emirati Arabi Uniti continuano a inviare nella Striscia di Gaza dall’inizio della crisi, riaffermando il continuo sostegno del Paese alle famiglie colpite. 

17:06

Ft, Trump perde ‘The art of the deal’, l’Iran lo sta battendo

L’Iran sta battendo Donald Trump in ‘The Art of the Deal’, il libro scritto dal presidente americano nel 1987. Lo riporta il Financial Times ricordando come nel suo libro Trump scriveva: “La cosa peggiore che si può fare in un accordo è mostrarsi disperato di ottenerlo. La cosa migliore è trattare da una posizione di forza, è avere una leva” su cui spingere. Le trattative con l’Iran mostrano che ad avere una leva è Teheran e il rischio è che gli Stati Uniti accettino un accordo che, nel lungo termine, possa mettere l’Iran in una posizione più forte di quanto non fosse prima della guerra.
Trump sta negoziando un accordo che, sotto molti punti di vista, appare peggiore di quello che aveva negoziato Barack Obama con la consapevolezza latente che l’Iran può ancora chiudere lo Stretto di Hormuz in qualsiasi momento lo desideri.
“È davvero un bel risultato per il maestro dell’art of the deal”, osserva il Financial Times. 

15:45

Cnn: ‘L’accordo di Trump con l’Iran potrebbe rivelarsi più divisivo della guerra’

I termini dell’accordo con l’Iran che stanno emergendo sono al di là “persino delle capacità di Donald Trump di trasformarli in un trionfo”. Lo afferma Cnn mostrando scetticismo nei confronti dell’intesa che potrebbe rivelarsi “più divisiva della guerra stessa”. L’accordo che si profila è ben distante dalla “resa completa” che Trump aveva inizialmente chiesto all’Iran, mostrando un presidente in difficoltà fra i prezzi della benzina in rialzo, il calo nei sondaggi e le critiche dei repubblicani per il fondo creato per risarcire i suoi alleati presi di mira dall’amministrazione di Joe Biden.
Una delle domande a cui Trump si trova a dover rispondere è se il suo accordo sia più stringente di quello di Barak Obama e, soprattutto, se l’essere uscito da quell’intesa abbia messo gli Stati Uniti in una posizione migliore contro l’Iran. “Il fatto che questa sia una domanda – mette in evidenza Cnn – mostra il dilemma di Trump: riprendere la guerra potrebbe avere gravi conseguenze economiche e politiche. Mettervi fine alle condizioni migliori possibili potrebbe rivelarsi altrettanto impopolare”. 

15:38

Media Iran, ‘drone ostile abbattuto sul Golfo Persico’

Le forze della Repubblica Islamica hanno abbattuto un ‘drone ostile’ che sorvolava le acque del Golfo Persico. Lo si apprende da funzionari di Teheran citati all’interno di un rapporto ripreso dall’agenzia di stampa iraniana Fars. “Quest’operazione, condotta utilizzando un sistema con capacità nascoste, è un messaggio chiaro e deciso da parte dell’Iran”, si legge nel documento, diffuso dopo che i media avevano riportato rumori legati ad attività di difesa aerea sull’isola di Qeshm.  

15:24

Ministero della Salute iraniano rivela, ‘Mojtaba riportò solo ferite superficiali’

“Il leader Mojtaba Khamenei ha riportato solo ferite superficiali al viso, alla testa e alle gambe, senza amputazioni o altri problemi particolari, dopo essere stato ferito durante l’attacco israelo-americano del 28 febbraio, nel quale è stato ucciso suo padre, l’allora leader Ali Khamenei”. Lo ha dichiarato all’agenzia iraniana Ilna il portavoce del ministero della Salute, Hossein Kermanpour.
Approfondendo l’accaduto, Kermanpour ha aggiunto che Mojtaba Khamenei è stato trasportato in ospedale, insieme ad altri feriti, intorno alle 13 ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Non ha riportato ferite gravi e ha insistito per continuare il suo digiuno, essendo il mese di Ramadan, fino all’Iftar (l’ora in cui si interrompe il digiuno la sera). “Questo indica che godeva di buona salute. Il leader ha lasciato l’ospedale il 1 marzo alle 2”, ha concluso.

