Midterm – Perché si vota
Oggi l’America va al voto per le midterm, le elezioni in cui si rinnova gran parte del Congresso (l’intera Camera e un terzo del Senato) e che si svolgono ogni quattro anni a metà del mandato presidenziale. Per Donald Trump è l’ultimo giro di boa: avendo già ricoperto due mandati, il tycoon non potrà correre per il 2028 e le midterm sono il suo ultimo test elettorale. Il suo nome non figura sulla scheda, ma Trump ha reso il voto un referendum su se stesso
20:53
Il punto alle 21: L’America sceglie, Trump in trincea teme l’onda blu (di Serena Di Ronza)
L’America sceglie il nuovo Congresso in elezioni di metà mandato che sono divenute un referendum su Donald Trump. Gli elettori si sono presentati in massa ai seggi per esprimere le loro preferenze e i risultati Stato per Stato diranno se il presidente avrà ancora una maggioranza repubblicana alla Camera e al Senato pronta a sostenere l’agenda dell’America First. Oppure se ci sarà la tanto temuta onda blu e i suoi prossimi due anni di mandato saranno da ‘anatra zoppa’.
Per Trump è il giorno più lungo. Il tycoon ostenta sicurezza e prevede per il partito conservatore risultati migliori delle attese ma, ai microfoni di Fox, scherza: “Se sono stufi di me vado a fare il premier di Israele, dove il mio tasso di gradimento è al 99%”. Una battuta seguita all’annuncio a sorpresa dello stop agli aiuti militari a Israele dalla fine dell’anno.“Sono d’accordo con Netanyahu al riguardo. Il suo Paese non ha bisogno dei nostri 4 miliardi aiuti l’anno”, ha spiegato. Una mossa in extremis che punta a mettere al riparo i repubblicani dalle critiche mosse dai democratici e da parte di quel mondo Maga che non vede più di buon occhio gli stretti rapporti con l’alleato dopo lo scoppio della guerra in Iran. La decisione di Trump di smarcarsi rischia di complicare le chance di Netanyahu di restare alla guida del governo. “Deve fornire risposte” sullo stop agli aiuti, “è chiaro Non ci si può più fidare di lui ed è necessario sostituirlo”, ha commentato il suo rivale Gadi Eisenkot. All’ultima sua apparizione negli Stati Uniti all’Onu, Netanyhau è stato contestato e, di recente, sembra aver perso consensi anche all’interno dell’amministrazione.
La guerra in Medio Oriente è bocciata dagli americani ed è uno dei motivi per cui i repubblicani appaiono in svantaggio nei sondaggi sia alla Camera sia al Senato. Il conflitto – secondo i calcoli di Moody’s Analytics – è finora costato alle famiglie americane 2.150 dollari l’una, alimentando la rabbia contro quel carovita che non molla la presa e sta condizionando il voto contro le ricette economiche del presidente e dei conservatori. Nel fortino della Casa Bianca, dove Trump seguirà passo passo lo spoglio dei voti, l’atmosfera è di “cauto ottimismo”. E all’arrivo del primo risultato, quello dello spoglio a Guam, l’ isola in Micronesia territorio statunitense, il tycoon ha esultato commentando il successo del governatore Gop: ‘Vittoria dei repubblicani, speriamo sia un segnale’, ha postato su Truth. The Donald ha twittato ininterrottamente durante tutta la giornata a urne aperte, sostenendo i candidati del Frand Old Party o deridendo gli avversari. Il presidente segue la maratona elettorale circondato dai suoi fedelissimi, probabilmente anche dalla First Lady, che nei prossimi giorni – il 5 novembre – farà la storia ospitando alla Casa Bianca funzionari russi e ucraini dopo il successo della tregua temporanea di Oleshky.
Alla sicurezza ostentata da Trump davanti alle telecamere per l’esito delle midterm, si contrappone l’umore nero dei repubblicani. Il timore è un’onda o uno ‘tsunami’ blu. I sondaggi danno i democratici in vantaggio per la conquista della Camera ma anche nelle sette corse che decideranno gli equilibri di potere in Senato. Dal Texas al Michigan, i candidati liberal hanno vantaggi superiori al margine di errore dei sondaggi. E alla vigilia del risultato serpeggiava un clima positivo: “Non vogliamo cantare vittoria troppo presto, a ma il nostro stato d’animo è di ottimismo”, ha sottolineato il leader dei democratici in Senato Chuck Schumer dopo aver votato a Brooklyn. Nonostante questo la calma è d’obbligo: nelle ultime tornate elettorali le rilevazioni hanno lasciato l’amaro in bocca ai liberal ed è quindi d’obbligo mostrarsi cauti. Inoltre il timore è quello che Trump e la sua amministrazione lancino azioni in grado di compromettere lo spoglio delle schede e mettere a rischio la loro vittoria, in una sorta di 6 gennaio 2021 2.0, il cui ricordo è ancora vivo nei ricordi di molti.
