Sul finire della campagna referendaria, è arrivata la svolta pop. La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha partecipato ad una puntata del podcast “Pulp” di Fedez. Un contenitore alternativo a quelli inamidati del solito confronto sulla giustizia: convegni o trasmissioni in equilibrio fra Sì e No.
Quella fra la premier, il rapper e l’altro conduttore Mr. Marra è stata una chiacchierata ampia – dall’Iran ai servizi segreti – con passaggi sull’appuntamento di domenica e lunedì. “Non si vota sulla Meloni – ha ribadito la premier – si vota sulla giustizia. Anche chi non condivide questo governo dovrebbe valutare nel merito una riforma che punta a migliorare il funzionamento del sistema”.
La puntata andrà in onda giovedì, a ridosso delle urne. Lo scopo è arrivare a un pubblico che del referendum si è occupato poco o nulla. Anche perché, finché sono stati disponibili, i sondaggi indicavano che più gente andrà a votare e maggiore possibilità di vittoria avrà il sì.
“Spero che l’affluenza sia la più alta possibile, tra il 50% e il 60% almeno”, ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in confronto su Sky col presidente onorario del comitato Giusto dire No, Enrico Grosso. Mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sfoderato una carta storica non scontata: “Volete cambiare e avere un sistema della giustizia che sia diverso dal fascismo? Allora votate sì al referendum”, perché adesso è un po’ come col “modello del regime fascista, quando l’inquisito era considerato colpevole”.
Il fronte del Sì continua ad essere attaccato per alcune uscite. Dopo la capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi che ha definito i magistrati “plotoni di esecuzione”, dopo il deputato di FdI Aldo Mattia che ha invitato a fare campagna per il Sì usando anche “il solito sistema clientelare”, un altro parlamentare di FdI, Franco Zaffini, è stato al centro della polemica: finire “davanti alla magistratura – ha detto – è come se ti diagnosticano un cancro”.
Il video è stato diffuso dal M5s: “Non passa giorno – è stato il commento cinquestelle – senza che i politici del centrodestra non rivelino la sete di vendetta verso la magistratura”.
Gli attacchi delle opposizioni riguardano anche il rispetto della par condicio. Nel mirino c’è la trasmissione dell’altra sera, Quarta Repubblica su Rete 4, con un’intervista del conduttore Nicola Porro alla premier. “Un monologo di mezz’ora in prima serata senza contraddittorio – hanno detto i parlamentari Pd in Vigilanza Rai – con un conduttore primo fan”.
Per il capogruppo di Avs al Senato, Peppe De Cristofaro, si è trattato di “un vero e proprio spazio promozionale”. Un’accusa che rischia di cadere anche su Fedez. Lui ha provato a scongiurarla con un messaggio alla sua community: “Ovviamente usciranno articoli dandoci per degli asserviti al potere”, ma “abbiamo sempre offerto spazio a tutti. Abbiamo inviato e-mail sia a Schlein sia a Conte”, che hanno declinato.
Sale intanto la protesta dei fuorisede, con flash mob in varie città. Anche davanti Montecitorio: la richiesta è di poter votare dove vivono, senza dover sostenere la spesa dal ritorno nel comune di residenza.
Con l’avvicinarsi del voto, iniziano le chiusure di campagna elettorale: domani in piazza del Popolo a Roma saliranno sul palco i leader del campo largo: Schlein, Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs. Oltre al segretario della Cgil, Maurizio Landini. “Siamo impegnati a fermare una riforma dannosa per i diritti dei cittadini – ha detto Schlein – una riforma che non migliora la giustizia”. E Conte: con la riforma “la politica raddoppia per controllare tutti i magistrati. È una vergogna”.
Fra le iniziative in programma, anche la presentazione del manifesto “Perché da donne e femministe votiamo NO”. Che ha già creato un piccolo incidente familiare. “Ho visto che nell’appello c’era una Comencini – ha raccontato il segretario di Azione, Carlo Calenda – Pensavo fosse mia madre, invece era mia zia. L’appello dice che chi è femminista vota No. Mia madre le ha risposto: ognuno vota quello che sente, è femminista uguale”.
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