14:29

Trump: Negoziati con l’Iran procedono bene, grande accordo o nulla

“I negoziati con l’Iran stanno procedendo bene. Sarà un grande accordo per tutti, oppure nessun accordo affatto. Si tornerà sul fronte di battaglia, a sparare, ma in modo più massiccio e intenso che mai. E nessuno lo vuole”.
Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth.
 

14:12

Wp, ‘la exit strategy di Trump è un azzardo, ma non ha soluzioni migliori’

“Se Donald Trump riuscirà a ottenere un accordo di pace, sarà scampato a quello che era ormai un pantano militare e un vicolo cieco strategico. Scommettere che i Pasdaran si uniscano alla costruzione di uno stato moderno è tuttavia un azzardo. Trump però non sembra avere a disposizione opzioni migliori”. Lo afferma David Ignatius, l’opinionista di politica estera del Washington Post, sottolineando che la exit strategy di Trump dall’Iran è un azzardo, ma il presidente non ha soluzioni migliori.
“Guardando indietro a tre mesi di blocco e di guerra, quello che stupisce è la scarsa chiarezza che Israele e Stati Uniti avevano su come aiutare il popolo iraniano
 a creare uno stato moderno”, ha osservato.   

12:31

Trump: l’accordo con l’Iran o sarà grandioso o non ci sarà

“L’accordo con l’Iran sarà o grandioso e significativo, oppure non ci sarà alcun accordo. Sarà l’esatto opposto del disastro del Jcpoa negoziato dalla fallimentare amministrazione Obama, che era una via diretta e aperta verso un’arma nucleare per l’Iran. No, io non faccio accordi del genere”. Così Donald Trump su Truth.
“Rido di tutti quei ‘Dumocratici’, RINO e sciocchi che non sanno nulla del potenziale accordo che sto stringendo con l’Iran
, cose che non sono state nemmeno negoziate ancora, persone deboli e inefficaci come il senatore fallito Thom Tillis (che presto lascerà l’incarico!), Bill Cassidy, che ha appena subito una pesante sconfitta alle primarie, il pessimo deputato Thomas Massie, un vero e proprio farabutto che ha perso in modo schiacciante contro un grande patriota americano (appoggiato da “TRUMP”) dopo aver mostrato un’enorme slealtà verso il suo partito (e il suo Paese!), e quasi tutti i Dumocratici, persone che hanno perso completamente la strada, sostenendo costantemente politiche sbagliate e candidati ancora peggiori, ma che criticano costantemente ogni mia fantastica vittoria.
Queste persone dovrebbero andare a casa e riposarsi, non fanno altro che creare divisioni e perdite. In altre parole, sono dei perdenti!”.

10:15

Teheran: ‘Applichiamo tariffe per i servizi di navigazione, non pedaggi’

Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che Teheran riscuote tariffe per i “servizi di navigazione” dalle navi in transito nello strategico Stretto di Hormuz, piuttosto che imporre pedaggi. “I servizi forniti – servizi di navigazione oltre alle misure necessarie per proteggere l’ambiente dello Stretto di Hormuz, del Golfo Persico e del Mar di Oman – richiedono la riscossione di determinati diritti”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghei in una conferenza stampa settimanale aggiungendo che l’Iran “non sta cercando di riscuotere pedaggi”. 

09:49

Teheran: ‘Progressi su molte questioni con gli Usa ma accordo non è imminente’

L’Iran dichiara che Teheran e Washington hanno raggiunto intese su molte questioni nel corso dei colloqui relativi a un accordo per porre fine alla guerra, ma avverte che “un accordo non è imminente”. “È corretto affermare che abbiamo raggiunto una conclusione su gran parte delle questioni in discussione – ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghei – Ma dire che ciò significhi che la firma di un accordo sia imminente… nessuno può fare una simile affermazione”. Per Baghei, l’obiettivo dell’Iran è porre fine alla guerra e non abbiamo ancora discusso della questione nucleare”.



Source link