21:19
In Colorado per il maltempo permesso di votare per via elettronica
Come nello Utah, anche in Colorado le autorità elettorali hanno adottato misure straordinarie per garantire la partecipazione alle elezioni di midterm dopo le forti piogge e inondazioni che hanno colpito lo stato nei giorni scorsi. Ad alcuni elettori delle zone ancora interessate dalle conseguenze del maltempo è stata concessa la possibilità di richiedere schede elettorali d’emergenza e restituirle per via elettronica, evitando così spostamenti resi difficili o impossibili dagli allagamenti. La misura, limitata agli elettori che ne hanno diritto, punta a garantire l’esercizio del voto anche nelle aree dove le condizioni meteorologiche hanno compromesso la normale accessibilità ai seggi.
20:08
Trump molto attivo su Truth, continua a sostenere i suoi candidati alle midterm
Donald Trump, a urne aperte, continua a lavorare a ritmo serrato sul suo social Truth, esprimendo ancora una volta l’invito a votare i suoi candidati repubblicani alle midterm. I post, già partire dalla serata di lunedì, hanno espresso giudizi positivi a favore di deputati e senatori del Grand Old Party alla ricerca della loro riconferma o della prima elezione. Oppure hanno preso di mira avversari come la candidata dem al Senato in Alaska Mary Peltola che, a suo dire, “dovrebbe essere costretta a dimettersi e incriminata” a seguito delle accuse secondo cui lei e altri democratici avrebbero cospirato per reclutare un candidato di disturbo che porta lo stesso nome del suo avversario, il senatore repubblicano in carica Dan Sullivan.
19:30
Il figlio di Trump evoca l’assassinio di Charlie Kirk nell’ultimo appello al voto
Il figlio di Donald Trump ha evocato l’assassinio dell’attivista conservatore Charlie Kirk per mobilitare gli elettori repubblicani nelle ultime ore delle elezioni di midterm. In un’immagine pubblicata sui social media, Donald Trump Jr. ha condiviso una fotografia di Kirk accompagnata dalla scritta: “Votate come se quelli dell’altra parte fossero pronti a uccidervi per aver espresso le vostre opinioni”. Nel messaggio che accompagna il post, Trump Jr. rincara la dose: “Votate come se la vostra vita e quella dei vostri figli dipendessero da questo. Perché è così’!!”. Il messaggio utilizza l’assassinio di Kirk, figura di primo piano del movimento conservatore americano, per sollecitare la partecipazione alle urne, associando il voto alla sicurezza personale e familiare.
19:13
Trump, ‘vittoria dei repubblicani a Guam, speriamo sia un segnale’
Donald Trump rilancia il risultato alle midterm dell’isola di Guam e lo vede come un possibile segnale positivo per i repubblicani. “Guam, da sempre considerata un territorio fortemente democratico, ha appena visto l’assegnazione anticipata della vittoria ai repubblicani per la carica più importante, quella di governatore: congratulazioni a Tony Ada! Inoltre, i repubblicani hanno ottenuto la maggioranza nel Senato locale”, ha scritto il presidente su Truth. “Speriamo che sia un segnale di ciò che accadrà!”
18:38
Aprono anche Alaska e Hawaii, seggi aperti in tutti gli Usa
Seggi aperti in tutti gli Stati Uniti per le elezioni di metà mandato. Con l’apertura in Alaska e Hawaii, le urne sono ora aperte in tutti e 50 gli stati.
18:28
Alle Midterm si vota anche dallo spazio, l’appello dalla Ssi
Alle elezioni di Midterm si vota anche dallo spazio. L’astronauta della Nasa Anil Menon ha invitato martedì gli americani a recarsi alle urne, condividendo un video in cui spiega come sia possibile esercitare il diritto di voto perfino dalla Stazione Spaziale Internazionale.
“Sì, si può votare persino dallo spazio!”, ha scritto Menon su X, raccontando di aver compilato una scheda elettorale elettronica dal computer di bordo per partecipare alle elezioni nella contea di Harris, in Texas, e, come lui, anche gli altri due membri americani dell’equipaggio della Stazione Spaziale: “Abbiamo compilato una scheda elettronica e l’abbiamo trasmessa in modo sicuro ai funzionari elettorali”, ha spiegato l’astronauta.
18:25
Elettori in Georgia denunciano messaggi truffa su spostamenti seggi elettorali
Alcuni elettori della contea di Fulton, in Georgia, hanno riferito di aver ricevuto messaggi ingannevoli sullo spostamento dei seggi elettorali: la notizia è stata resa nota questa mattina dalla contea stessa attraverso i social media.
“Questi messaggi non sono stati inviati dalla contea di Fulton”, ha dichiarato l’ente, il più popoloso della Georgia, in un post su X. “Gli elettori sono invitati a verificare la sede del proprio seggio sulla pagina web ‘Georgia My Voter’ o chiamando il numero 404-612-7020”. L’avviso sui messaggi truffa giunge dopo le segnalazioni provenienti dalla Florida, dove quasi una ventina di seggi elettorali sono stati trasferiti a causa delle inondazioni.
La contea di Fulton, per altro verso, è nota per le complesse vicende giudiziarie che hanno coinvolto il presidente Donald Trump, accusato nell’ambito delle complesse indagini sulle sue pressioni per ribaltare il risultato delle elezioni del 2020 in Georgia che vide prevalere alle presidenziali il dem Joe Biden.
18:12
Bruce Springsteen, ‘il voto è la nostra voce, garantire che sia ascoltata’
Bruce Springsteen ha pubblicato un video sul suo account Instagram nel quale ricorda agli addetti alle elezioni che è un loro “solenne dovere” garantire che tutti i voti vengano conteggiati. “Voi che ci rappresentate non dovete consentire che direttive minimo il nostro diritto costituzione di elezioni libere ed eque. Il nostro voto è la nostra voce, e spetta a voi garantire che sia ascoltata”, ha detto Springsteen, che ieri ha appoggiato il candidato democratico al Senato in Michigan Abdul El-Sayed.
18:03
Il candidato dem al Senato in Michigan, Abdul El-Sayed, vota per posta e attende i risultati in famiglia
Il candidato democratico al Senato in Michigan Abdul El-Sayed trascorre la sua giornata in famiglia in attesa del risultato del voto. El-Sayed, che ha votato per posta nei giorni scorsi, si batte contro il candidato repubblicano Mike Rogers, che negli ultimi giorni ha incassato il sostegno della deputata democratica Haley Stevens, battuta da El-Sayed alle primarie.
17:34
Esperti Usa, in alcuni Stati ci potrebbero voler settimane per i risultati
Gli esperti di elezioni americane di Wall Street Journal e New York Times sono d’accordo: per conoscere i risultati delle midterm in alcuni Stati ci potrebbero volere settimane. E se quegli stati sono decisivi per la conquista di Camera o Senato bisognerà di conseguenza aspettare per sapere chi tra repubblicani e democratici avrà il controllo del Congresso. In Stati con lo scrutinio rapido, come la Florida, è possibile conteggiare e proiettare la maggior parte dei risultati poche ore dopo la chiusura dei seggi. Ma in casi come l’Alaska, che consente l’arrivo delle schede fino a 15 giorni dopo l’election Day, ci potrebbero volere settimane. L’Alaska è uno degli Stati in bilico, come Michigan, Texas, Ohio e Maine, e quindi la vittoria qui è cruciale per la maggioranza al Senato. Anche in Texas e in California ci potrebbero volere più giorni: in questi due Stati, infatti, le schede inviate per posta vengono conteggiate anche dopo l’Election Day purché ci sia il timbro di quel giorno. In più negli Stati Uniti non ci sono gli exit poll come in Europa, anche perché milioni di cittadini votano per posta o in anticipo quindi intervistare solo chi esce dai seggi il giorno delle elezioni escluderebbe una fetta enorme di elettori. Per rimediare, consorzi come il National Election Pool (composto da Cnn, Nbc Abc, Cbs) integrano i sondaggi ai seggi con massicci sondaggi telefonici, via sms e online nei giorni precedenti. Ma i media americani sono diventati estremamente cauti. In passato, gli exit poll tradizionali hanno preso pesanti abbagli come nel 2000 quando fu erroneamente assegnata la Florida ad Al Gore o nel 2016 con Hillary Clinton data in netto vantaggio su Donald Trump. A questo si deve aggiungere il fenomeno del ‘refusal bias’: alcuni gruppi di elettori (storicamente più i repubblicani che i democratici) tendono a rifiutarsi di rispondere ai sondaggisti fuori dai seggi, distorcendo il campione.
16:22
Il maltempo ostacola il voto nel sud-ovest degli Usa
Dopo la Florida, il maltempo ostacola il voto anche nel Sudovest degli Usa. In Arizona e Utah strade interrotte, comunità isolate e seggi temporaneamente inaccessibili hanno complicato le operazioni di voto a causa delle alluvioni del fine settimana.
È ancora troppo presto per quantificare l’effetto del maltempo sul voto. La pioggia si è attenuata in gran parte del Sudovest, ma i danni alle strade continuano a ostacolare gli spostamenti. Il problema è particolarmente significativo nelle comunità rurali e nelle riserve indigene, dove le distanze dai seggi sono spesso elevate.
La situazione più delicata riguarda alcune comunità della Navajo Nation, dove le autorità hanno dovuto introdurre procedure straordinarie per permettere agli elettori di votare: nello Utah ad esempio le autorità hanno autorizzato eccezionalmente il voto elettronico per gli elettori della contea di San Juan impossibilitati a raggiungere i seggi. In Arizona, invece, le autorità elettorali hanno lavorato per garantire l’accessibilità dei centri di voto dopo le precipitazioni record degli ultimi giorni.
15:40
Jane Fonda in campo per oltre 250 candidati al voto di Midterm
Jane Fonda si schiera: nel giorno del voto di midterm l’attrice premio Oscar ha rivelato di essere scesa in campo per ben 263 campagne elettorali di altrettanti candidati “schierati per l’ambiente e la democrazia” attraverso i fondi raccolti dalla sua organizzazione @janefondaclimatepac.
“Non potrei essere piu’ orgogliosa dei volonari che hanno fatto il porta a porta per le nostre cause”, ha detto su Instagram la diva che negli ultimi anni si e’ fatta piu’ volte arrestare sulle barricate delle battaglie contro il clima impazzito.
15:24
Quattro stati Usa potrebbero eleggere la loro prima governatrice
Georgia, Minnesota, Mississippi e Ohio potrebbero eleggere il loro primo governatore donna alle urne. In Minnesota la democratica Amy Klobuchar appare ben posizionata per battere la rivale repubblicana Lisa Demuth e conquistare la guida dello stato. In Tennessee è invece la conservatrice Marsha Blackburn in vantaggio sulla democratica Jerri Green.
In Georgia la liberal Keisha Lance Bottoms potrebbe diventare non solo la la prima governatrice dello stato ma la prima governatrice afroamericana degli Stati Uniti. In Ohio la democratica Amy Acton potrebbe diventare la prima donna a guidare lo stato se batterà il repubblicano Vivek Ramaswamy.
14:55
Trump: ‘Se i repubblicani votano, vinceremo con margine schiacciante’
“Se i repubblicani votano vinceremo con un margine schiacciante”. Lo ha detto Donald Trump in un’intervista a Fox.
19:17
Trump scherza, se gli Usa stanchi di me mi trasferisco in Israele e divento premier
“Il mio tasso di gradimento in Israele è al 99%. Se la gente dovesse stancarsi di me negli Stati Uniti, mi trasferisco in Israele e divento il premier”. Lo ha detto Donald Trump scherzando in un’intervista a Fox.
14:39
Trump: ‘Penso che i risultati delle midterm saranno meglio del previsto’
“Penso che i risultati delle elezioni di metà mandato saranno meglio del previsto”. Lo ha detto Donald Trump in un’intervista a Fox, confermando che seguirà i risultati dalla Casa Bianca. “Abbiamo tutto sotto controllo”, ha messo in evidenza.
14:05
La nipote di Martin Luther King per la prima volta al voto, faccio sentire la mia voce
“Sono contenta di poter votare, aspettavo questo momento da tempo. Posso finalmente fare sentire la mia voce. Non posso crederci”. Lo ha detto Yolanda Renee King, la nipote di Martin Luther King, al suo primo voto in un’elezione americana.
14:02
Lunghe code ai seggi in Georgia, New York, Michigan e Pennsylvania
Gli americani si stanno recando alle urne in tutta la parte orientale degli Stati Uniti per esprimere il proprio voto di Midterm e si registrano lunghe code ai seggi elettorali in stati come New York, Georgia, Michigan e Pennsylvania. Lo riportano alcuni media internazionali, come SkyNews, mostrando le foto delle persone in fila in diverse località degli Stati.
11:03
Al via il voto negli Usa, nel Vermont sono aperti i seggi
Negli Usa cominciano ad aprire i seggi per il voto alle midterm: alle 5 ora locale (le 11 italiane) si è cominciato a votare nel Vermont, poi dalle 6 (le 12 in Italia) ci si potrà recare al seggio in Connecticut, Indiana, Kentucky, Maine, New Hampshire, New Jersey, New York e Virginia, la costa orientale degli Stati Uniti. Alle 6:30 del mattino si parte in Carolina del Nord, Ohio, Virginia Occidentale. Alle 7 in Delaware, Distretto di Columbia, Florida, Georgia, Illinois, Maryland, Massachusetts, Michigan, Missouri, Pennsylvania, Rhode Island e Carolina del Sud. Alle 16 ora italiana apriranno i seggi nella costa occidentale: California, Idaho, Nevada e Oregon. Gli ultimi seggi apriranno in Alaska e Washington alle 17 ora italiana e infine alle 18 ora italiana alle Hawaii.
10:21
Trump seguirà la notte elettorale alla Casa Bianca
Donald Trump attenderà i risultati delle Midterm alla Casa Bianca, dove dalle 19 (l’una di notte in Italia) parteciperà nella East Room ad un ricevimento per seguire la notte elettorale. L’evento sarà a porte chiuse, non accessibile alla stampa, rende noto la presidenza.
00:34
La Corte Suprema Usa boccia la richiesta di Trump sul blocco 20.000 voti in California
La Corte Suprema Usa, senza la registrazione di alcun voto contrario, ha respinto in serata la richiesta dell’amministrazione Trump per imporre alla California di accantonare 20.000 schede elettorali per corrispondenza sull’ipotesi che possano essere state consegnate a persone non cittadine americane. Il provvedimento, privo di firma e di motivazioni, è giunto lo stesso giorno in cui i legali dell’amministrazione si sono rivolti alla Corte dopo che una corte d’appello federale aveva rigettato la tesi dell’amministrazione secondo cui le autorità californiane avrebbero dovuto sequestrare le schede per sottoporle a ulteriori verifiche.
00:30
Gli ultimi sondaggi danno i Dem avanti in tutti gli Stati chiave
Il boom del voto anticipato – quasi 56 milioni di americani che hanno votato prima dell’apertura delle urne – fa però ben sperare i democratici, che gli ultimissimi sondaggi danno in forte vantaggio. La conquista della Camera da parte dei liberal è ormai data quasi per scontata, e significativi passi in avanti si registrano anche al Senato. Secondo le rilevazione finale di New York Times-Siena, i candidati democratici sono in vantaggio in tutte le corse che decideranno gli equilibri del Senato, dal Texas che non espugnano dal 1988 al Kansas che hanno conquistato l’ultima volta nel 1932. Il guru dei sondaggi Nate Silver stima che abbiano l’80% di chance di conquistare l’alta camera e aleggia l’idea di uno “tsunami blu”.
Nonostante lo scandalo in Alaska e le tensioni in Michigan sul candidato Abdul El-Sayed, accusato da Trump di essere dei ‘Fratelli Musulmani’, l’ottimismo fra i liberal è palpabile, così come lo è la speranza di strappare voti decisivi in Stati roccaforte dei repubblicani. La cautela però è d’obbligo di fronte a sondaggi che nelle ultime tornate elettorali si sono rivelati non veritieri e non in grado di cogliere il vero umore degli americani. A giocare a loro favore, secondo gli osservatori, è il fatto che nelle corse più importanti i candidati repubblicani sono molto deboli, come nel caso di Ken Paxton in Texas e di Darline Graham in South Carolina.
Fra i repubblicani, invece, la tensione è elevata. Pur ostentando pubblicamente sicurezza, la resa dei conti dietro le quinte è già iniziata. E tutti scaricano la responsabilità dell’attesa sconfitta sul presidente che, con la sua guerra in Iran, ha annientato le chance di tenuta del Grand Old Party.
Storicamente il partito del presidente in carica è penalizzato alle midterm, ma in questo caso il timore repubblicani non è solo di perdere, ma di essere travolti dall’opposizione. Già avido consumatore di news, Trump seguirà lo spoglio circondato dai fedelissimi pronto a dare battaglia.
